L'intelligenza artificiale, seppur dibattuta, sta riscrivendo le regole di molti settori. Non ne è immune quello delle due ruote: se da sempre l’innovazione motociclistica si è misurata in termini fisici, aerodinamici e meccanici, oggi il nuovo terreno di sfida è composta da algoritmi.
L’IA è ormai uscita dai laboratori per diventare componente attiva della guida. Per consentire alla moto di vedere, interpretare decifrare non solo l'ambiente circostante, ma anche il proprietario e sé stessa.
Sicurezza predittiva
Uno strumento basato sull’IA ormai noto. Anzi, talmente diffuso (soprattutto nelle auto) da trascendere il concetto di “innovazione”: l’Adaptive Cruise Control (ACC). L'intelligenza artificiale gestisce il radar che permette di calibrare automaticamente frenata e accelerazione in base agli altri veicoli. Uno strumento di gestione della dinamica longitudinale (velocità e distanza davanti), spesso complementare rispetto al Blind Spot Detection (BSD), che invece avvisa se un veicolo entra nell’angolo cieco o si sta avvicinando da dietro. Per una consapevolezza totale del comportamento, spesso imprevedibile, degli altri veicoli.
Ducati, con la
Multistrada V4 S/RS, fu tra i pionieri. Oggi si è arrivati all’evoluzione:
Verge TS Ultra, la superbike elettrica finlandese, è una delle prime a montare lo
Starmatter Vision, un sistema che offre una
visione a 360°. Grazie a radar e telecamere gestite dall'IA, il sistema non si limita a segnalare un ostacolo, ma avvisa se un veicolo sta cambiando corsia o se una curva nasconde un pericolo.
L'IA per dialogare con la moto
L'intelligenza artificiale sta rendendo la comunicazione tra pilota e moto “umana”, quasi quanto parlare con un passeggero. Kawasaki, ad esempio, ha integrato sistemi di riconoscimento vocale avanzato, basati su tecnologia Cerence, attraverso cui il pilota può interagire con il mezzo accedendo alle informazioni di viaggio. Un meccanismo di comando vocale apparentemente semplice, in cui però l’IA gioca un ruolo importante nell’andare a filtrare il rumore del vento e del motore per rendere effettivi i comandi anche ad alta velocità.
Il cloud intelligente che memorizza lo stile di guida
La tecnologia lavora anche a motore spento. Il riferimento è Zero, le cui moto elettriche utilizzano l'intelligenza artificiale per ottimizzare la gestione della batteria in garage. Il sistema apprende lo stile di guida del pilota per fornire stime accurate di autonomia e suggerire cicli di ricarica che preservino la chimica delle celle a lungo termine.
In sella all'IA: il futuro delle due ruote
Se l’intelligenza artificiale avvolge il presente con un’aura avveniristica, uno sguardo ai prototipi proietta il futuro del motociclismo nella fantascienza. Si avanza verso una simbiosi totale tra uomo e macchina, in cui l’intelligenza artificiale trasforma la moto in un’entità quasi viva, tendente all’infallibilità.
A spingere la rivoluzione verso nuovi orizzonti sono sistemi come il BMW Motorrad Active Assist, capace di apprendere le traiettorie e fornire suggerimenti tramite vibrazioni o resistenze; o il Riding Assist di Honda, progettato per evitare le cadute a bassa velocità grazie a un sistema in grado, tra le altre cose, di correggere istantaneamente gli errori di inclinazione.
Il rivoluzionario Yamaha MOTOROiD 2 spinge l'asticella ancora più in alto: è un prototipo "empatico” che usa la tecnologia AMCES per autobilanciarsi e restare in piedi da solo. Grazie alla computer vision, riconosce il pilota e lo segue come un animale domestico. Fantascienza, appunto, ma già tradotta in materia.
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