Lo pensavamo tutti che quel momento non potesse mai finire, che da quel sogno non ci saremmo mai più risvegliati. Vivevamo una realtà felice: la domenica il rosso era il colore della festa in tutto e per tutto. Quel rosso Ferrari che indossava Michael Schumacher e che ci faceva stare bene. I ricordi di me bambino sono siglati da quel magico 29 agosto del 2004 perché, dopo quel giorno qualcosa cambiò e cambiò in peggio. Vent’anni fa esatti, Schumacher vinceva il suo settimo ed ultimo titolo mondiale in Formula 1, vent’anni fa la storia cambiava per sempre.
Era l’epoca rossa della Formula 1
L’alba di Suzuka è quel meraviglioso momento in cui i sogni hanno lasciato spazio alla realtà. Quel fatidico 8 ottobre, segnò l’inizio della cavalcata del Kaiser sulla monoposto di Maranello. Emozioni uniche, con l’Italia che si fermava per vedere le gesta del Cavallino e di quel pilota teutonico che però rappresentava il Belpaese. 5 titoli mondiali dal 2000 al 2004, passando in vittorie che hanno fatto la storia e attraverso momenti meno idilliaci. Il 2004 è stato l’anno della consacrazione, con la
F2004 che è considera come una delle migliori vetture della storia della Formula 1.
20 anni fa esatti, tuttavia, ci trovammo a vivere l’ultima tappa di questo grande sogno, come se a Spa stessimo vivendo il tramonto. Un sogno che la penisola viveva a pieno, perché tutti ci ricordiamo le belle abbuffate a pranzo per poi alle 14 staccarsi da tutto e vedere la vittoria della Ferrari. La domenica nei primi anni 2000 era così. Vivevamo spensierati, perché sapevamo che dopo una settimana dura arrivava il weekend, arrivava la Formula 1, arrivava Schumacher. Io ero bambino all’epoca, un bambino che ha sempre amato i motori. Sinceramente era facile in quegli anni, c’era la Rossa e c’era Rossi, come non si faceva a crescere in Italia e non amare qualcosa che avesse un motore? Una domanda che mi chiedo, perché conosco persone della mia età, che non sanno quanto sia bello il motorsport.
Quel 29 agosto di 20 anni fa
Io me lo ricordo il 29 agosto del 2004, me lo ricordo bene. Ricordo l’ansia che precedeva l’evento e mi ricordo che quel giorno io non ero a casa. Avevo paura che non avrei potuto seguire la gara, paura che Schumacher che partiva secondo dietro a Jarno Trulli potesse vincere il suo settimo titolo mondiale di Formula 1 a Spa-Francorchamps, senza di me, senza il mio tifo. Quel giorno dovevo andare in montagna e l’unica cosa che cercai a Prati di Tivo (una località montana turistica del teramano) era un locale che aveva la TV. Quel locale lo trovai e dalle 14 mi fiondai davanti alla televisione, pronto ad ascoltare la telecronaca di Gianfranco Mazzoni.
La TV era quella dell’epoca, a tubo catodico e con immagini che tante volte erano poco nitide, soprattutto durante gli on board. Fa niente! Quelli erano anni in cui l’HD non si sapeva nemmeno cosa fosse, perché l’unica cosa nitida che avremmo voluto vedere era quella F2004 tutta rossa con il suo cavaliere tedesco dentro. L’ansia in quella gara fu tanta, alla fine a vincere fu Kimi Raikkonen con la McLaren. Dietro di lui arrivò Schumacher che vinse così il titolo di Formula 1 per la quinta volta conseguitava, nessuno come lui! La gioia era straripante, ma il modo di festeggiare era un po’ scemato, perché ormai era una routine, una routine felice che andava avanti nel tempo.
L’emozione è un sentimento da vivere sul momento
Quel giorno feci festa sì, ma non fu come tante alte volte, ormai era normalità. Una normalità che in poco tempo si andò a perdere. Schumacher e la Ferrari non vinsero più un titolo insieme, il Cavallino dovette aspettare Raikkonen nel 2007 per tornare a vincere in Formula 1, per quello che ad oggi, è l’ultimo sigillo della casa di Maranello. Io 20 anni fa non ci pensavo, non mi ero goduto a pieno quel momento e forse oggi un po’ me ne pento. La verità è che i momenti felici vanno vissuti a pieno subito, perché non sappiamo quando ricapiteranno. Quel 29 agosto 2004, eravamo felici, ma dentro di noi non pensavamo che sarebbe stato l’ultimo trionfo iridato del Kaiser. Del pilota che più di tutti mi ha trasmesso la passione per le quattro ruote. Oggi non starei qui a scrivere, se Michael e la Ferrari non avessero fatto tutto quello che hanno fatto insieme. Pensare che sono già 20 anni dal loro ultimo trionfo, mi fa sentire più vecchio, ma felice di quell’infanzia passata insieme a loro.
FOTO: social Musei Ferrari