Tatsuki Suzuki Moto3 SIC58

ESCLUSIVA Tatsuki Suzuki: “Rapporto con Paolo Simoncelli speciale” (Parte 2)

Tatsuki Suzuki tra passato, presente e futuro. Il sogno Moto3, l'obiettivo Moto2, ma anche l'amore per la Romagna. La seconda parte dell’intervista.

20 gennaio 2021 - 20:00

Oltre al Tatsuki Suzuki pilota di Moto3 c’è il Tatsuki Suzuki ‘riccionese’. Il pilota giapponese è senza dubbio un personaggio grazie al suo modo di fare e alla sua spontaneità che lo contraddistinguono e negli ultimi anni ha anche imparato a conoscere la Romagna a 360 gradi innamorandosi dell’Italia.

Il Coronavirus ha però allontanato Suzuki dal suo Giappone: le restrizioni non gli hanno consentito di tornare a salutare amici e parenti, oltre a riassaporare un po’ l’aria di casa. A proposito di nipponici, con Tatsu abbiamo anche parlato della mancanza di piloti del Sol Levante negli ultimi anni dopo aver popolato per tanto tempo le griglie del motomondiale. In queste stagioni, tuttavia, i ragazzi giapponesi sono tornati a riempire gli schieramenti, anche se c’è ancora strada da fare.

Il Covid-19 ha cambiato inoltre il suo modo di vivere portandolo ad instaurare nuove amicizie, come quella con Enea Bastianini. La pandemia ha rivisto un po’ le abitudini di tutti e i piloti ‘vicini’ hanno avuto modo di fraternizzare di più rispetto al passato. C’è poi il rapporto speciale con Paolo Simoncelli, pur non trovandosi sempre d’accordo con lui arrivando a scontrarsi in qualche occasione. Un legame vero, stretto, senza filtri e duraturo. Nel giorno del 34° compleanno di Marco Simoncelli non si può nascondere che parlare di questo tema faccia scorrere un bel brivido..

Parliamo dei piloti giapponesi del mondiale per cominciare: perché secondo te sono calati negli ultimi anni?
Il calo dell’economia in Giappone non ha aiutato e non ci sono stati i sostegni delle aziende grandi. Quando io ero piccolo hanno smesso di far crescere i piloti e questo sicuramente ha influito. Per i bambini le scuole erano chiuse e non si sapeva come arrivare al mondiale. Negli ultimi anni invece la tendenza è cambiata e ci sono delle strade da seguire per poter perseguire il sogno di diventare un pilota. Ci sono l’Asia Talent Cup, la Rookies… chi comincia in minimoto ha una via chiara: prima si va forte in quei campionati e poi si può pensare al mondiale.

C’è stato un pilota a cui ti sei ispirato nella tua carriera?
In realtà non ho mai avuto un vero e proprio idolo, ma quando ho cominciato a correre in minimoto il riferimento era Daijirō Katō. A quei tempi lui stava conquistando il titolo della 250, dunque ho cercato di seguire lui. C’erano inoltre tanti giapponesi che correvano nel mondiale e che andavano molto forte, mi rendevano orgoglioso di essere un pilota giapponese. I miei connazionali in generale mi hanno ispirato, poi per quanto riguarda la mia epoca non si può non citare Valentino Rossi, che è sempre stato uno da guardare.

Com’è la vita in Italia rispetto al Giappone?
Più tranquilla, il tempo passa più lentamente. In Giappone è tutto molto frenetico, la gente corre in continuazione e nessuno rimane mai fermo. Esempio: i supermercati in Giappone sono sempre aperti, 24 ore su 24 e ad ogni giorno, anche in quelli di festa. Quando ti manca qualcosa sai che ci sarà sempre un negozio disponibile. Se dovessi scegliere dove vivere però non avrei dubbi: tutta la vita in Italia. Ci sono tante cose belle: il cibo, i posti in cui stare… si vive meglio.

Però qualcosa ti mancherà del Giappone.
Gli amici giapponesi. L’ultima volta che ci sono tornato è stato gennaio 2020. Di solito torno per una/due settimana in Giappone per vedere la famiglia e gli amici. Quest’anno invece non ho potuto farlo.

Ci sono anche però gli amici italiani: com’è nata l’amicizia con Enea Bastianini?
L’amicizia stretta è nata quest’anno. Prima uscivamo ogni tanto e ci vedevamo, ma non così spesso come nel 2020. Il Covid ha cambiato la vita a tutti; pre pandemia avevamo tutti la nostra routine, una vita… normale. L’anno scorso invece dovevamo sempre stare attenti: o stavi a casa o uscivi con gente “sicura”. I piloti facevano parte delle persone “sicure”, dal momento in cui ci siamo fatti tamponi praticamente ogni settimana per tutto l’anno. Da lì abbiamo iniziato a vederci spesso, essendo anche ‘vicini’; lui è un po’ patacca ed è nata l’amicizia. Generalmente però non parliamo di moto, ma di argomenti completamente diversi.

Enea Bastianini ‘patacca’… un po’ come te? Come ti descriveresti?
Scemo, ma in senso buono! Credo di essere un tipo divertente, cerco di regalare un sorriso a tutti. Allo stesso modo mi definirei uno solare, visto che provo ad avere sempre il sorriso stampato sulla faccia. 

Come descriveresti invece il rapporto con Paolo Simoncelli?
Famiglia. La nostra relazione è diventata davvero molto stretta in questi anni; quando parliamo tra di noi ci diciamo solo verità, senza filtri. Non ci sono mai bugie, andiamo sempre diritti al punto, anche se a volte ci ha portati allo scontro.

Ad esempio?
Dopo la prima gara a Jerez nel 2020 mi ha fatto davvero girare le scatole [per non dire altro]! Ciò che è accaduto secondo me avviene solo con lui. Mi ha detto cosa pensasse di quella gara e io ho fatto lo stesso, come farebbero padre e figlio. L’obiettivo è lo stesso, ovvero portare a casa il risultato e vincere. Ognuno ha il suo pensiero: ogni tanto ha ragione lui, a volte invece io. È chiaro che non fossi contento nemmeno io di avere chiuso 9° dopo essere partito dalla pole e in quel caso sono volate anche delle parole abbastanza forti.

Tuttavia la settimana seguente avremmo corso di nuovo lì, dunque siamo rimasti in Spagna e ogni giorno in albergo dovevo per forza vedere di nuovo Paolo! Ho cercato anche di nascondermi per non vederlo (risata, ndr). Ero sicuro che mi avrebbe sempre detto qualcosa, ma da lì mi ha fatto capire delle cose e abbiamo fatto pace. Ed è finita bene, perché la domenica successiva abbiamo vinto!

A questo punto converrebbe litigare sempre prima di una gara, no?
No, fidati, meglio di no (risata, ndr).

Ultima domanda: guardandoti indietro ti saresti mai aspettato di vivere tutto quello che stai vivendo adesso?
Onestamente no, non me lo sarei aspettato. Se mi avessero detto che a questo punto sarei stato in Italia a vivere a Riccione probabilmente non ci avrei creduto, devo essere sincero. Sono orgoglioso di quello che ho fatto e di dove sono in questo momento a livello personale.

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