Superbike Fabrizio

Superbike, Fabrizio si sfoga: “La FIM preferisce il business alla vita”

Il paddock Superbike si divide sulla scelta di correre dopo la scomparsa di Dean Berta Viñales. Tra i più critici Fabrizio, che si ritira (di nuovo) dalle corse

26 settembre 2021 - 15:41

Correre o non correre, questo è il dilemma che ha pervaso il paddock Superbike questo fine settimana. La tragica scomparsa di Dean Berta Viñales ha riaperto un tema spinoso nel mondo delle corse. Ci si chiede se abbia senso proseguire nel weekend, ma la verità è che una risposta univoca e soprattutto giusta non la si troverà mai.

Ne abbiamo parlato ieri con una testimonianza direttamente da Jerez e per quanto la riunione con i piloti ha detto che si poteva proseguire, la realtà è che non tutti volevano continuare. Logico che tra chi non volesse correre ci fosse qualche pilota della 300, quelli più coinvolti emotivamente dall’incidente. Altrettanto normale che tra chi non ha corso c’è stato Isaac Viñales, cugino di Dean.

“Mi ritiro, non corro per rispetto della vita umana”

C’è anche chi ha alzato la voce, tra cui Michel Fabrizio. Nel report della gara di Supersport avevamo parlato della sua assenza e di quella di Marc Alcoba, con annesso sfogo da parte dell’italiano, che per altro ha annunciato il ritiro dalle corse. “Mi rifiuterò di correre per rispetto della vita umana. E mi ritiro. È il momento di dire basta. Oggi ho assistito ad una brutta giornata, la perdita di un pilota di soli 15 anni. Gare così ne ho viste tante in questa categoria, e ogni volta che ne finiva una, si tirava un sospiro di sollievo perché era andata bene”, lo sfogo.

“Purtroppo non sempre va bene e oggi è successo l’imprevedibile o forse quello che si sapeva potesse accadere. Ma rientrando dopo 6 anni ho visto questo mondo cambiato”, continua. “Ho visto indifferenza da parte della Federazione Internazionale. Troppi piloti con poca o addirittura pochissima esperienza e questo succede non solo nel mondiale, ma anche nei campionato nazionali dove si prende tutto per far cassa”.

“La politica di ogni nazione deve intervenire!”

Fabrizio spera che il suo messaggio non passi inosservato: “Marc Marquez è diventato un punto di riferimento: i giovani emulano le sue gesta con sorpassi troppo al limite, si appoggiano agli avversari e rischiano ogni centimetro. Mi ritiro dal mondo delle corse per mandare un messaggio, affinché cambino le regole per la salvaguardia delle vite umane”. 

“Vanno riviste le piste, gli spazi di fuga devono essere migliori”, sentenzia. “Vedi il Red Bull Ring dove i piloti cadono e rimangono in traiettoria, dipende tutto dalla FIM che non svolge un ruolo di salvaguardia nei confronti della vita ma predilige il business. La politica di ogni nazione deve intervenire. Senna fu il primo a lanciare un messaggio forte e solo dopo la sua morte si intervenne. Nella F1 oggi ci sono meno morti, nel motociclismo ultimamente un’ecatombe”

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4 commenti

voiedegarag_15199617
19:48, 26 settembre 2021

“Mi rifiuterò di correre per rispetto della vita umana”

Giusto ma allora al TT non si correrebbe mai.
La verità è che Dean Berta Viñales è morto e qualunque cosa uno faccia non tornerà.
E non è detto che tutti i piloti possano veramente rifiutarsi di correre, sopratutto visto che solo un’infima minoranza tra loro è pagata per farlo mentre la maggioranza porta i soldi alla squadra e ha dunque un debito materiale e morale verso lo sponsor, un “problemino” etico e sportivo del quale non si lamenta mai NESSUNO.
Quindi forse non è la FIM che predilige il business, ma tutto il paddock.

    voiedegarag_15199617
    19:55, 26 settembre 2021

    “Vanno riviste le piste, gli spazi di fuga devono essere migliori”

    Purtroppo la vittima è caduta in curva 1 a Jerez dove la via di fuga sembra sufficiente, ma ciò che è grave è che è sempre rimasta sull’asfalto, quindi anche se la via di fuga fosse stata di 350 metri non sarebbe cambiato niente.
    Fabrizio era presente ma sembra non essersene accorto.

      voiedegarag_15199617
      20:00, 26 settembre 2021

      “Gare così ne ho viste tante”

      In WSSP300 si corre sempre in plotone anche perché la moto è lenta, poco difficile da pilotare e la scia dunque conta tanto e tiene insieme piloti con prestazioni molto differenti, trasformando le corse un po’ in una lotteria, come in Moto3 peraltro.
      Se non si aggiungono 15÷20 CV che rendano la moto più difficile si correrà sempre in plotone coi rischi che questo comporta in caso di caduta.
      Viñales è caduto a 3 giri dalla fine, non nei primissimi quando questo rischio è inevitabile.

      “Troppi piloti con poca o addirittura pochissima esperienza”

      Finalmente un’osservazione costruttiva, anche se la WSSP300 sembra esattamente una classe propedeutica (e molto poco mondiale).

        voiedegarag_15199617
        20:05, 26 settembre 2021

        “Senna fu il primo a lanciare un messaggio forte e solo dopo la sua morte si intervenne.”

        Si chiama Jackie Stewart e non Senna, vive ancora ed il suo primo grido d’allarme fu per l’introduzione dei guard-rails nel 1966, mentre Brabham e altri lo sfottevano dicendo “vorrei proprio sapere chi è il frocio che ha bisogno del guard-rail per correre al Nürburgring” cioé di fatto in mezzo a una foresta che rendeva praticamente fatale ogni uscita di strada.

        Altri tempi, ma Senna ha debuttato nel 1984, cioé 18 anni dopo quella polemica fondante ed è morto nel 1994 dunque Fabrizio parla a vanvera come in un talk-show sul calcio su Rete Castelrocco di Sopra, facendo caciara di due drammi.

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