Andrea Dovizioso

Andrea Dovizioso: “Marquez? Se lo accendo diventa vulnerabile”

Il leader della Ducati intervistato da La Gazzetta dello Sport svela la strategia per provare a ribaltare le sorti MotoGP. "Ma bisogna essere veloci..."

3 agosto 2019 - 8:06

Andrea Dovizioso deve vincere a Brno per tenere in vita un Mondiale che sembra già pesantemente ipotecato da Marc Marquez e la Honda. Il pilota Ducati ha parlato dell’avversario in un’ampia intervista di Paolo Ianieri pubblicata sull’edizione cartacea de La Gazzetta dello Sport in edicola sabato 3 agosto. «Siamo veloci. Non vuol dire i più veloci, ma abbiamo fatto un buon lavoro» inquadra così il venerdi di prove (qui cronaca e classifica). Ma da qui a domenica sarà lunga. Le ultime gare non sono state esattamente all’altezza di una Ducati che aspira a vincere il campionato.

«Le ultime due gare abbiamo preso tot secondi e non puoi essere contento se l’obiettivo è il Mondiale. Ci sta arrabbiarsi. Però le tre settimane di break fanno bene perché c’è il tempo per rilassarsi e invertire la tendenza. Siamo arrivati qui molto carichi».

Non giriamo intorno al problema: Marquez.

«Senza di lui sarei due volte campione del mondo, ma è un discorso che non conta un cavolo».

Ma per un pilota che un anno dopo l’altro si trova davanti questo molosso, è più frustrazione o uno stimolo?

«Dipende sempre da come si guardano le cose. Che Marc sia, no forte ma straforte, solo un imbecille direbbe diversamente. Ma nessuno è imbattibile e gli ultimi anni lo abbiamo dimostrato. Focalizzarci su Marc però è sbagliato, non lo faccio ora e non l’ho fatto gli ultimi due anni. Anche perché ha caratteristiche e una moto completamente diverse. Noi dobbiamo trovare soluzioni nel nostro pacchetto».

Di tutti i rivali, Marquez è il più forte in assoluto?

«Non è facile da dire. Uno dei più forti? Sicuramente. Il più forte? Può essere, ma non puoi fare una classifica. Anche un paragone tra Valentino e Marc non è possibile, parliamo di due età e momenti diversi… Normale che chi vince al momento viene visto come il più forte, ma non vuol dire sia vero».

Marquez l’ha studiata molto gli ultimi due anni…

«E qui torniamo alla domanda di prima. Riconoscere degli aspetti dove un altro fa un lavoro migliore e provare a migliorarsi è segno di intelligenza, soprattutto se sei un campione del mondo».

Lei, a sua volta, studiandolo ha trovato il punto debole?

«I primi anni era chiaro, voleva solo vincere e stravincere, e faceva degli zero. Ma ha imparato anche questo, ora corre in un modo strategico e porta a casa quasi sempre il massimo. È uno che se lo stuzzichi si accende, nella maggior parte dei casi funziona, ma non sempre».

Quindi la strategia è accenderlo?

«Per farlo devi essere competitivo».

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