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Come sta andando Valentino?” Un ultimo sguardo all'Ipad condiviso sotto una quercia, poi casco in testa e via a tutto gas tra i tornanti del Passo del Giogo, appennino toscano, per giocarsi i tricolori della Velocità in Salita. Una sfida appassionante tra guard rail, muretti e strapiombi. L'algida MotoGP, il top del top, vista attraverso gli occhi degli eroi delle corse su strada, lo zoccolo duro della passione. Qui la maggior parte sono piloti amatori con la tenda officina sul ciglio della strada. Tra le moto storiche c'è perfino chi ha passato i settanta e negli anni d'oro se la giocava contro Giacomo Agostini, che debuttò alla Trento-Bondone, molte ere motociclistiche fa. Qui dentro il
ValeRossi è il bergamasco
Stefano Bonetti, 38 anni, l'italiano più veloce di sempre al Tourist Trophy. Proprio oggi il
Bonny ha conquistato il decimo titolo italiano. Dieci, come il numerino magico nel mirino del Rossi vero. Contro un Lorenzo così non è ancora fatta, ma 14 punti di vantaggio sono ancora un bel capitale. Intanto la coincidenza è suggestiva.
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Stefano Bonetti, 38 anni, ha conquistato il decimo titolo. In salita.
JORGE GIGANTE – Che per il popolo giallo sarebbe stata una domenica di sofferenza era chiaro da venerdi. C'è poco da fare: quando non piove e non ci sono situazioni anomale
Jorge Lorenzo non si batte. Con una partenza da umano si sarebbe trovato dietro Magic Marquez piazzato in pole e magari avrebbe dovuto sudarsela. Invece JL99 è andato subito davanti e non si è voltato mai. Neanche per scorgere la nuvola di polvere lasciata dall'ormai ex campione del Mondo incappato nel quinto tuffo di stagione. Se Rossi vincerà questo Mondiale, e ci sono ottime possibilità che accada, avrà piegato un fuoriclasse pazzesco. Sarà un'impresa ai limiti del razionale, cioè aver battuto un pilota che in prova è stato sempre più veloce e in gara quasi. Lorenzo è un pilota fantastico, è anche uno sportivo di roccia. Ha cancellato con un colpo di spugna il pesantissimo errore di Misano e si è rimesso in corsa come niente fosse successo. Aldilà del tifo, delle convenienze e degli interessi bisogna riconoscerlo: Jorge è gigantesco.
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VALE A UN SOFFIO – In una giornata così, su una delle piste più ostiche da sempre, Rossi è rimasto appeso alla gara come un gatto sullo specchio. Scappato via Lorenzo, VR46 ha cercato di acciuffare quel secondo posto che avrebbe reso quasi vana l'impresona del rivale e reso dolcissimo il bilancio canarino.
Dani Pedrosa però non ha fatto la vittima sacrificale, ha risposto colpo su colpo e alla fine l'ha avuta vinta lui. In MotoGP, dove regnano gli stereotipi, il piccolo catalano passava per uno di pasta frolla nei confronti diretti. Ma a questo livello non ci sono ossi teneri e le corse non sono affare da psicologi, ma da ingegneri: stavolta Pedrosa aveva le condizioni tecniche ideali e se l'è giocata fino in fondo. Con una Honda così in palla Marquez avrebbe potuto battere Lorenzo? Non lo sapremo mai. Marc, vincendo, avrebbe dato una mano a Valentino. Ma è andata come nel calcio quando aspetti alla radio di sapere se la squadretta ha battuto la rivale per lo scudetto. Non succede quasi mai. Rossi questo mondiale dovrà prenderselo da solo. Mancano quattro GP, la condizione è battere Lorenzo. Subito.