Bradley Ray

Bradley Ray e Suzuki: cosa non va?

Rivelazione del BSB 2018, quest'anno Bradley Ray e la Suzuki faticano e non poco. Episodi sfortunati, ma non solo: le ragioni di questa debacle.

2 settembre 2019 - 13:36

Lo scorso anno, proprio di questi tempi, nel circus del BSB si celebrava Bradley Ray. Oggettivamente, con tutte le ragioni del caso. Da ventunenne, il più giovane pilota a qualificarsi per lo Showdown. Baby in trionfo, tanto da salire sul gradino del podio nelle due gare di Donington Park, arrivando ad un soffio dal record di più giovane vincitore di sempre tuttora detenuto da Jonathan Rea. Brad #28 era uno dei nomi più chiacchierati non soltanto oltremanica, ma anche in ambito internazionale. Di quel Ray veloce, competitivo, stimato e tutt’uno in sella alla propria Suzuki GSX-R 1000, oggi è rimasta soltanto una copia sbiadita. Ma c’è una ragione.

COSA NON VA?

La domanda è lecita: cosa sta succedendo a Bradley Ray ed alla Suzuki nel British Superbike? Dalle stelle alle stalle, dal lottare per la vittoria a, spesso e malvolentieri, per la zona punti. Qualche exploit, vedi Cadwell Park o Knockhill, spesso vanificato da numerosi problemi tecnici. Una stagione completamente da dimenticare, un 2019 che ha lasciato dubbi e perplessità anche da parte di chi era rimasto colpito dalla manetta, talento e velocità dell’originario di Ashford. Un crollo simile in termini di performance resta, sotto certi aspetti, inspiegabile.

CRISI SUZUKI

Dal debutto della nuova GSX-R registratosi nel 2017 un aspetto è rimasto inalterato. La nuova Gixxer, preparata secondo le specifiche regolamentari del BSB, a tutti gli effetti è una “coperta corta“. Una delle moto più potenti (oltre 220 cavalli), ma che fatica a scaricare tutta la cavalleria a terra. Scorbutica nell’erogazione e, su parecchi tracciati della Terra d’Albione, difficile da mettere a punto. Risolto un problema, se ne presenta un altro. Un aggiornamento funziona, ma preclude possibilità d’intervento in altre aree. Non è un caso che, nell’ultimo triennio, le GSX-R 1000 schierate dal team Hawk Racing siano state rivoluzionate quasi ogni mese, alle volte ricorrendo a passi indietro rispetto ai vari aggiornamenti portati da Yoshimura o, a stagione 2019 in corso, passando da sospensioni Bitubo a Ohlins.

LUCI E OMBRE

OK: la GSX-R 1000 sarà una “coperta corta“, ma non si spiega un crollo prestazionale del genere. Com’è possibile che spesso altre Suzuki (vedi OMG Racing) riescano a stare davanti? Soprattutto: perché Bradley Ray è così indietro? Molti hanno puntato il dito nei confronti dello stesso “Telespalla“, il quale ha rispedito al mittente questa teoria non una, bensì in tre distinte occasioni. Punto primo: quando la GSX-R non lo abbandona, lui c’è. Punto secondo: la 8 ore di Suzuka. In sella alla GSX-R del team S-PULSE ha ben figurato, conquistando addirittura l’holeshot (e sul mitico tracciato dell’ottovolante è un onore…) al via. Terzo e, con ogni probabilità, l’aspetto più importante, lo ha espresso a parole: “Non ho mai dubitato di me stesso“, l’ammissione di Ray. “Sappiamo quali sono i problemi. Non sono cambiato rispetto allo scorso anno: anzi, ho fatto tesoro degli errori della passata stagione.

QUALE FUTURO?

Ray è un pilota che con pochi mezzi, ma con tanta voglia di arrivare, sa cosa significa la parola sacrificio. Per questo, veder così vanificata la sua “stagione della verità“, rappresenta per lui un problema. Brad è visto di buon occhio dalla casa madre, tanto da offrirgli lo scorso mese di gennaio la possibilità di provare la GSX-RR MotoGP. Su Ray si poteva costruire un futuro insieme, partendo dal BSB fino a futuribili programmi sportivi internazionali. Un matrimonio che lo scorso anno, ma ancor prima in una strepitosa stagione 2017 vissuta da rookie (spesso davanti a Sylvain Guintoli…), ha funzionato. Per il futuro, dovesse proseguire questo connubio, qualcosa cambierà. Intanto ci sono ancora quattro round a cominciare da Oulton Park, tracciato dove nel 2017 salì per la prima volta in carriera sul podio. Sarà l’occasione del riscatto?

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