“Dorna non vuole più entrare nel giudizio dei fatti sportivi” assicurava poco tempo fa il boss della
MotoGP, lo spagnolo Carmelo Ezpeleta. Scottata dalle polemiche esplose col caso Rossi-Marquez-Lorenzo la società padrona della top class ha varato una piccola rivoluzione che però, aldilà dei comunicati appena usciti, non ha cambiato un bel niente. Vediamo come e perchè.
DITTATURA – La novità è l'istituzione di una nuova commissione di tre membri che dovrà giudicare i fatti più gravi. Come, per intenderci, la discussa collisione tra Rossi e Marquez a
Sepang. La dirige il britannico Mike Webb, lo stesso che era direttore di gara in quella complicata domenica, nonché uno dei tre membri della Race Direction, fino ad oggi il massimo ente giudicante in circuito. Gli altri due saranno commissari designati dalla Federmoto Internazionale Motociclistica, designati a rotazione in una rosa di otto. Qui viene il bello, perchè per contratto
Dorna ha in mano la gestione completa della MotoGP. Non solo i diritti pubblicitari e TV, come sarebbe lecito, ma anche la stesura dei regolamenti tecnici e di tutte le scelte strategiche. Anche delle sanzioni, se impattano sul potenziale d'interesse del campionato: incassi in circuito, diritti tv, ect. In una parola: carta bianca. La FIM, quando serve, ci deve mettere il cappello, ma è sempre la Dorna che decide, alla luce del sole o dietro le quinte. Perchè così è stabilito da un accordo per il quale gli spagnoli versano svariati milioni di euro l'anno nelle casse federali. Quindi la nuova commissione è solo un paravento ed è abbastanza improbabile che i due membri FIM decidano contro il volere della Dorna. Che, guarda caso, ha messo a capo del terzetto un suo uomo, Webb appunto, nelle vesti di coordinatore. Ezpeleta ha fatto come quei dittatori che quando ci sono le elezioni permettono l'ingresso nel Paese di osservatori internazionali. Tanto il trucco c'è, basta non si veda...