MotoGP Suzuki

MotoGP, José Manuel Cazeaux: “Stesso trattamento per Mir e Rins”

Dopo avere ascoltato le parole del crew chief di Joan Mir è il turno di quello di Alex Rins, pronto ad affrontare la stagione MotoGP 2021 da protagonista

23 febbraio 2021 - 13:17

La stagione 2021 di MotoGP si sta per avvicinare e i campioni del mondo della Suzuki si stanno preparando al meglio per difendere la corona conquistata nel 2020 con Joan Mir. Dopo avere sentito le parole del Project Leader Shinichi Sahara e Frankie Carchedi, crew chief di Mir, è arrivato il turno di José Manuel Cazeaux, crew chief di Alex Rins. L’argentino tramite una sessione dedicata alla stampa tramite la piattaforma zoom ha svariato su vari argomenti, tra cui la mancanza di test causata dalla pandemia di Covid-19.

“In Giappone non si sono fermati: il test team e i piloti giapponesi hanno fanno un primo screening dei materiali che avremo in Qatar, originariamente previsti per Sepang”, commenta Cazeaux. “Non abbiamo potuto provare in Europa con Guintoli, dunque nella cinque giorni in Qatar Alex Rins e Joan Mir dovranno controllare le cose provate in Giappone. Siamo in contatto con i piloti e questa è la situazione attuale: non sappiamo se le novità andranno sulla moto fino a che non le testeremo con i piloti titolari.”

“Rispetto al passato sono cambiate tante cose”

Un lavoro che con gli anni è variato: “Sono cambiate tante cose rispetto al passato, adesso ci sono tantissimi parametri a cui stare dietro, tempo fa magari alle 6/7 del pomeriggio si poteva fare altro durante i weekend di gara. L’elettronica si è evoluta moltissimo, ma non solo in termini di controllo di trazione o anti impennamento. C’è una costante evoluzione ogni anno.”. La pandemia di Covid-19 ha ‘costretto’ tutti a rivedere ulteriormente i propri metodi: “Non avendo informazioni dalla pista dobbiamo analizzare quelli degli anni passati per capire dove poter migliorare. Le studieremo per prepararci nel modo giusto per la prossima stagione.”

Un campionato che si preannuncia nuovamente con tanti piloti in lotta e costruttori che cercano il riscatto: “Credo che vedremo un altro mondiale con molti piloti vicini tra loro. Tra le case vedo che Honda è molto determinata a fare uno step in avanti. Hanno provato molto ed è una cosa inusuale per una casa giapponese, hanno girato tanto in Europa. La cosa non mi preoccupa, ma vedo che stanno spingendo molto per lo sviluppo, anche se non sarà semplice perché in MotoGP riuscire a migliorarsi non è mai facile.”

“In Suzuki non ci sono numeri 1”

Sarà un 2021 dove sicuramente Rins cercherà di strappare la corona al compagno di squadra: “Per Alex vedere Joan vincere il titolo è stata dura, ma lo ha accettato riconoscendo il valore del campionato di Mir”. Le occasioni per il numero 42 non sono mancate: “Ha avuto le sue chances di tornare in lotta, ma non ha ottenuto il massimo. L’importante è analizzare cosa sia successo per migliorare”. Viene da chiedersi come Suzuki gestirà una eventuale battaglia interna per il mondiale: “L’importante è che le regole nel team rimangano chiare: garantiremo lo stesso trattamento per entrambi.”

Rins recentemente però ha dichiarato di sentirsi il numero 1: “Non ho ascoltato l’intervista, ma è normale che entrambi i piloti si sentano i numeri 1 e noi vogliamo esserlo. La cosa importante è cosa trasmette a loro la squadra, loro devono fare la differenza in pista.”. Le idee dunque sono piuttosto chiare: “Se le regole rimarranno intatte non ci saranno scuse, ognuno dovrà guardare dentro di sé e alla sua parte del box. Suzuki ha sempre mantenuto questa linea, speriamo che rimanga così.”

“Il DNA del team è sempre stato questo, non ci sono numeri 1 o numeri 2. Se ci saranno nuovi pezzi, andranno ad entrambi i piloti”, continua José. “Indipendentemente dalla posizione in classifica e indipendentemente dal fatto che ci sia un debuttante in squadra. Il lavoro di squadra è importante e siamo tutti molto trasparenti condividendo i dati. Non esiste neanche la possibilità di poter nascondere qualcosa, è un metodo di lavoro che garantisce evoluzione.”

Alex Rins: pregi e difetti

Continuando a parlare del lavoro di squadra, Cazeaux elogia il suo pilota: “Alex è un pilota molto sensibile e tra le cose importanti c’è il saper fermare la moto. Se sei in grado di farlo allora hai la confidenza per attaccare la curva, aspetto su cui in passato avevamo fatto fatica.”. I complimenti proseguono anche per quanto riguarda lo sviluppo: “Sono contento di come sente le cose, è importante che quando provano materiale nuovo siano in grado di dirci se riescono ad andare più veloce o no. Negli ultimi anni ciò che ha detto Rins spesso è stato confermato da altri piloti. Ovviamente adesso Alex conosce meglio la moto essendo alla 5° stagione e per Suzuki ha più valore di prima. Siamo contenti su questo aspetto, ma lo siamo anche di Joan Mir che già lo scorso anno ha dato delle ottime indicazioni sulla moto.”

José evidenza poi altri pregi: “Alex è un pilota migliore in ogni area dalla prima volta in cui ci siamo incontrati, ma se c’è una caratteristica che lo contraddistingue dall’inizio è la gestione della pressione della gara. Rins non la sente, la domenica è sempre sul pezzo!”. A fare da contraltare però ci sono anche alcune lacune: “Alcuni weekend non sono andati come meritasse a causa di una brutta qualifica. Bisogna migliorare il livello durante il venerdì e il sabato. Essere veloci sul giro secco richiede un mix di ingredienti: il pilota deve essere veloce e avere la moto che gli permetta di esserlo.”

“Nel 2020 pagato un prezzo carissimo”

Cazeaux è tuttavia fiducioso sulla risoluzione di questo ‘problema’: “Durante i test invernali lo scorso anno facevamo sempre top 3, pensavamo di essere pronti per delle belle qualifiche ogni weekend. Tutto è cambiato a Jerez con l’infortunio: per tutta la stagione è mancata la fiducia nell’attaccare le sessioni di qualifiche non avendo mai recuperato al 100%. Credo che quest’anno potremo fare uno step in avanti ed essere competitivi anche al sabato!”

Tra le problematiche del 2020 che hanno impedito a Rins di lottare fino alla fine ci sono stati anche alcuni errori di troppo. “Tutti i piloti vogliono vincere e cadono almeno due volte all’anno. È frustrante perché non vuoi ottenere uno 0 quando magari puoi vincere o arrivare a podio. Ogni caduta però ha una spiegazione: ad Assen nel 2019 è stato un errore di Rins, al Sachsenring dello stesso anno è stato sfortunato facendo una manovra per la quale 9 volte su 10 non vai per terra.”

José prosegue nell’analisi: “Il prezzo pagato la scorsa stagione è stato grandissimo, forse avrebbe potuto lottare per il mondiale; Alex aveva fatto una super preparazione, forse la migliore, ma poi c’è stato l’infortunio e in Austria è caduto avendo la possibilità di vincere. A Le Mans invece ha fatto benissimo la parte più difficile della gara, quella iniziale, e ha sbagliato invece nella seconda, la più difficile.”. Per il 2021 però c’è fiducia: “Rins non è un pilota che cade spesso, non sono preoccupato di questo aspetto per la stagione in arrivo.”

“Per ora il Team Manager sarà Sahara-San”

A Cazeaux viene poi chiesto di commentare l’addio di Brivio e chi sarà il suo successore: “Sahara ha parlato di un piccolo gruppo al comando, vuole pensare bene al sostituto di Davide. Penso che sia una situazione provvisoria, non so quanto durerà. Vuole avere le idee chiare sul da farsi, ma in qualche modo ha deciso di seguire lui stesso quello che faceva Davide chiedendo collaborazione ad alcuni membri del team nel condividere opinioni.”

“Anche Davide aveva persone per quanto riguardava il comparto logistico, altre per quello tecnico.. da questo punto di vista non cambierà niente”, continua José. “Le decisioni venivano prese di comune accordo con il Giappone e sarà lo stesso con Sahara-San con la collaborazione delle persone che fanno parte di questo piccolo gruppo tramite riunioni periodiche. Il team manager, almeno in via provvisoria, sarà Sahara-San.”

Sarà interessante capire come approcceranno questa nuova sfida, magari guardando alle altre case per migliorare a livello tecnico. “Per noi dare uno sguardo agli altri può aiutare, riusciamo a capire il nostro livello comparato a quello degli altri. Il problema è che non è facile capire cosa facciano, ma da noi ci sono due approcci differenti”, spiega Cazeaux. Uno europeo, l’altro giapponese: “La prima parte è attenta a guardare le novità altrui, la seconda è molto meno nervosa. I giapponesi vogliono seguire la loro strada. Comunque sia, non guardiamo nello specifico a qualcosa di un’altra moto che vogliamo trasferire sulla nostra, a volte non è così semplice ed immediato come può sembrare.”

“Team satellite? Io sono favorevole al 100%”

Tra i temi caldi, invece, c’è quello del team satellite: “Io sarei al 100% favorevole e in passato ne ho parlato con Davide. Per il team factory magari significherebbe avere lavoro in più, ma sono convinto che i benefici sarebbero molto maggiori dei costi. Sia in termini di risultati, che in termini tecnici. Prima o poi credo che dovremo espanderci per diventare un progetto più grande e a quel punto un team satellite che ci porterà ad avere quattro piloti sarà necessario.”

José commenta poi le dichiarazioni secondo cui grande parte degli addetti ai lavori giudica la Suzuki come la moto più semplice. “Vi racconto un aneddoto del 2014 quando sono entrato a far parte di Suzuki. Insieme a me c’erano altri due meccanici e dopo la gara di Valencia questi due ragazzi si sono messi a sedere a guardare la moto. Dopo due ore erano ancora lì e quando gli ho chiesto cosa guardassero mi hanno risposto: ‘Incredibile, è tutto al posto giusto!’. Erano sorpresi che tutto fosse andato in modo positivo e piuttosto semplicemente. La moto è questa, semplice ma spinge verso i limiti dato che ci sono tanti ingegneri che lavorano dietro. La nostra filosofia è che la soluzione più semplice, per la nostra esperienza, è anche la più performante.”

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