Marco Agostini, capotecnico del team PTR in Supersport, ci ha parlato della doppietta di Booth-Amos in Inghilterra e di altri aspetti importanti del progetto
Triumph.
Prima della lunga pausa estiva il Mondiale Supersport ha fatto tappa a Donington Park per quello che era il round di casa di Triumph, del team PTR e di Tom Booth-Amos. È stato un successo:
il pilota inglese ha fatto doppietta di vittorie. Si è trattato dei primi trionfi della stagione 2026. Di questo e non solo abbiamo parlato con il capotecnico toscano
Marco Agostini.
Mondiale Supersport: Corsedimoto intervista Marco Agostini (PTR Triumph Factory Racing Team)
Ago, quanto è stato emozionante fare doppietta con Booth-Amos in un round speciale come quello a Donington Park?
"Ovviamente, vincere in Inghilterra con un marchio inglese, un team inglese, un pilota inglese e persone di riferimento di Triumph nel box è stata una bella soddisfazione. Inoltre, quello di Donington Park è un circuito che a me piace, è old style e vincere lì non è mai scontato. Anche se qualcuno può pensare che fossimo favoriti dal fatto di correre in casa, voglio precisare che lì non avevamo fatto alcun test quest'anno. Abbiamo solo i dati del passato. Due anni fa abbiamo fatto la gara del BSB, quando ho iniziato a lavorare con Tom, e poi ci siamo andati solo per i round del Mondiale. Chiaramente, c'erano delle motivazioni in più, però comunque venivamo forti dal weekend a Misano, dove siamo arrivati secondi in Gara 2 in una situazione molto critica a livello di grip".
Vedere Booth-Amos in grado di trionfare non ti ha colto di sorpresa.
"Mi aspettavo di poter vincere a Donington, un secondo posto mi sarebbe stato stretto. Sulla moto abbiamo anche fatto degli aggiornamenti di setup, sistemando meglio anche il freno motore. A Misano si era accontentato di arrivare secondo, a casa sua voleva vincere. La differenza a Donington è stata la serenità del pilota. Quando vuole, Booth-Amos sa vincere".
Foto: PTR Triumph Factory Racing Team
In generale, come valuti la stagione Supersport 2026 del PTR Triumph Factory Racing Team?
"Forse l'aspettativa era quella di essere un po' più avanti. Abbiamo perso dei punti importanti nei primi round del campionato e a Most. Io comunque punto sempre al massimo, voglio vedere una progressione e chiudere il bellezza. E finché la calcolatrice non ci taglia fuori dalla corsa al titolo mondiale, dobbiamo pensare di poter recuperare e di poter vincere. Dobbiamo ottenere il massimo dei punti gara per gara. Il nostro vantaggio è il fatto di non avere pressione, noi non abbiamo nulla da perdere. Ho dispiacere per il weekend a Most, dove avremmo potuto conquistare due podi e invece non abbiamo fatto punti a causa di due cadute. So che rimontare sarà complicato, anche arrivare sul podio finale della classifica Supersport non sarebbe male, però io punto sempre in alto, mi piace sognare".
Che tipo di pilota e che tipo di persona è Tom Booth-Amos?
"Non è l'uomo delle prove o delle qualifiche, però in gara dà il massimo ed è molto bravo anche quando le gomme calano. È un pilota da gara. Caratterialmente, da un lato è un inglese un po' freddo, dall'altro si sta un po' aprendo anche grazie a me, che da italiano sono un po' più caldo. Abbiamo un bel rapporto. Qualsiasi modifica alla moto cerca di sfruttarla al massimo, non si tira indietro se qualcosa non funziona al meglio. Assieme al team manager Simon Buckmaster è stato creato un sistema di lavoro che ha permesso al pilota di crescere. Simon ha creduto tanto in Tom, gli ha dato una buona possibilità e siamo soddisfatti dei risultati, anche se possiamo sempre fare meglio. Se migliora nelle prove e nella gestione emotiva diventa un pretendente per il titolo. Deve fare come a Donington. Se comincia a credere di più nel suo potenziale riesce a sfruttare il 100% della moto e a stare costantemente davanti. Per il 2027 si sta parlando per tenerlo, ancora non c'è un accordo. Sarei felice se rimanesse".
Nel box del team PTR Triumph c'è anche Oli Bayliss, figlio del leggendario Troy. Due podi conquistati in questo mondiale SSP 2026.
"È veramente un bravo ragazzo, un buon pilota e anche un ottimo compagno di squadra. Ha un buon rapporto con Tom. Ora sta finalmente trovando la sua identità in Supersport, mentre prima si parlava molto del fatto che fosse il figlio di Troy. Oli vuole camminare con le sue gambe e lo sta dimostrando con dei buoni risultati. Gli manca essere un po' più costante e lucido in gara, deve gestire meglio la seconda parte, quando cala la gomma. Non sempre raccoglie ciò che aveva mostrato nelle prove. Con lui si lavora bene, deve fare un ultimo step. Mi piacerebbe tenerlo in squadra anche nel 2027, ha un buon potenziale e sta crescendo. Se ne sta parlando, io sarei contento della sua permanenza. Fosse per me, terrei sia Booth-Amos sia Bayliss, sono entrambi forti e c'è una bella armonia nel box".
Per quanto riguarda la moto, la Triumph Street Triple 765 RS, su quali aspetti siete concentrati per migliorare?
"Dobbiamo lavorare un po' sul peso, siamo un po' più pesanti, mi piacerebbe essere più vicino al limite. Dobbiamo ricordare che partiamo da una naked, non da una Supersport: ci sono delle misure che non possiamo toccare, il telaio e il forcellone sono standard. Questo ci limita un po'. Rispetto alla Yamaha, facciamo un po' più di fatica a girare nelle curve a S. Abbiamo un ottimo grip e il motore è buono, perché è una via di mezzo tra un quattro e un due cilindri che ti permette di avere una grande coppia e anche di essere veloce. Non abbiamo problemi grossi, però avremmo bisogno di lavorare su delle misure diverse. Siamo vincolati anche in termini di ergonomia".
Triumph nel 2027 porterà in pista una nuova moto in Supersport. Cosa vi aspettate?
"Dobbiamo cominciare a lavorarci per avere le idee più chiare, però anche dalle prove fatte sulla moto stradale con i tester Triumph sembra sia stato fatto uno step in avanti. Ad esempio, sembra esserci un miglioramento per quanto riguarda la maneggevolezza e che la moto giri meglio da metà curva in poi. Si è lavorato anche sull'aerodinamica e sull'ergonomia, i piloti si dovrebbero trovare maggiormente a loro agio nella guida, soprattutto nei cambi di direzione. La moto attuale ha un serbatoio più grande ed è più ingombrante, oltre ad essere più pesante. Il motore è nuovo, anche se non completamente: è stato rivisto rispetto rispetto all'attuale, la cilindrata aumenterà".
Ago, pensando a quando sei arrivato in Triumph e al percorso che hai fatto finora, sei soddisfatto del lavoro svolto?
"Sì. Da italiano, per me è stata una bella sfida personale mettermi a lavorare con un team inglese. Devo ringraziare Simon Buckmaster, che dopo le prime due gare fatte assieme mi ha richiamato dicendomi di avere bisogno di me. Poi voglio sottolineare che c'è tutto un gruppo che sta lavorando bene, io sto facendo la mia parte e altre persone stanno facendo la loro. Gli uomini di Triumph mi ascoltano e questa è una bella soddisfazione, anche perché siamo solo una decina di persone, non è una struttura MotoGP. Per me sarebbe stato più facile andare in un team italiano, avevo delle richieste, però ho voluto mettermi in gioco in una realtà inglese. Per me rappresenta una doppia soddisfazione vedere che si è creato un bellissimo rapporto e che si sta lavorando bene".
Per il futuro che obiettivi ti poni?
"Spero di far crescere Triumph nelle corse. Anche nel BSB parte tutto dal materiale che abbiamo sviluppato noi col team PTR. È una bella sfida. Chiaramente, l'obiettivo è portare la casa a vincere. Io lavoro per ottenere il massimo, mi piacerebbe riuscire a conquistare il titolo mondiale Supersport".
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