Su YouTube è caduta l'ultima barriera: con l'Intelligenza Artificiale ora chiunque può pubblicare un video che sfruttando personaggi reali della MotoGP costruisce casi completamente inventati su dettagli tecnici che non esistono.
Un lettore mi ha mandato in visione il link di un video tratto da un canale YouTube che ha raccontato di Bagnaia che avrebbe scoperto un pezzo proibito sulla Ducati di Marquez: lo "scandalo Ducati". La trama è da film giallo: Pecco, tuttora dipendente Ducati da 7 milioni di stipendio annui, avrebbe individuato un particolare fuori regola sulla D16 del compagno di team Marc Marquez. E sarebbe il motivo per cui lo spagnolo è tornato in vetta al Mondiale, mentre Pecco è alla deriva fra cadute e incazzature a raffica.
Pensa a tutto l'AI
Il convitato di pietra dei nostri tempi ha pensato proprio a tutto: ha costruito l'intreccio, la foto di copertina e la voce narrante, che si esprime in perfetto italiano e con una dizione da actor studio. Dettaglio: il particolare tecnico pietra dello "scandalo", cioè il misterioso sistema di rilascio degli steli forcella "ritardato" che sarebbe esclusiva di MM93, non esiste. E, a guardare bene, nessuno ha mai detto il contrario. L'etichetta "generato con l'AI" è in bella evidenza e nella descrizione del video c'è scritto chiaramente che si tratta di "fictional", cioè un'invenzione. A qualcuno però è sembrato vero: il video è stato visualizzato migliaia di volte e un centinaio di ignari si sono perfino spesi a commentare quanto sia cattiva la Ducati, il complotto spagnolo e le angherie a Bagnaia.
La banale realtà
"L'unica differenza fra le due Ducati ufficiali è l'appendice aerodinamica sul forcellone che ha Bagnaia e Marquez no, sono scelte dei piloti" ci ha riferito una fonte a conoscenza delle cose. La realtà è banale, per cui l'AI va oltre e ci ricama la sua fictional. Così la MotoGP smette di essere uno sport e diventa puro intrattenimento: utilizza qualche elemento vero per costruire una narrazione completamente romanzata. Omai non c'è da scandalizzarsi di niente: anche capi di Stato usano l'AI per raccontare verità che non esistono. Basterebbe imparare a riconoscere il vero dal falso, leggendo bene le avvertenze, almeno quando opportunamente ci sono, e affidarsi ad opinioni e narrazioni di persone vere, meglio ancora se a conoscenza dei fatti, e con l'esperienza maturata sul campo per interpretarli.
Quei microfoni dovunque sono peggio della fictional
A ben guardare, la fictional è meno peggio di certa linea di racconto "ufficiale" fatta di telecamere e microfoni disseminati dovunque. I piloti rischiano la vita in pista, ma fuori sta diventando peggio. Da quando scendono dal letto sono perennemente nell'occhio del Grande Fratello della MotoGP. Pecco Bagnaia è comprensibilmente incazzato per l'audio rubato dalla TV (
qui i dettagli) durante la conversazione con Fabio Di Giannantonio. Piloti in rotta con la propria squadra ce ne sono sempre stati. Troy Bayliss, ai suoi tempi, più di una volta è entrato nel box e ha stampato casco e quello che gli capitava addosso ai malcapitati ragazzi della Ducati, e chissà che gli sarà uscito di bocca. Poi la rabbia passava, e le cose si sistemavano da sole. Lo stesso pilota oggi è testimonial della Rossa ed è rimasto nel cuore a tutti coloro con cui ha lavorato, anche di quelli che talvolta hanno preso il casco in faccia. Immaginate se succedesse adesso. Poi ci lamentiamo che i piloti MotoGP sono tutti ingessati e dicono sempre banalità. Ovvio, sono terrorizzati dalle conseguenze ogni volta aprono bocca.
Senza immaginazione, cosa resta?
La MotoGP sta cercando nuove modalità per raccontarsi, ma ho forti dubbi che far vedere e sentire tutto sia la scelta migliore. Ormai abbiamo sotto gli occhi un motociclismo hard core, e ho l'impressione che questa esposizione senza veli riduca fortemente il fascino che aleggiava una volta. Kenny Roberts e Freddie Spencer sembravano scesi dall'astronave aliena, infatti per la stampa dell'epoca King Kenny era il "marziano". La gente lo vedeva passare e sembrava un sogno, una rivelazione. Funziona sempre così: se vedi tutto, e non c'è più niente da immaginare, cosa resta?
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