Gardner Moto2 2021 World Champion

Remy Gardner re Moto2: l’Aussie Grit vincente e l’eredità di papà Wayne

Remy Gardner in trionfo, è sua la corona Moto2 2021. Il difficile percorso, il click nel 2020, la lotta con Raúl Fernández, fino ad arrivare in alto. Una stagione stellare.

14 novembre 2021 - 18:55

“Nessuno se lo sarebbe aspettato campione del mondo.” In effetti Jack Miller ci ha visto giusto, ma indica così anche la crescita esponenziale vista nel suo connazionale Remy Gardner, il nuovo campione della classe intermedia. Un traguardo storico per la sua nazionalità (il primo in Moto2, il secondo dopo Kel Carruthers in 250cc) e per il precedente di papà Wayne, campione 500cc 1987. Diventando la seconda coppia padre-figlio iridata dopo la storia scritta dai Kenny Roberts. “Un sogno che condividiamo io e mio padre” ha dichiarato il neo campione. Ma è anche un primo traguardo eccezionale in una carriera mondiale tutt’altro che semplice nonostante l’illustre cognome. Il duro lavoro paga, sempre.

Aussie Grit 

“Io campione del mondo, se me l’avessero detto quattro anni fa non ci avrei creduto.” Come detto, il pilota KTM Ajo non ha avuto vita semplice. L’esordio mondiale in Moto3 è stato piuttosto deludente, in seguito anche in Moto2 ha vissuto annate piuttosto complicate. Risultati che non arrivavano, ma anche importanti infortuni, come quello del 2018 in un allenamento in motocross. “Mi sono rotto entrambe le gambe, ma stavo male dappertutto e mi dicevo che la carriera era finita” ha ricordato il neo iridato. “Ma avevo solo due scelte: piangermi addosso o raccogliere i pezzi e spingere fino alla morte.”

Da lì è ripartito. “Ho iniziato la fisioterapia, ci davo dentro, cercavo anche di anticipare i tempi per tornare a camminare. Dovevo stare tre mesi in sedia a rotelle, dopo tre settimane tentavo di muovermi e sembravo un pinguino!” Rimarcando quel Aussie Grit, la grinta australiana, che l’ha spinto costantemente. Anche perché il nome non ha semplificato le cose. “In molti hanno certo pensato che, col mio cognome, tutto sarebbe stato molto più semplice. Invece è stato tutt’altro che facile” ha sottolineato. “Non ho avuto troppa pressione per essere il figlio di Wayne, ma anzi per questo motivo si sono chiuse tante porte. Nei miei primi passi devo dire che non sarei stato qui senza di lui, in seguito però dipendeva solo da me.”

“Raúl mi ha fatto lavorare!”

Costanza, testa, gestione della pressione, sangue freddo. Si potrebbe descrivere così la sua ultima gara, ma anche la sua intera stagione. Il primo successo mondiale ottenuto a Portimao a fine 2020 è stato quel segnale finale di un’altra annata in crescita, nonché un punto di partenza per questa appena conclusa. “È cambiato il chip l’anno scorso” ha sottolineato Gardner. “Da lì le cose sono migliorate. Non ho ottenuto il maggior numero di podi, ma sono sempre riuscito a gestire la pressione ed ogni pezzo andava così al suo posto.” Gare più spinte, gare in gestione, come Misano. “Pioveva, ho fatto delle brutte qualifiche, ho preso una doppia sanzione. Ma ho chiuso settimo e ho portato a casa dei bei punti, era questo che contava.”

Riepiloghiamo: cinque vittorie, altri sette podi, tre pole ed il 10° posto a Valencia come peggior risultato stagionale (tolto lo zero ad Austin). Una crescita esponenziale, una maggiore consapevolezza dei suoi mezzi e nervi saldi in ogni circostanza. Lottando con un esordiente come Raúl Fernández, al quale il neo campione rende ampio merito. “Pazzesco, mi ha fatto davvero lavorare!” ha sottolineato. “Verso la fine della stagione poi Raúl si è mostrato davvero veloce. C’è stato anche qualche errore per entrambi. Quello ad Austin poteva costarmi il campionato se capitava prima… Ma se lui vinceva io pensavo a portare a casa più punti possibili.” Una tattica conservativa, ma certo non sempre. “Credo che la mia gara più bella sia stata quella a Portimao, penso sia stato un momento chiave.”

L’ultima gara

Si arriva così al GP conclusivo, il gran finale di stagione, con Gardner a +23 sull’unico rivale rimasto, Fernández appunto. Anzi, una doppia corsa vista la comparsa della bandiera rossa. “La prima gara era partita abbastanza bene e puntavo a raggiungere subito i primi.” Ma ecco lo stop per il triplo botto Vierge-Bezzecchi-Baldassarri che semina olio in pista. Personale in azione, poi si riparte. “Non è andata così bene nei primi giri” ha però ammesso. “Da dire che mi sono anche preoccupato al vedere il caos in testa, con anche Raúl lanciato. Non avevo nessuna intenzione di mettermi in mezzo.” Tattica conservativa, fino ad un certo punto… “Anche quelli dietro si sono fatti vedere, Tetsu soprattutto!” ha commentato ridendo.

Si tratta di Tetsuta Nagashima, suo ex compagno di box, con cui ha dovuto lottare parecchio. “In seguito però sono riuscito a prendere un buon margine ed a finire la gara in una buona posizione, in sicurezza.” Ammettendo anche che “Sì, ero abbastanza teso in sella e certo la costola rotta non ha aiutato… Ho fatto fatica a muovermi in sella, pensavo solo a finire la gara.” Calma e sangue freddo quindi. “Ho preferito rimanere più indietro e fare la mia gara, molto più programmata rispetto ad altre. L’ultimo quarto di stagione è stato difficile, ero davvero sotto pressione.” L’anno prossimo lo attende il bel salto in MotoGP, classe regina del Motomondiale, e certo arrivarci da campione è una bella spinta in più.

Che favola Marco Simoncelli! “58” racconto illustrato in vendita anche su Amazon Libri

Foto: KTM Images/Polarity Photo

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

zannoni motoe sic58

MotoE: SIC58 punta su Kevin Zannoni per la stagione 2022

MotoGP, Marc Marquez

MotoGP, Marc Marquez 100% riposo. Puig: “Problema inaspettato”

Valentino Rossi Ranch Tavullia

Valentino Rossi promette battaglia: i campioni arrivano al Ranch di Tavullia