Donington, 27 marzo 2011, seconda tappa del Mondiale Superbike. Nel giro di allineamento, venti minuti prima del via, Max Biaggi puntò deciso la Honda CBR-RR di un
Jonathan Rea, che non la prese affatto bene. "
Al tuo amico Max devi dire che con me non funziona così", mi urlò il nordirlandese appena arrivato, indenne, nella sua casella di partenza. Aveva 23 anni ed era la sua terza stagione completa in top class da pilota di riferimento dell'Ala Dorata. L'anno prima aveva vinto quattro volte, con una moto vistosamente inferiore all'Aprilia di Biaggi campione del Mondo. Da vecchia volte qual era, Max aveva intuito che il biondino britannico sarebbe potuta diventare una pericolosa spina nel fianco. Così lo aveva punzecchiato alla sua maniera, con una di quelle manovre d'avvertimento che i fuoriclasse s'inventano quando c'è bisogno di segnare il territorio. Da quel giorno è passata una vita, Biaggi ha smesso nel 2015, Jonathan Rea invece è ancora in mezzo alla mischia. La pensione può attendere.
Una vita Mondiale
Il prossimo due febbraio Jonathan Rea compirà 38 anni, una bella età per un pilota di questo livello. Sullo schieramento della Superbike 2025 soltanto Alvaro Bautista è più vecchio: ha festeggiato i 40 lo scorso 21 novembre. Più dell'età, sono i trascorsi di JR65 che fanno impressione. Quella che scatterà il 17 febbraio a Phillip Island sarà la sua
17° avventura Mondiale in carriera, una in più se consideriamo anche la partecipazione Superbike del 2008, conclusa da vice iridato. In top class ha disputato 444 gare, vincendone 119 con 264 presenze sul podio, una percentuale astronomica rispetto alle partecipazioni. Statistiche che saranno improbe da superare per chiunque, inclusi ovviamente i sei titoli Mondiali conquistati, ininterrottamente dal 2015 al 2020. Alla fine della stagione che deve ancora cominciare scadrà il contratto biennale con la Yamaha. Questo 2025 può essere il canto del cigno oppure la tappa di passaggio verso nuove sfide?
In cerca del potenziale perduto
"Fra cinque anni sicuramente non mi vedrete in questo paddock, ci sono dentro da tantissimi anni" scherza Jonathan Rea: puntare la bussola così avanti è lo schermo che, comprensibilmente, frappone fra il futuro e l'ipotesi di ritiro. "Comunque non ho mai detto che questo sarà l'ultimo contratto che ho firmato". Jonathan Rea è reduce dalla peggiore annata di sempre: neanche ai tempi della Honda era mai finito fuori dalla top ten finale, mentre con la Yamaha si è ancorato in una sconsolante tredicesima posizione. Nel 2024 non è mai stato protagonista, neanche per una manciata di giri sulle piste più amiche. Un disastro con rarissimi spiragli di luce. E' evidente che per un fuoriclasse di questo rango, parlare oggi di ritiro ha il sapore della resa. Jonathan spera che la Yamaha trovi la soluzione agli atavici problemi della YZF-R1, che avrà il doppio vantaggio delle super concessioni e di una nuova, recentissima omologazione. La squadra ha avuto ed avrà l'opportunità di ovviare alle cose che non vanno. Sarebbe clamoroso se un marchio prestigioso come la Yamaha non riuscisse per il secondo anno di seguito a fornire ad un pilota come Rea il potenziale adatto.
Orizzonti dorati e tarli nella mente
Ad oggi, è impossibile immaginare cosa può passare nella testa di uno sportivo di questo livello. Ma è facile ipotizzare che
Jonathan Rea abbia un doppio desiderio: uscire dalle secche, tornare quello che è sempre stato e immaginarsi nella mischia ancora per un pò. La contingenza gli viene incontro, perchè a fine 2025 ci potrebbero essere grandi rivoluzioni sullo schieramento. Infatti scadono praticamente tutti i contratti dei big, da Toprak Razgatlioglu in giù. Se spuntasse la possibilità di mettere il culo su una moto vincente, con relativo assegno a parecchi zeri, siamo convinti che non ci penserà un secondo. Ma prima bisognerà sciogliere il tarlo che aleggia nella mente di tutti, compresa quella del pilota: Jonathan Rea è ancora lui?