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L’opinione di Marco Melandri: “Vietare lo sport ai giovani è un crimine”

ESCLUSIVO Marco Melandri a tutto campo sull'attualità. Le restrizioni nello sport, il "ricatto" green pass, la questione Djokovic e tanto altro. L'intervista.

15 gennaio 2022 - 17:17

La questione vaccini, green pass e c0nseguenti restrizioni è un terreno di confronto (spesso purtroppo scontro) piuttosto caldo attualmente. Marco Melandri recentemente ha deciso di dire la sua in merito, puntando in particolare sul divieto di praticare sport per chi non è dotato del certificato verde. Una mossa che non esita a definire ‘crimine’, sottolineando l’importanza dello sport per le nuove generazioni ed i valori che vengono così trasmessi. Oltre alla libertà di scelta che viene così negata: questi gli argomenti principali del suo discorso nella manifestazione organizzata oggi a Milano. Non è vaccinato, ma non chiamatelo ‘no vax’: il perché ce l’ha ben fornito lui stesso. Ma andiamo con ordine, partendo dalla questione sportiva.

L’importanza dello sport

“Lo sport è stato la mia vita. Io vivevo nelle case popolari e lo sport mi ha aperto un mondo che mi ha dato un sacco di valori. Mi ha insegnato a a rialzarmi ogni volta, a lavorare con persone di culture diverse, mi ha portato in giro per il mondo. Vietare ai ragazzini di fare sport è un crimine: è un loro diritto, non ci sono scuse.” Marco Melandri racconta così a Corsedimoto il suo punto di vista, prendendo un tema che chiaramente gli sta molto a cuore. Come detto, le ultime restrizioni privano i ragazzini senza green pass della possibilità di fare attività sportive. “Ai tempi dell’apartheid le persone di colore avevano un posto solo per loro nell’autobus. Adesso i ragazzini non possono prendere l’autobus per andare a scuola! Questa è democrazia?” Sottolineando apertamente il risvolto non-educativo e le sue conseguenze. “Vieti lo sport, ma permetti loro di andare per strada, fare amicizie del cazzo, conoscere gente di merda, buttarsi in giri di droga…”

Free vax 

Recentemente Melandri era risultato positivo al Covid, come aveva informato lui stesso via social. “Non ho avuto nessun sintomo. Ma l‘avevo già preso a marzo. Il problema è stato che il medico di base non ti cura, non glien’è fregato proprio niente. Ti dice “Stai a casa e aspetti.” Ma cosa vuol dire? Se ti dico che ho mal di testa, la febbre… Dammi qualcosa no? Invece… Adesso l’ho preso senza neppure accorgermene, ma in un certo senso ho cercato il contatto.” Non è stato l’unico positivo della famiglia. “Mia figlia l’ha avuto a marzo, ma non se n’era nemmeno accorta, come succede al 99% dei bambini. Recentemente poi è stata sempre attaccata a me quand’ero positivo e non l’ha ripreso.”

“Io ho avuto la malattia, gli anticorpi li ho, per quanto possano calare ne avrò di migliori di quelli che mi può dare un vaccino, quindi non vedo la necessità di doverlo fare. Soprattutto se mi ricatti, perché vuol dire allora che non è per il mio bene ma che sei tu che ne hai bisogno.” Sottolineando che “Io non sono no vax, ma free vax, per la libertà di scelta: è diverso.” Un discorso che torna sul green pass. “Per miei motivi ho rinunciato a vaccinarmi ed ora in Italia non puoi vivere senza la certificazione verde. Non puoi andare al bar a prendere la bottiglietta d’acqua, ma puoi andare a prendere le sigarette! Questo è per la mia salute…” Aggiungendo che “La tessera verde non è una libertà, ma una libertà condizionata, che può essere revocata in ogni secondo.”

Numeri e libertà di scelta

Continua poi con un suo commento riguardo le cifre che vengono fornite continuamente sulla pandemia. “Basta guardare i numeri veri, ovvero quelli del ISS e non della televisione. Sotto i 30 anni quanti casi realmente gravi di Covid ci sono stati? La gente moriva anche di influenza, e succederà sempre per malattie. I numeri che ci sono però secondo me non sono sufficienti per obbligare a fare qualcosa per un’emergenza sanitaria che non c’è. Un protocollo poi che non funziona nemmeno. La Costituzione parla chiaro quando dice che sei libero di scegliere le cure che vuoi ricevere. È stata completamente calpestata la Costituzione, così come i diritti.”

Aggiungendo che “L’età media delle vittime neanche malate, positive al Covid (e l’hanno detto i politici stessi che in questo ci buttano dentro di tutto), è oltre gli 80 anni. È normale che un anziano sia più fragile di un giovane. Ma qui ci stanno raccontando un sacco di cavolate, di bugie. Ti dicono poi che gli ospedali sono pieni di no vax, quando poi anche i vaccinati con due dosi vengono segnati così: sono loro stessi a dirlo. Poi basta andare spegnere telefono e televisione, andare in giro ovunque… A me sembra che la vita sia normale, non c’è il finimondo. Le disgrazie e le malattie ci sono sempre state e continueranno ad esserci.”

Il lavoro e la questione Djokovic

Una presa di posizione che può creargli qualche problema a livello lavorativo? “Certo, ma io ho detto subito chiaramente quello che pensavo. Ovvero che non scendevo a compromessi, quindi che potevo rinunciare ed amici come prima. Per me è più importante la salute, il futuro nei prossimi anni, non faccio politica e non mi schiero. Voglio solo far vedere alle persone come stanno le cose: il problema non è vaccino o no, ma la libertà di scelta. Ci hanno portato via i diritti e sarà sempre peggio.” Sottolineando anche di non dare alcun peso ad eventuali critiche arrivategli.

Per finire, il suo commento sulla questione Djokovic. “Lo hanno sfruttato per una battaglia diversa. Sono gli Australian Open, uno dei tornei più importanti del mondo, e gli organizzatori ma soprattutto gli sponsor che pagano non possono permettersi di farlo senza il numero 1. Hanno fatto di tutto loro per farlo entrare, lui sarebbe rimasto a casa: è stato un capro espiatorio. L’Australia non poteva chiedere però cedere in questo “braccio di ferro” ed il casino ora ce l’hanno in casa. Chi paga vuole il numero 1, l’Australia deve far vedere che ha regole ferree e non può piegarsi, e Djokovic è in mezzo ma non c’entra nulla.”

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