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Dominique Aegerter: “I migliori in MotoGP? Márquez e Rossi”

Dominique Aegerter, sfida in MotoE nel 2020. E sugli inizi in moto: "Per trovare un circuito stradale dovevamo andare in Germania o Spagna..."

2 aprile 2020 - 15:59

Nella stagione 2020 (quando partirà davvero) Dominique Aegerter si trova ad affrontare una nuova sfida. Lasciata la Moto2, passa alla MotoE: da sottolineare i test svolti a Jerez, da lui chiusi nelle prime posizioni. Niente male per un pilota all’esordio nella categoria, chiamato ad adattarsi ad una moto diversissima da quelle guidate fino a quel momento. Ora però è tempo di rimanere fermi a casa, in attesa a causa dell’emergenza sanitaria.

Il pilota svizzero vive questa quarantena a Barcellona. “Mi alleno a casa o al massimo in giardino” ha raccontato Dominque Aegerter in una chat social per motogp.com . “Ci stiamo inventando qualsiasi trucco o nuovo metodo per tenerci in forma!” Ricorda poi i primi test con la MotoE, svolti proprio prima del blocco totale. “È molto diversa, non è facile adattarsi, anche perché puoi compiere al massimo 7-8 giri in una sessione. Se consideriamo che abbiamo svolti tre turni al giorno, non è moltissimo. Il feeling però è stato ottimo, Intact GP mi ha aiutato molto. Da dire che la squadra ha un anno di esperienza in questa nuova categoria.”

Nel corso della chat gli si ricorda anche il suo funambolico salvataggio a Phillip Island 2019. Come ci è riuscito? “Bisogna essere preparati” ha detto ridendo Dominique Aegerter. “Da dire che in quei momenti siamo completamente concentrati. Quando senti qualcosa di strano, come l’anteriore che inizia a sbandare, riesci a reagire prontamente, evitando la caduta.” Ma com’è iniziata la sua storia nelle due ruote? “Mio padre mi ha regalato la prima moto quando avevo tre anni, ci giravo continuamente. Amo il suono, l’odore, la velocità: l’adrenalina è davvero incredibile.”

Un inizio però non semplice: la Svizzera non ha una grande tradizione motociclistica. “Non ci sono circuiti stradali” ha ammesso il pilota. “Ho iniziato in motocross, realizzavano qualche tracciato provvisorio nei weekend. Per competere su piste stradali mi spostavo con la mia famiglia in Germania o in Spagna. Avevo 13 anni quando ho debuttato nella Junior Cup tedesca.” Con il numero 77, che ha una storia legata ad un mito del passato. “Quand’ero piccolo mio padre mi aveva messo il 7, il numero del suo pilota preferito, Barry Sheene. Quando ho iniziato a competere in Germania però il 7 era già occupato ed è diventato 77.”

Non manca una menzione del primo Gran Premio mondiale, un’emozione indimenticabile. “Ho debuttato come wild card nel 2006 a Estoril. Siamo andati tutti assieme in Portogallo in camper. Era tutto nuovo per me, dalla squadra alla Aprilia 125. Un fine settimana molto emozionante.” La sua moto preferita? “Una è di sicuro la nuova CBR, che ho provato qualche mese fa. Come moto da gara direi invece la Suter Moto2: era divertente e ci ho disputato la mia stagione migliore [5° iridato nel 2014, ndr]. Mi ricordo però anche la Kawasaki CRT della MotoGP, quando ho svolto i test con Avintia a Barcellona: davvero bellissima.”

Il momento migliore della sua carriera? Il pilota di Rohrbach non ha dubbi: “La vittoria in Moto2 nel 2014 al Sachsenring.” Guardando alla MotoGP, chi è secondo lui il pilota migliore al momento? “Uno è di sicuro Marc Márquez, ma direi anche Valentino Rossi.” Non nasconde la profonda ammirazione per il Dottore, il suo pilota preferito. Una menzione anche per Quartararo e Viñales: “Mi piace vederli in lotta per le prime posizioni.”

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