MotoGP, Joan Mir

MotoGP, Suzuki ha deciso: non serve un nuovo team manager

Shinichi Sahara parla a 360 gradi al termine della stagione MotoGP 2021: la questione team manager, i ritardi sul dispositivo holeshot e sull'intero pacchetto della Suzuki GSX-RR.

8 dicembre 2021 - 12:57

Nel 2020 Suzuki ha conquistato il titolo MotoGP dopo un vuoto storico di 20 anni, ottenendo anche il primo posto nella classifica a squadre. Nel 2021 Joan Mir non è riuscito a difendere la leadership e si è piazzato terzo, con la Casa di Hamamatsu terza sia nel Mondiale Costruttori che Team. Dopo l’addio di Davide Brivio Shinichi Sahara, preso alla sprovvista, non ha potuto riorganizzarsi in tempo per il Mondiale alle porte, visto che l’annuncio del team manager brianzolo è arrivato agli inizi di gennaio.

Il ‘mea culpa’ di Sahara

Il project leader giapponese ha dovuto ricoprire gran parte delle mansioni che non erano di sua competenza. L’approssimativa riorganizzazione dell’organigramma Suzuki ha scatenato un ritardo nell’evoluzione tecnica della GSX-RR, incapace di tenere il passo dello sviluppo rivale. Joan Mir e Alex Rins a più riprese hanno lamentato le difficoltà con i loro prototipi, a cominciare dal dispositivo holeshot arrivato soltanto nella seconda parte del campionato. A Sahara il merito dell’umiltà e di ammettere che il pacchetto a disposizione dei suoi piloti non era abbastanza competitivo per puntare al trono della MotoGP. “Il nostro pacchetto non era sufficiente per vincere il titolo. Era inferiore a quello Yamaha del vincitore Fabio Quartararo“.

Joan Mir, a detta di Shinichi Sahara, non ha nulla da invidiare al francese vincitore. I veri problemi della Suzuki sono ben noti, a cominciare dalle qualifiche e finire alle fasi iniziali di gara. Motivi che hanno costretto i due piloti spagnoli a restare giù dal gradino più alto del podio per l’intero campionato. “Ho sempre fatto del mio meglio – sottolinea Sahara al sito giapponese mr-bike.jp -, ma quello sforzo non era sempre legato ai risultati delle qualifiche“.

Ritardi con il dispositivo holeshot

Il passaggio dal Q1 al Q2 si è spesso rivelato un tallone d’Achille per Mir e Rins. In gara hanno accusato ritardi soprattutto in partenza, con il dispositivo holeshot al posteriore approdato solo in Austria e non perfettamente ancora collaudato. “Nella prima metà del 2021 il dispositivo posteriore è stato un fattore importante nel determinare la competitività e le prestazioni della moto, quindi penso che abbia avuto una grande influenza sul potenziale di sfida“. Piccoli dettagli che possono fare la differenza in una MotoGP sempre più ravvicinata e dove bastano un paio di decimi per ritrovarsi lontani dai primi.

Perché in Suzuki hanno perso tempo ad installare l’holeshot? Shinichi Sahara non si nasconde: “Suzuki è una moto molto equilibrata, se aggiungi peso su un punto quell’equilibrio andrà perso. Dopo il Red Bull Ring ogni volta dovevamo aggiornare il pacchetto moto. Chiaramente su questo stiamo lavorando ogni giorno ed è quello che dobbiamo fare in più per il prossimo anno“.

La questione team manager

A pochi giorni dalla fine dell’anno solare i vertici di Hamamatsu ancora non hanno annunciato il nome del nuovo team manager. E forse il nome altisonante tanto atteso non ci sarà. L’idea di Shinichi Sahara è di cooperare insieme ad un’altra figura tecnica per ricoprire la carica di team manager. “Vorrei annunciarlo entro la fine dell’anno“.

La partenza di Davide Brivio ha avuto il suo peso sui risultati della stagione MotoGP, ma poco sarebbe cambiato in sua presenza. “Non credo che abbia avuto alcun effetto sulle gare. Piuttosto, è stato il lavoro che accompagna la gara, come l’utilizzo di buoni risultati di gara per il marketing e la cura degli sponsor. Davide è stato molto bravo in questo… Inoltre aveva una visione dall’alto della fabbrica giapponese e poteva inviare i suoi pareri. C’è stato un danno dovuto al fatto che quella parte è stata lasciata vacante“.

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