Il campione della porta accanto. Tommaso Montanari non è famosissimo. Se si cerca su Google inizialmente appare Tomaso, saggista e storico dell'arte. È però un eroe, un pilota straordinario che alla quarta partecipazione alla Dakar ha guardato tutti gli altri italiani dall'alto.
Ha terminato la gara con un'ottima 21esima posizione assoluta conquistando inoltre l’11esimo posto nella categoria W2RC e risultando primo dei suoi connazionali in classifica generale. Nato a Terni trentacinque anni fa, è un tanto veloce quanto umile, simpatico, disponibile...Una bella persona, proprio come il suo amico Danilo Petrucci. Nel corso della sua carriera Tommaso Montanari ha conquistato 3 titoli italiani ed uno Europeo nell'enduro più 3 titoli nel MotoRally.
"Tutto è iniziato quando avevo 3 anni assieme a Danilo Petrucci - racconta Montanari a Corsedimoto -
I nostri genitori erano amici ed eravamo sempre assieme in moto ed in bici. A 7 anni ho conquistato il mio primo successo nel Trofeo LEM che era un monomarca giovanile di mini-cross. A 14 sono passato all'enduro". La passione per la Dakar nel DNA
"In casa mia si respirava motociclismo da sempre. Mio padre ha una rivendita moto con un'officina. Ca giovane era stato un pilota di enduro a livello nazionale, aveva fatto varie gare anche se non a livello professionistico. Era andato alla Dakar con mio zio ed altri amici ma non avevano i soldi per l'iscrizione quindi la facevano con il road-book del giorno prima. La prima volta che ci hanno provato non erano riusciti ad arrivare a Dakar perché un componente del gruppo aveva avuto dei problemi mentre la seconda ce l'avevano fatta. Da bambino in casa guardavamo sempre le diapositive di quell'avventura. Sono cresciuto con il mito della Dakar. In casa se ne parlava sempre ma era un sogno proibito... Proibito per via dei costi. Intanto gareggiavo nell'enduro ed ho vinto tre titoli italiani ed un Europeo. Sono passato poi al MotoRally per abituarmi alla navigazione e per cercare di prendere anche qualche contatto con le squadre che partecipano alla Dakar".
L'incontro con il team Solarys
"Ho avuto la fortuna di conoscere il team Solarys e nel 2021 hi fatto la mia prima Dakar con loro. Con questa squadra ho avuto la possibilità di fare le cose per bene, andare ad allenarmi in Africa, prepararmi nel modo giusto. Ho poi corso con Fantic ma nel 2025 sono tornato con Husqvarna Italia e con il Team Solarys".
La preparazione fisica e mentale
"La Dakar è dura mentalmente ma sono abituato a stare tutti i giorni con la mia compagna quindi il deserto per me è una passeggiata [ride]. Ovviamente scherzo, sto dicendo queste cose in sua presenza per riderci su. La preparazione comunque è molto importante. Tornato dalla Dakar faccio due settimane di festa poi mi metto al lavoro con allenamenti regolari in palestra, in bicicletta 3 - 4 volte a settimana ed in moto. Man mano che ci avvicina alla stagione delle gare intensifico gli allenamenti in moto. In certi periodi della stagione faccio anche 4 o 5 sessioni settimanali da un'ora, un'ora e mezzo sulla moto da cross. E' importante allenarsi bene sull'endurance".
Una Dakar quasi perfetta
"In questa Dakar è filato tutto liscio, talmente tanto liscio che perfino mio babbo che mi seguiva con un'auto a noleggio non ha avuto alcun problema mentre in precedenza ne aveva avuti. Non ero abituato. Nella mia prima Dakar mi ero rotto il femore e la spalla, nella seconda un problema tecnico mi aveva impedito di finirla, nella terza avevo avuto un problema fisico e l'avevo conclusa un po' di amaro in bocca. Questa volta nessun problema tecnico e neppure fisico! Sicuramente ha influito tanto anche l'esperienza: sapevo quando era il momento di dare tutto e quando era meglio togliere un po' il gas.
L'unico momento in cui ho avuto paura di non finirla è stata nella prima tappa Marathon perché avevo un taglio in una gomma e dovevo fare ancora 400 chilometri. Allora ho cercato di stare tranquillo ed abbassare il ritmo per non rischiare di avere problemi e non arrivare. Ho gestito questo episodio nel modo giusto ed è andato tutto bene".
L'ultimo giorno...
"Era stata una Dakar impeccabile, quasi stentavo a crederci alla partenza dell'ultima tappa. Nessun problema e neppure una penalità. Mi sembrava una cosa irreale. Sono partito per l'ultima tappa e dopo 40 chilometri avevo l'elicottero sopra di me. Era talmente vicino che quasi avrei potuto toccarlo. C'era un gran rumore, una cosa un'altra, sono entrato veloce in una zona di controllo e bip bip. Mi sono preso una penalità proprio l'ultimo giorno, una tappa che sarebbe dovuta essere quasi una passeggiata".
La prima Dakar da papà
"Quando parto per la Dakar di solito non ho mai un obbiettivo vero e proprio, questo viene strada facendo, giorno dopo giorno. Essere 21esimo e primo degli italiani è una gran soddisfazione. L'anno prossimo tornerò alla Dakar ed avrò però un obbiettivo: migliorare questo risultato. Si cerca sempre di fare meglio possibile. Poi bisognerà vedere pure come sarà il tracciato: a me piacciono di più i percorsi un po' più lenti. Ogni Dakar comunque è una storia a sé. Ci tendo a ringraziare tutto il team Solarys per l'importante supporto e quanti mi seguono. Dedico questa Dakar alla mia famiglia: a mio padre che è sempre al mio fianco, alla mia compagna ed una dedica particolare a mio figlio. Sono diventato papà da appena due mesi fa".
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