Tatsuki Suzuki Moto3

ESCLUSIVA Tatsuki Suzuki: “Superpole in Moto3? Solo se…” (Parte 1)

Tatsuki Suzuki tra passato, presente e futuro. Il sogno Moto3, l'obiettivo Moto2, ma anche l'amore per la Romagna. La prima parte dell’intervista.

19 gennaio 2021 - 19:15

Tatsuki Suzuki senza freni, tra Moto3 e Moto2 con il sogno della MotoGP. Per il “giapporiccionese” si prospetta la 5° stagione nella classe leggera con SIC58 Squadra Corse, ma per buona parte di 2020 è stato vicino a firmare l’accordo che lo avrebbe fatto salire di categoria. Alla fine Tatsu è rimasto e nel 2021 l’obiettivo rimarrà quello di lottare con i migliori sognando il mondiale, dopo essere stato in piena lotta la scorsa stagione fino all’infortunio durante il secondo weekend di Misano che lo ha messo definitivamente fuori gioco.

Nel 2021 Suzuki potrà riprovarci, sempre al fianco di Paolo Simoncelli. Un rapporto speciale, fatto di gioie ma anche discussioni accese. Paolo lo ha preso sotto la sua ala 2017 facendo nascere un percorso che dura tutt’oggi in attesa di un cerchio che si deve chiudere, sperando che il prossimo sia l’anno buono per “separarsi” nel modo giusto. In questi anni Tatsuki è maturato e cresciuto in Italia, imparando anche a scoprire tanti lati piacevoli della Romagna, come ci ha raccontato lui stesso in una chiacchierata a tutto tondo tra passato, presente e futuro.

Tatsu, prima di tutto come giudichi il tuo 2020?
La prima parte di stagione è andata bene. Il Covid ovviamente ha stravolto tutti i piani, non è stata un’annata normale. Dopo il Qatar abbiamo avuto una lunga pausa, ma fino a Misano mi sono giocato il mondiale e c’è stata la vittoria a Jerez. Poi c’è stato l’incidente dove mi sono rotto il polso e mi sono un po’ perso. L’ultima parte di 2020 è stata dura, brutta, ma il bilancio rimane positivo: sono abbastanza contento. Dalla prima gara al rientro a Jerez sono passati tre mesi e non sapevo come sarebbe andata; in Spagna invece siamo andati subito forte e lì ho capito di essere competitivo.

Infortunio a parte, qual è stata la parte più brutta della scorsa stagione?
Direi Brno, secondo me l’errore grosso l’ho fatto in Repubblica Ceca. Sono caduto e non ho portato punti a casa. È stato un weekend difficile, le condizioni della pista erano strane e l’asfalto era molto scivoloso. Brno inoltre è un tracciato particolare essendo presenti tante buche: se esci fuori dalla linea ideale è facile fare degli errori. Il venerdì sono caduto due/tre volte e mi è mancata un po’ di fiducia. In gara invece ho capito di averne più degli altri e volevo stare davanti, ma questa voglia mi ha portato a sbagliare.

Cosa pensi che ti manchi per fare l’ultimo step?
Credo di dover essere più paziente. Sono uno che vuole avere tutto e subito, ma non solo come pilota, anche nella vita sono fatto così. A volte può essere un vantaggio, ma in talune occasioni penso che questo aspetto mi stia un po’ penalizzando. Forse devo migliorare un po’ su questo.

La Moto3 come è cambiata negli anni?
Tutti vanno forte, sopratutto lo scorso anno con le gare sullo stesso circuito per due volte di fila. In quel caso chi non era veloce il primo weekend poteva esserlo durante il secondo avendo avuto a disposizione del tempo per mettersi a posto grazie allo studio della pista. In generale però il livello è molto alto, ci sono tanti piloti competitivi e ogni anno è difficile fare delle previsioni.

Chi pensi possa andare forte nel 2021?
Difficile da dire, se dovessi guardare al 2020 direi Io, Binder, Foggia e McPhee. Sono i piloti che riuscivano ad andare veloce lo scorso anno e che ci saranno nel 2021. Tuttavia in Moto3 succede sempre qualcosa, quindi è quasi impossibile poter dire con certezza chi saranno i piloti che andranno forte la prossima stagione.

Spesso si parla di cambiare il format delle qualifiche: una Superpole ti piacerebbe?
No. Piuttosto tornerei al vecchio sistema di 40 minuti senza Q1 e Q2. Dalle FP1 alle FP3 non c’è mai modo di preparare la gara perché bisogna sempre pensare a rimanere nei primi 14 per l’accesso alla qualifica decisiva. Tocca sempre mettere la gomma buona per fare il tempo sul giro e a volte in gara mi trovo in difficoltà. Si parla di sicurezza? È vero che aspettarsi è pericoloso perché non si sa mai cosa succede, ma allora perché non farlo anche in MotoGP? Pure lì cercano le scie per fare il giro: esteticamente non è bello, ma lo fanno pure loro! 

Se proprio dovessimo fare una Superpole, facciamola fare magari ai primi 9, tanto per fare un esempio. I primi 9 della classifica fanno un giro unico senza il rischio di compromettere un weekend intero con un’unica tornata.

Albert Arenas campione: te lo aspettavi?
Sinceramente no. Albert è sempre stato uno molto veloce, ma fino al 2019 commetteva dei piccoli errori che non gli permettevano di essere costante. Quando ha vinto a Jerez dopo tre mesi di stop conquistando così il suo secondo successo consecutivo ho capito che se la sarebbe giocata anche lui quest’anno e alla fine è riuscito a conquistare il titolo.

C’è un pilota che ti ha particolarmente impressionato, anche dagli anni passati?
Senza dubbio Jorge Martin! Negli anni in cui abbiamo corso insieme mi ha sorpreso al punto che ci sono rimasto male: non credevo si potesse andare così forte in Moto3! Sono molto curioso di vedere cosa farà in MotoGP.

Con Martin sei andato in fuga a Barcellona nel 2018: è stato quella gara a farti svoltare?
Quel weekend mi ha fatto capire che mi mancasse qualcosa. Sono riuscito a stargli in scia per tutta la gara, poi purtroppo è caduto. In quel momento ho pensato: “Caspita, non cade mai ed è scivolato proprio quando trascina me! (risata, ndr)”. In quel momento però ho avuto la consapevolezza che si potesse stare davanti se sei un pilota forte, ma allo stesso tempo che c’era qualcosa da aggiustare.

Una volta che mi sono ritrovato da solo, in testa, mi hanno ripreso e sono finito anche fuori dal podio. La gara che invece mi ha fatto capire di essere finalmente un pilota da top 3 è stata Austin 2019: è vero che sono caduto, ma per più di metà corsa ho condotto, da solo, in una pista tosta come quella del Texas.

Parlando invece di futuro.. sei stato davvero vicino alla Moto2 quest’anno?
Ci abbiamo provato. Quando sono uscite le voci di Enea Bastianini in MotoGP abbiamo sondato il terreno per capire se si potesse prendere il suo posto. D’altronde la sua sella è sicuramente una delle più ambite, la squadra è sempre andata forte. Alla fine hanno scelto un altro pilota e ho deciso di aspettare un’altra occasione. Ho pensato che fosse meglio fare un altro anno in Moto3, anche se mi sento pronto per la Moto2.

Seguirà la seconda parte dell’intervista.

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