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MotoGP, la storia: l’epoca delle CRT, in seguito Open (parte 3)

Concludiamo il percorso della 'categoria nella categoria': le CRT, poi Open, in MotoGP. Dal podio di Aleix Espargaró fino all'epilogo.

8 febbraio 2021 - 12:11

di Nicolas Pascual/paddock-gp

La terza ed ultima parte della “categoria nella categoria” voluta da Dorna per riempire la griglia MotoGP dal 2012. Parliamo di CRT, diventate “Open” dal 2013, ovvero moto composte da telai speciali, adattate a modelli 1000cc a quattro tempi simili alle Superbike. Questa era, ormai finita, ha segnato la storia moderna dei Gran Premi motociclistici. Dopo la prima e la seconda parte, ecco il finale.

Autore di un inizio di stagione degno dei grandi nomi, Aleix Espargaró continua a stupire. In sella ad unas Open (ex CRT), si piazza spesso tra i primi 5, mentre il resto della sottocategoria vacilla. Per esempio, in Go & Fun Honda Gresini Scott Redding fatica a entrare nella top 10 in ogni gara. Colin Edwards e Alex de Angelis, successivamente compagni di squadra del n. 41, non sono riusciti a tenere il passo: guardando i risultati di entrambi, a referto un nono posto come posizione migliore.

Arriva la tappa ad Aragón . Il circuito, situato proprio nel mezzo del “deserto” – anzi in mezzo al nulla – di solito non offre le gare più emozionanti. Questa volta però Madre Natura decide diversamente: domenica un cielo grigio copre il paddock.

Marc Márquez, come al solito, è uno dei grandi favoriti. Quando la pioggia fa la sua comparsa, il fenomeno spagnolo decide di non rientrare a cambiare le gomme. Jorge Lorenzo invece preferisce andare sul sicuro facendo uno stop. In condizioni estreme con le slick, Márquez è caduto e ha rinunciato a ogni speranza di vittoria.

Questa gara segna la rinascita di “Por Fuera”, che in quella stagione non aveva ancora vinto una gara. Dietro di lui la battaglia infuria. Cal Crutchlow, pilota ufficiale Ducati, sta combattendo contro Aleix Espargaró. In un ultimo folle giro i due rimangono vicinissimi. Il pilota NGM Forward – Yamaha esce appena più forte dall’ultima curva, ma la potenza della Desmosedici lo raggiunge di buon passo.

Aleix Espargaró è costretto a ‘giocare di gomito’ a più di 200 km/h per mantenere il secondo posto al passaggio del traguardo. Per appena 17 millesimi è arrivato secondo per la prima (e unica) volta in carriera. Gigante.

Il fatto strano è che il più vicino pilota Open si trova in 8^ posizione, nello specifico Hiroshi Aoyama. Il maggiore degli Espargaró concluderà la stagione 2014 al 7 ° posto, con buon margine il primo delle Open. Per il terzo anno consecutivo è il “migliore degli altri” in griglia MotoGP.

Sfortunatamente per questa sottocategoria, lo spagnolo viene reclutato dalla Suzuki per sviluppare e guidare la nuova GSX-RR. Passando dalla parte dei piloti ufficiali, lascia una categoria che ha più che dominato. Stefan Bradl invece fa il percorso opposto, prendendo il posto vacante in Yamaha Forward insieme al debuttante Loris Baz.

Con sorpresa di tutti, otterrà la migliore prestazione stagionale tra le Open! Conquista un 4° posto a Misano dopo una gara assolutamente folle, vinta ancora una volta da Marc Márquez. Bradley Smith lo segue, mentre Loris Baz ha superato Scott Redding (caduto una volta all’inizio della gara) poco prima del traguardo.

Questo bel risultato non eclissa tuttavia il livello della sottocategoria. Alla fine della stagione il miglior pilotas, Héctor Barberá, è solamente al 15 ° posto. Il team Forward non è altro che l’ombra di se stesso. La squadra svizzera ha persino visto il loro capo arrestato prima della gara di Indianapolis. Una storia incredibile.

CRT, Open ma soprattutto Aleix Espargaró ci faranno andare avanti per quattro stagioni. Danilo Petrucci, partito molto modestamente in IodaRacing, ha scalato le classifiche fino a raggiungere la vetta durante il Gran Premio d’Italia 2019. Una bella rivincita sul destino, che non prevedeva niente di roseo per il simpatico pilota italiano. La comparsa di un sistema ECU standardizzato per tutta la griglia per il 2016 ha ucciso la categoria Open, già segnata da un brutto 2015. Ad ogni modo, è sempre divertente osservare l’evoluzione di una piccola categoria, qualunque sia lo sport.

Foto: Mathieu Pellettier

L’articolo originale su paddock-gp

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