Superbike, Scott Redding

Superbike, Scott Redding ci ha messo il cuore ma per il Mondiale non basta

Scott Redding ha fatto cilecca proprio quando avrebbe potuto attaccare Jonathan Rea in difficoltà. Per vincere il Mondiale serve stabilità, questa è la chiave 2021

21 settembre 2020 - 15:57

“E anche quest’anno la Superbike la vinceremo il prossimo”. Ai tempi di Fogarty, Corser e Bayliss la Ducati  era l’invincibile armata, ma il Mondiale sul quale Borgo Panigale ha costruito le fortune sportive e commerciali manca da nove anni. Poco o niente lascia sperare che il digiuno possa rompersi da qui ad un mese. Restano ancora sei gare da correre (124 punti) ma i 51 punti di ritardo dal colosso Jonathan Rea suonano come una condanna per Scott Redding. Il Cannibale avanza in classifica anche quando non vince, o addirittura va in difficoltà come in gara 2 al Montmelò. La Kawasaki remava d’anteriore, Redding però era messo ancora peggio, causa deterioramento del posteriore. Quando era il momento di accorciare le distanze, il britannico è andato in crisi. Negli ultimi round ha preso paga  anche dal compagno di box Chaz Davies, ormai fuori dai giochi Ducati, e dal privato Michael Rinaldi, con la Panigale 2019. Il fuoco amico ha fatto più male, sulla classifica e il morale, degli affondi Kawasaki.

Cos’è che non funziona? 

Nel 2019 la  disfatta di Alvaro Bautista da metà stagione in avanti era stato l’alibi nel quale spegnere la ricriminazione. Nel volgere di poche settimane lo spagnolo era passato dal ruolo di bandiera della Rossa a quello di cascatore seriale e voltagabbana. La colpa del Mondiale sprecato dopo un inizio da record era ricaduta tutta su Bau Bau. Ma stavolta c’è poco cui aggrapparsi. Scott Redding ci ha messo il cuore, in ogni curva. Quando c’è stata l’occasione non ha esitato ad affrontare Jonathan Rea a brutto muso. E’ successo a Jerez, Aragon e anche l’ultimo week end al Montmelò. Ma l’altro è furbo, non non è caduto nella trappola. Il campione BSB ha fatto un errore pesante ad Aragon, ma anche il Cannibale paga uno zero in classifica. Il problema non è stata la caduta, ma andare complessivamente più piano.

La Ducati perde i Mondiali con la moto migliore 

Questo rischia di essere il secondo titolo sfumato pur disponendo del miglior potenziale tecnico. La Panigale aveva fatto fuoco e fiamme un anno fa (17 vittorie) e continua ad andare fortissimo. Con il missile bolognese  hanno vinto tre piloti diversi su tracciati differenti. In rettilineo la Panigale fa la differenza e su determinati tracciati, come Jerez e Montmelò, ha dato l’impressione di essere difficilmente avvicinabile, quando i piloti trovano il modo di sfruttare adeguatamente le gomme. Jonathan Rea soffre sul dritto e spesso anche in accelerazione. Eppure in 18 gare è finito 15 volte a podio, vincendone la metà.  La Kawasaki “rischia” di vincere il sesto Mondiale di fila con la Superbike più vecchia in pista.La chiave è disporre di un’esperienza enorme che permette a pilota e squadra di far fronte ad ogni evenienza, sfruttare sempre al massimo l’aderenza e non sbagliare una mossa. Avere una moto più vecchia, invece di essere un limite, è diventato l’asso nella manica.

La svolta 2021: serve continuità

Quindi ecco cosa serve alla Ducati: la stessa continuità che fa vincere la Kawasaki. Nel 2021 sarà la terza stagione per la Panigale, che quindi comincia ad essere una moto “matura”, al top dello sviluppo, con un magazzino di dati ed esperienze alla pari con i giapponesi. Ma la tecnica non basta, serve anche il fattore umano. Scott Redding forse non aveva un’idea precisa di quanto fosse difficile battere Jonathan Rea. Nel dopo gara del Montmelò il britannico ha detto una cosa giusta: “Ci sono altri Mondiali da vincere”. Esatto, questa è la chiave. Cominciare a programmare la prossima sfida, analizzare ogni dettaglio che può sfruttare anche un millesimo di secondo. Buttarsi nella mischia e pensare di vincere menando pugni a casaccio non servirà. Per battere Jonathan Rea la Ducati dovrà usare le stesse armi: esperienza, conoscenza e talento. Ma soprattutto, la testa.

3 commenti

marcogurrier_911
16:44, 22 settembre 2020

Quadro perfetto
La metafora con la boxe che Scott ama rende benissimo l’idea…menare le mani senza far male davvero serve a poco.
Ha provocato, viso aperto senza paura e molto, tra Aragon e Barcellona
Ma Jonathan è un pilota fotonico…è incredibile. Guardate gara2 barcellona…giro – 6 dal termine…risucchiato dalle Ducati, in crisi ciclistica e di gomme, perde il treno delle Yamaha che aveva avvicinato…Rinaldi lo passa, Redding a ruota ma lui che fa? Una cosa difficilissima, un montante al fegato, un sopracciglio che comincia a buttar fuori…girava in 44 e 2/4, il 65 fa un colpo di reni e spara due giri in 43 e 8…rifila 9 decimi (!!!!!!) a Scott, che non reagisce sul quadrato del match (per rosicchiare uno o due punticini), molla sulle gambe, butta fuori il paradenti, e viene annichilito anche da Sykes.
Rea è un pilota sensazionale,la stima reciproca con Marquez non casuale.

Max75BA
16:58, 21 settembre 2020

…analisi impeccabile

    Paolo Gozzi
    18:12, 21 settembre 2020

    Grazie.

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