Alzamora 125cc - MotoGP

MotoGP, la storia: I cinque ‘campioni senza vittorie’ del Motomondiale

Nell'intera storia del Motomondiale ci sono cinque piloti diventati campioni senza una sola vittoria stagionale. Tre in sidecar, uno in 80cc ed uno in 125cc: le loro storie.

12 dicembre 2020 - 11:25

Nel Mondiale MotoGP abbiamo un gran numero di campioni capaci di assicurarsi la corona iridata con una sola vittoria. Di questi proprio l’iridato 2020 Joan Mir, che solo una gara prima del trionfo mondiale ha ottenuto il primo successo MotoGP. Altri invece vincono mostrando un netto dominio sui rivali in pista (l’ultimo, Marc Márquez nel 2019 con 12 vittorie, sei secondi posti ed un ritiro). Ma ci sono cinque piloti nell’intera storia del Motomondiale che hanno vinto il loro unico titolo senza un solo successo stagionale. Parliamo di George O’Dell, Bruno HolzerWerner Schwärzel per la categoria sidecar (non più nel campionato ma Mondiale a sé), più Manuel Herreros nella scomparsa 80cc, per finire con il più recente Emilio Alzamora in 125cc. Vi raccontiamo le loro storie.

George O’Dell

Il primo è stato il pilota britannico, dal carattere irruento, e nel corso degli anni purtroppo vittima della depressione. Ma partiamo dall’inizio. Classe 1945, inizia a competere nel 1967, approdando nel Campionato del Mondo nel 1972. L’occasione iridata arriva cinque stagioni dopo, un’opportunità d’oro per un equipaggio totalmente britannico dopo anni di dominio da parte dei tedeschi (unica eccezione lo svizzero Scheidegger) nella categoria. Con Kenny Arthur e Cliff Holland come copiloti, sale sempre sul podio, conquistando però solamente il secondo od il terzo gradino. Nessuna vittoria per O’Dell nella gloriosa stagione 1977 (e nemmeno prima o in seguito), ma tanto basta per conquistare la prima ed unica corona iridata. L’acuto di una carriera purtroppo con tanti infortuni e momenti no, conclusa nel 1980 col ritiro dalle corse. Con fine tragica: nel 1981 muore tra le fiamme dell’incendio in casa appiccato proprio da lui stesso, dopo l’ennesima litigata con la seconda moglie.

Bruno Holzer

Arriviamo allo svizzero classe 1947. Il primo contatto con il motorsport avviene nel 1972, precisamente proprio in sidecar, in cui correva suo fratello (da passeggero). Si avvia anche lui a questo tipo di competizioni affiancato da un compagno di scuola del fratello, Karl Meierhans. È una storia di sidecar costruiti ‘in casa’, ma sarà proprio questa coppia a conquistare il titolo svizzero nel 1975, debuttando l’anno successivo nel Campionato del Mondo alla guida di un LCR-Yamaha. Il 1979 è il loro anno di gloria, in una stagione in cui i sidecar avevano due suddivisioni: B2A, ovvero quelli convenzionali, e B2B, dotati di alcune tecnologie più moderne. Holzer-Meierhans sono in questa seconda categoria: è una stagione che li vede sempre sul secondo gradino del podio, ma tanto basta per assicurarsi la corona mondiale. Senza una sola vittoria (l’unica del duo svizzero era arrivata l’anno prima). Alla fine del 1980 hanno chiuso con le corse.

Werner Schwärzel

Segue il pilota tedesco classe 1948. Il suo esordio nel Campionato del Mondo risale al 1973, da subito grande protagonista. Arrivano i podi, le vittorie, in quattro occasioni è vice-campione, fino al 1982: quella sarà la sua stagione trionfale, in cui conquisterà l’unica corona iridata della sua carriera, con Seymaz-Yamaha ed Andreas Huber come copilota. La particolarità è appunto che si tratta di un’annata in cui non ha ottenuto nemmeno una vittoria in gara, solamente sette piazzamenti tra secondo e terzo gradino del podio. Un titolo che ha visto parecchi ripensamenti da parte della FIM per l’assegnazione dei punti dopo il tragico GP di Finlandia (fermato per l’incidente fatale di Jock Taylor). Ma le gare successive hanno tolto ogni dubbio e portato definitivamente il mondiale a Schwärzel-Huber. Ha rischiato di vincere anche nel suo ultimo anno mondiale, il 1985: giunto all’ultima gara ex aequo con la coppia Streuer/Schnieders, si è dovuto accontentare (ancora) del 2° posto per il minor numero di vittorie.

Manuel Herreros 

Per il secondo della lista voliamo in Spagna, per trovare questo pilota classe 1963. Approda nel Motomondiale nel 1984 in sella all’italiana MBA (ormai defunta), categoria 125cc, parallelamente al debutto nella scomparsa 80cc ma con Derbi. Sarà proprio per l’attività in quest’ultima categoria che il suo nome verrà inserito nella lunga lista dei Campioni del Mondo. È il 1989 (l’ultimo anno della classe 80cc prima di essere abolita) e “Champi” Herreros sale sul tetto del mondo, questa è la stagione in cui arriva la sua unica corona iridata. Ne parliamo proprio perché non ha ottenuto nemmeno un successo, solo alcuni piazzamenti sul secondo gradino del podio. Le sue uniche due vittorie infatti erano arrivate nel biennio 1987-1988, anni in cui aveva chiuso come vice-campione. Da ricordare che a Valencia la curva 12 è stata ribattezzata col suo nome, proprio in omaggio all’ultimo pilota valenciano iridato nella scomparsa 80cc.

Emilio Alzamora 

Arriviamo così all’ultimo della lista. Classe 1973, all’inizio degli anni ’90 è approdato nell’Europeo di Velocità categoria 125cc, stessa classe in cui debutta nel Motomondiale nel 1994. Disputa anche tre stagioni in 250cc, ma sarà nella prima categoria che avrà le soddisfazioni maggiori. A referto i primi podi, le prime vittorie, una terza piazza iridata nel 1995, ma bisogna aspettare il 1999 per vederlo sul tetto del mondo. Alzamora realizza un’annata memorabile con 10 podi, un solo ritiro e costanti piazzamenti in top 6 che valgono la sua unica corona mondiale, con un solo punto di vantaggio su Melandri 2°. Anche questa, come le precedenti, arriverà senza una sola vittoria. Nel 2003 il ritiro dalle corse, ma non si allontanerà mai da questo mondo: inizialmente segue i piccoli piloti spagnoli, diventando negli ultimi anni il manager di Marc ed Alex Márquez.

1 commento

fzanellat_12215005
16:15, 12 dicembre 2020

Melandri ha avuto la beffa di perdere un titolo Mondiale con 5 vittorie. Penso che quel titolo lo abbia provato,
e condizionato, anche negli anni successivi.
Ok,si è tolto la soddisfazione di vincere un titolo( 250)
ma poteva fare molto di più.
Troppa pressione di dover dimostrare che era il nuovo
Rossi.

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