Le storie dei piloti molte volte sembrano favole e per lo più tutti credono che siano “figli di papà”. Uno di questi è Damon Hill il figlio del leggendario Graham Hill, l’unico pilota ad aver conquistato la Tripla Corona. Ora pensate come possa essere stato visto Damon sin dal suo esordio in Formula 1. Eppure la storia di questo figlio d’arte è tutt’altro che una cavalcata semplice.. Certo, qualche aiuto lo ha avuto, eppure ha dovuto subire molti schiaffoni nella vita ed è sempre riuscito a rialzarsi. Visto sempre come un perdente, ha regalato agli appassionati, tuttavia, gare che non si dimenticheranno. Hill è stato soltanto il rivale sconfitto da un giovane Michael Schumacher oppure ha rappresentato qualcosa di più?
La cruda realtà della perdita di un padre
Il peso di essere il figlio di Graham Hill, il piccolo Damon lo capisce sin da bambino. Il padre non è solo una leggenda della Formula 1, ma lo è in tutto il mondo del motorsport a quattroruote. Diventa quindi difficile per il giovane britannico avvicinarsi alle macchine. Il 29 novembre del 1975 però la vita della famiglia Hill cambiò per sempre. Graham quel giorno perse la vita in un incidente aereo, nessuno dei sei passeggeri a bordo si salvò. La vita del giovane Damon a soli 15 anni cambiò radicalmente. La famiglia dovette vendere tutte le proprietà. La villa in campagna con 25 stanze fu liquidata e a soli 15 anni il giovane Hill divenne adulto.
Questa fu la svolta e forse aiutato anche dalle amicizie del padre, il giovane capì che doveva intraprendere la via del motorsport. I soldi, come detto, non c’erano più e così Hill doveva lavorare e con quello che guadagnava aiutava la famiglia e si comprò la sua prima moto. Fece questa scelta per non ripercorrere le vie del padre. Il talento sulle due ruote non gli mancava e nel 1981 iniziò a gareggiare sul serio vincendo a Brands Hatch nel 1983 in sella ad una Yamaha TZ 350. Il campionato della classe 350 gli piaceva ma nel 1984 su pressioni della mamma smise di correre in moto. La madre aveva paura, non voleva perderlo come il padre e gli chiese di seguire le orme del marito e di intraprendere una strada sulle corse d’auto e sognare magari la Formula 1.
Il talento per approdare in Formula 1 c’era tutto
Le pressioni si fecero forti e forse non fu solo la mamma a suscitare questo ardore per le moto ma anche le due sorelle Samantha e Brigitte. Damon nel 1984 s’iscrisse ad alcune gare su quattro ruote vincendo una tappa della Formula Ford sempre a Brands Hatch. Nella realtà le cose non andavano bene come nelle moto, forse perché Hill aveva cominciato troppo tardi con le auto. Gli sponsor non gli davano molta fiducia, così per continuare a correre dovette chiedere un prestito in banca. Pensate Damon Hill, figlio del grande Graham Hill costretto a chiedere soldi per continuare la sua attività da pilota. Quella si rilevò però una svolta, che lo condusse fino alla Formula 1.
Il britannico iniziò un girovagare tra i campionati nazionali con risultati sempre migliori e così nel 1990 arriva la grande occasione. Quell’anno esordì nel mondiale F3000 con la Lola e grazie ai risultati maturati nel 1991 diventa pilota di riserva della Williams. La squadra di Grove era convinta del potenziale e l’anno dopo lo fece esordire in Formula 1 all’età di 31 anni. Nel 1993 entra in pianta stabile prendendo il posto di Nigel Mansell che si era ritirato. Gli anni con il team britannico portano a successi, ma era sempre il secondo pilota. Lo era nel ’93 quando a vincere fu il compagno Alain Prost e nel ’94 era il compagno di Ayrton Senna. Dopo Imola tutto cambiò e da lì Damon divenne il vero perno del team sfiorando il titolo.
Quel soprannome “Capitan Zero” che lo ha contraddistinto
Il biennio 1994-1995 non sono felici per Hill che perde contro il giovane Michael Schumacher. Le critiche si fanno pesanti, perché secondo molti non era in grado con una vettura superiore di lottare contro Schumacher. Il tedesco era più forte, nessuno lo mette in dubbio, ma forse a Damon fu chiesto troppo. Il titolo di Formula 1 il britannico lo vinse nel 1996, togliendosi così l’etichetta dell’eterno secondo. Una vera liberazione ma forse non è per questo che Damon è davvero così conosciuto tra gli appassionati. Ricordate Ungheria 1997 e Belgio 1998?
Quelle due gare furono il simbolo della carriera di Hill che dalle difficoltà ha saputo trovare forze aggiuntive. Nel 1997 si trasferì nel team Arrows, ve la ricordate la A18 motorizzata Yamaha? Era inguardabile; eppure, all’Hungaroring stava per vincere, ma un maledetto problema al cambio gli si presentò ad un giro dalla fine e da primo scivolò secondo. Quella fu una mazzata, ma il pubblico era per lui, come lo fu nel 1998 quando egalò alla
Jordan la prima vittoria in Formula 1 nel GP di SPA-Francorchamps. Hill ha lasciato un segno, e viene ancora chiamato “Capitan Zero”. Un soprannome che gli fu dato per via di essere stato l’unico pilota della storia a correre con il numero 0. Questo perché sostituì Mansell prima e Prost dopo che vinsero i titoli e all’epoca il numero si prendeva in base al piazzamento dell’anno prima. Quello zero lo ha fatto sembrare sempre come un pilota di seconda fascia, ma Damon nato il 17 settembre del 1960 ci ha dimostrato in questi suoi 65 anni tutta la sua forza nel reagire e nel guardare sempre in positivo.
FOTO: Formula 1