Riccardo Rossi Moto3

ESCLUSIVA Riccardo Rossi: “Sono una testa di ca… non mollo mai!” (VIDEO)

Riccardo Rossi e il suo 2020 di Moto3 in una stagione in cui è stato colpito anche dal Covid-19. Un anno di alti e bassi, ma la velocità c’è. L’intervista.

9 dicembre 2020 - 19:00

Riccardo Rossi può tutto sommato ritenersi soddisfatto dopo la sua seconda stagione di Moto3 nel mondiale. Il 2020 del pilota di Boé Skull Rider Facile.Energy è stato autore di un campionato in cui è riuscito ad essere più volte protagonista in qualifica e ha corso delle ottime gare con costanti lotte per la top 10. Dopo l’esordio nel 2019 con Gresini Racing dove non è riuscito a trovare da subito la quadratura del cerchio se non nella parte finale, Riccardo è riuscito a fare un notevole salto in avanti e guarda al 2021 con fiducia.

Il pilota italiano con il numero 54 ha anche avuto la sfortuna di affrontare faccia a faccia il Coronavirus. Alla vigilia del secondo round di Aragon, Rossi è stato colpito dal Covid-19 venendo così costretto a rimanere a casa e saltare una gara. Un’esperienza molto spiacevole che ha senza dubbio cambiato un po’ i suoi ritmi e creato qualche problema. Nel video che trovate ad inizio articolo, Riccardo ci racconta cosa ha vissuto in quei giorni per poi parlare della sua stagione.

Come giudichi complessivamente la tua stagione?
“Un 2020 di alti e bassi, ma sono contento perché abbiamo fatto un bel salto in avanti rispetto al 2019. La scorsa stagione ho cominciato a far vedere qualcosa dalle ultime tre/quattro gare, ma per il resto poco. In questo campionato invece ci sono state tante gare dove la velocità si è vista e sono stato davanti. Adesso manca l’ultimo step, ma come secondo anno nel mondiale posso essere soddisfatto. Mi sarebbe piaciuto concretizzare di più, ma non dipende soltanto dalla velocità. Oltre a quella bisogna essere molto furbi, essere al posto giusto nel momento giusto”.

Cosa ti ha insegnato il 2019 dove hai debuttato nel mondiale?
“Dalla Thailandia ho fatto progressi. Ho iniziato a lavorare molto fuori dalla pista, mi mancava molto. Da metà campionato ho cominciato a fare un certo tipo di lavoro con il computer visionando i video e gli anni passati. Ho modificato anche un po’ l’allenamento fisico girando molto di più in moto e ho cercato di migliorare le mie abilità sul bagnato. Quello che ha fatto tanto la differenza però è stato il tempo speso nell’analisi”.

Alla luce di questo, c’è qualcosa che rimproveresti al Riccardo Rossi del passato?
“Sicuramente non avere iniziato quel tipo di lavoro prima e apprendere ciò che ho imparato nelle ultime 4 gare all’inizio del campionato. Nelle ultime gare del 2019 ho lottato sempre per la zona punti, è un peccato non essere riuscito a farlo prima”.

Hai dubitato della tua competitività in quel periodo?
“In quei momenti è facile pensarlo. Qualche dubbio è normale, ma ricordiamoci che io ho meno esperienza rispetto agli altri. I miei concorrenti avevano esordito facendo diverse wild card, io no. Ho fatto il salto mondiale molto presto, quindi ci sta avere faticato un po’ di più: purtroppo questo la gente da fuori non lo vede. Forse ho debuttato nel mondiale prematuramente, ma certe occasioni non capitano tutti i giorni e vanno sfruttate! Ho fatto la Premoto3 nel CIV passando poi subito alla Moto3 del CEV: il primo anno ho fatto fatica, ma nel secondo ho lottato costantemente per delle belle posizioni. Quando ti butti in mezzo ai leoni, prima o poi ne uscirai se il talento c’è. Aspetto con ansia il prossimo anno, il team ha investito molto e andiamo forte. Penso che possa essere una bella stagione”.

Cosa hai imparato invece dalla seconda stagione mondiale?
“La testa fa tantissimo, ma intesa come esperienza. Ho aumentato il lavoro come detto in precedenza a fine 2019, ma il tempo passato in pista fa tanto. A volte non te ne rendi conto, ma è fondamentale. Faccio un esempio: nel 2019 ho girato in 39.9, nel 2020 in 29.1 abbassando di quasi un secondo i miei tempi. È chiaro che tra cinque anni non girerò cinque secondi più forte, ma avrò accumulato un bagaglio che mi sarà utile per limare sempre i miei tempi ed essere più veloce”.

Quali aspetti pensi di dover migliorare per fare un ulteriore passo in avanti?
“Mi manca tanta aggressività. La Moto3 non è solo velocità; nel gruppo se sei aggressivo riesci a stare davanti. Per fare un esempio, a Valencia 1 il gruppo ci ha recuperato quando è caduto Vietti e da lì mi hanno passato tanti piloti. In mezzo al gruppo faccio fatica e non ho l’aggressività che hanno invece tanti piloti in questa categoria. Sono convinto però che quella arriverà stando costantemente davanti ed essendo per me le prime volte non è facile gestire questo tipo di situazione. Se riesci ad essere aggressivo passi, altrimenti è dura”.

Altre aree su cui credi di dover lavorare?
“Le qualifiche! Sotto quell’aspetto bisogna darci una svegliata, perché la velocità l’abbiamo fatta vedere. Ci sono state delle sessioni in cui non ho brillato e in Moto3 bisogna essere bravi a trovarsi al posto giusto. Le scie fanno tanto, quindi essere in una buona posizione sul tracciato è cruciale per riuscire a stampare un bel giro. Devo imparare ad essere meglio collocato sulla pista”.

C’è un pilota, parlando di Moto3, a cui ti ispiri?
“Jorge Martín! È quello che negli ultimi anni ha avuto qualcosa di più nella categoria. Di quest’anno direi Raúl Fernández: nel finale di stagione ha avuto qualcosa in più. Partiva da solo e faceva i tempi senza alcun riferimento… è raro in una categoria come la nostra! Ha una guida molto aggressiva, si vede che riesce a comandare la moto e farle fare quello che vuole lui. Ce l’ha in mano, la ferma come meglio preferisce e ha tanta padronanza”.

Hai provato sia KTM che Honda in due anni: quali differenze ci sono?
“Adoro la KTM per un motivo: puoi frenare dove vuoi. Con Honda, invece, fai un pochino più di fatica sotto questo aspetto. D’altro canto con la Honda hai invece più stabilità nei curvoni veloci: è stabile e rimane perfettamente in linea. In questa area invece la KTM è come un canguro: salta a destra e a sinistra ripetitivamente. Non saprei quale preferire delle due, ma la KTM mi piace perché sono uno staccatore. Ogni anno tuttavia si rimescolano i valori in campo, quindi è difficile stabilire quale sia meglio rispetto all’alta”.

Riccardo Rossi come si definirebbe con due aggettivi?
“Sono coriaceo e solare! Per quanto riguarda il primo posso dire che quando uno è una testa di ca***… non molla mai! Una volta raggiunto l’obiettivo ci si può rilassare, ma solo per poco! Quando mi metto in mente di raggiungere qualcosa non riesco a darmi pace fino al conseguimento del mio scopo. L’altra caratteristica che mi contraddistingue invece è che ho sempre il sorriso addosso. Mi piace sorridere e mi piace far ridere”.

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