Il 2026 rappresenta il primo effettivo anno con
Liberty Media "operativa" da proprietaria di Dorna Sports S.L. e, di conseguenza, della MotoGP.
Vero: Carmelo Ezpeleta, con i suoi collaboratori e persone di fiducia (in posizioni apicali "di famiglia"), continuerà a gestire la sua creatura, ma lavorerà in sinergia ed a stretto contatto con i nuovi titolari. Con già delineato quel che sarà il futuro del Motomondiale, dove si parlerà sempre meno spagnolo ed italiano.
BASTA SPAGNA E ITALIA
Non una novità. Da anni Dorna Sports, ancor prima dell'acquisizione da parte di
Liberty Media, ha cercato di allargare gli orizzonti del proprio asset a nazioni emergenti. Basta con questo dualismo Italia-Spagna: si cercano investitori, sponsor, partner, costruttori e piloti in realtà finora inesplorate o soltanto lambite negli ultimi anni. Dal Sudest asiatico alle Americhe, per intenderci. Nulla di nuovo, insomma, ma alcune decisioni drastiche attinenti la sfera prettamente sportiva, finora non erano state prese.
IL BUSINESS PLAN LIBERTY MEDIA
All'annuncio dell'acquisizione di Dorna Sports S.L. da parte di
Liberty Media è stato presentato agli investitori e partner un business plan accurato con delineati alcuni punti cardine per il prossimo lustro. Chi lo ha visionato si sarà reso conto di come tutte le voci siano state classificate con una comparativa tra i numeri registrati nelle nazioni "storiche" del motociclismo (pertanto il Vecchio Continente) e la crescita prevista in paesi emergenti per gli anni a venire. Addirittura una delle voci è proprio "crescita al di fuori della Spagna", segno di come si farà di tutto per render la MotoGP sempre meno iberica. Più globale, meno territoriale, in sostanza.
AIUTI AI TEAM MOTOJUNIOR
Una politica intrapresa da Dorna Sports ormai da diversi anni. Gli investimenti con le varie Talent Cup (Asia, British, Northern) qualcosina hanno prodotto, ma alla fine i big in termini di piloti restano italiani o spagnoli. Il percorso è lungo, ma evidentemente si è deciso di accelerare i tempi, tanto che la decisione di sovvenzionare le squadre al via del mondiale MotoJunior (già CEV e JuniorGP), con dei ricchi bonus nel caso decidano di far correre espressamente (!) piloti non spagnoli o italiani, risulta piuttosto indicativa.
SEMPRE MENO SPAGNOLI ED ITALIANI
Tutto è stato messo nero su bianco: nel triennio 2026-2028 saranno previsti degli incentivi per i team del Mondiale Junior Moto3 ed Europeo Moto2 che porteranno al successo di campionato o in almeno 2 gare stagionali piloti che non siano di nazionalità italiana o spagnola. Tutto alla luce del sole. Questi aiuti economici saranno elargiti ai team che faranno correre e/o riusciranno a condurre alla vittoria piloti la cui nazione d'origine sia di almeno 100.000 abitanti e non risulti rappresentata nel Motomondiale da più del 10 % in termini di piloti iscritti. Tagliate fuori solo Spagna e Italia, in sostanza: eleggibili qualsiasi altra nazione.
COSA CAMBIA NELLO SPORT
Da un punto di vista di "business" nulla da eccepire. Da un punto di vista sportivo, qualcuno ha già avuto da ridire. Ad una squadra del
Mondiale MotoJunior converrà assolutamente far correre piloti che non siano originari dell'asse Italia-Spagna. Ne conseguirà un impoverimento consequenziale in termini qualitativi delle griglie Moto2 e Moto3 visto che, adesso nero su bianco, conterà sempre meno la meritocrazia, bensì sempre più il passaporto.
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