Superbike, Jonathan Rea

Superbike Test Jerez: Jonathan Rea, la chiusura è fenomenale

Il Cannibale fa il fenomeno: con la Kawasaki evoluta straccia gli avversari e avvicina i tempi della MotoGP. Sarà ancora lui il pilota da battere nel 2020

29 novembre 2019 - 18:01

Vado, o non vado?” A mezz’ora dalla fine, con l’ultima sessione dell’anno interrotta per l’incidente (innocuo) di Alex Lowes, il campione del Mondo Jonathan Rea ha parlottato a lungo con il suo capo tecnico Pere Riba sull’opportunità di ributtarsi in pista a caccia del giro a sensazione. Il Cannibale capeggiava già la classifica, era sceso sotto 1’39″0 con la gomma da gara, unico a riuscirci. Non c’era alcun bisogno di riprendere la pista al calare della sera, con la temperatura in drastico calo e tutti i rischi del caso. Jonathan Rea però è andato lo stesso e com’è finita lo leggete nella classifica dei tempi: in testa, ovviamente, con un fantasmagorico 1’38″397. Con la gomma soffice ha dato quasi un secondo agli avversari. E in configurazione gara il vantaggio è stato, per due giorni, più o meno lo stesso. Sembra banale affermarlo, ma sarà ancora il Cannibale il riferimento della Superbike 2020.

VICINO AL TOP MOTOGP

Il confronto con i tempi della top class non ha significato tecnico, ma è suggestivo. Con la Pirelli supersoft Jonathan Rea non ha sfigurato nel confronto a distanza coi colleghi MotoGP che a Jerez avevano girato qualche giorno prima. Marc Marquez, per dire, ha lasciato l’Andalusia con 1’37″820. Il più veloce in assoluto era stato Maverick Vinales, 1’37″131, ma il secondo era ad otto decimi. Jonathan Rea, con il tempo di oggi, sarebbe stato da top ten. Davanti a Valentino Rossi e Andrea Dovizioso, per citarne due a caso. Con una moto ben più pesante, con 50 cavalli in meno e senza freni in carbonio. Pur sparando una sola soffice, Jonathan Rea ha praticamente replicato il tempo della Superpole di giugno scorso.

YAMAHA VELOCISSIMA MA…

Dietro il numero uno cresce bene la Yamaha, ma chissà se basterà. Con la R1 edizione 2019 Loris Baz ha siglato il secondo tempo, a quasi nove decimi da Rea, precedendo Michael van der Mark che però ha rotto il motore sul più bello, con olio sparso in prossimità della prima staccata che ha causato le scivolate di Federico Caricasulo e, con la Supersport, di Andrea Locatelli.

ALEX LOWES DUE VOLI

Il britannico ha preso subito il ritmo con la Kawasaki campione del Mondo (quarto crono di giornata) ma è incappato in due scivolate. La prima giovedi, a bassa velocità. La seconda invece a mezz’ora dalla fine, con la gomma da qualifica: Alex Lowes è atterrato alla curva 4, la velocissima sinistra, rialzandosi per fortuna senza danni. Il gemello ha cambiato colori ma sembra lo stesso pilota dei tempi Yamaha: molto veloce ma assai incline all’errore.

LA DUCATI? SI E’ NASCOSTA

E’ mancato l’atteso confronto fra Rea e Redding. La Ducati ha fatto tanto lavoro per verificare l’affidabilità di particolari 2020, e al campione del BSB è mancato il tempo per andare a caccia del limite a sensazione. Ha concluso a un secondo dalla Kawasaki, avendo già capito che aria tirerà a fine febbraio a Phillip Island. Con la gomma soffice è andata forte anche la BMW con Tom Sykes, sesto, davanti a Toprak Razgatilioglu. Adesso tutti in vacanza, la Superbike riaccenderà i motori il 22 gennaio, di nuovo a Jerez.

1 commento

marcogurrier_911
18:40, 29 novembre 2019

Pilota sensazionale….

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