Salutato il Mondiale Moto3,
Stefano Nepa è pronto per il progetto Moto2 MotoJunior con KLINT Racing: la nostra intervista.
L’addio al Mondiale Moto3 per rilanciarsi in un altro
percorso.
Stefano Nepa ha chiuso il primo capitolo con un anno molto difficile,
ora lo attende un 2026 ricco di novità: sarà
pilota KLINT Racing nell’Europeo
Moto2 del MotoJunior, con la doppia veste di “pilota d’attacco” in campionato e
allo stesso tempo l'impegno nello sviluppo della Forward, progetto che ha
appena 2-3 anni di vita: il lavoro di Nepa darà un ulteriore aiuto per diminuire quanto prima il divario rispetto agli altri costruttori in Moto2. Abbiamo parlato con il 24enne abruzzese per farci raccontare programmi,
obiettivi, aspirazioni.
Un lungo periodo senza sapere quale sarebbe stato il tuo
destino nelle moto
Il mio futuro era un’incognita fino a metà gennaio, non è
stato facile… L’inverno, dicembre soprattutto, è stato molto difficile. Adesso
però sono tranquillo e soprattutto carico, con tanta voglia di gare!
Come hai vissuto questa lunga attesa, ricca di
incertezze?
Per me era tutto normale, come se avessi dovuto cominciare a
marzo, ho fatto sempre le stesse cose. Adesso però, sapendo che devo fare la
Moto2, ho iniziato a cambiare un po’ di cose, ma avevo comunque continuato ad allenarmi,
con la stessa routine di sempre. Non pensavo a fermarmi, ho ancora tanta voglia
di correre.
Offerte però ce n’erano, giusto?
Sì, ma a dire la verità il mio obiettivo non era rifare la
Moto3, non era la cosa giusta. Per il salto Moto2 nel Mondiale non c’erano
possibilità e non me lo meritavo assolutamente, guardavo anche ad altri
campionati. C’è stato un lungo periodo in cui abbiamo valutato tutte le
opzioni, la mia priorità era rimanere sui prototipi e siamo riusciti a fare il
salto in Moto2.
Com’è arrivato l’accordo con KLINT Forward?
Parte tutto dalla voglia di cambiare. I primi contatti con
Cuzari c’erano stati già nell’ultima gara a Valencia, però tutto s’era
fermato perché non era sicuro di fare il CEV, anche perché il focus era sul
Motomondiale. Passano le feste, con l’anno nuovo ci siamo incontrati ed abbiamo
trovato l’accordo.
Nell’annuncio s’è parlato sia di competizione che di “collaudo”
della moto. Ci spieghi meglio il tuo ruolo?
Avrò la stessa moto di Escrig e Navarro nel Mondiale. Non lo
sapevo fino a poco tempo fa, ma nel 2027 ci sarà un motore nuovo in Moto2 e
cambierà abbastanza, quindi tutte le case dovranno lavorare molto anche sul
resto della moto. Io aiuterò nello sviluppo nel campionato o in allenamento, sarò
sostituto in caso di infortunio e farò anche delle wild card, grazie alle
concessioni. Ma solo se me le merito! Giovanni [Cuzari] è stato chiaro: “Fai le
wild card se te le meriti, altrimenti non le fai!” [risata] È un progetto super ambizioso e ci
stanno lavorando tantissimo, ci credono molto. E aver chiuso i test post Valencia
con il record della pista, anche se da prendere con le pinze, significa che
qualcosa di buono sta arrivando.
Sei quindi anche un “tester mascherato”. Come ti vedi in questa
veste?
Sicuramente sono un pilota sensibile, che riesce a dare
molti feedback una volta rientrato al box. È una cosa negli anni ho cercato di
modificare, nel senso di essere più istintivo, cercando meno la perfezione, però
di base sono molto tecnico, mi piace fare le analisi, stare con capotecnico,
telemetrista, e lavorare per migliorare la moto. Più diventi grande più maturi,
sei un po’ più attento e spero mi serva con le moto più grandi.
Sarà anche un 2026 di “riscatto”, giusto?
Fa parte di questa ripartenza. Sarà un anno nuovo, vediamo
di ritornare dove mi spetta e di dimenticare il 2025. C’è quell’extra, sì, la
voglia di riscatto c’è. Sono molto motivato, spero davvero di crescere insieme
alla moto e di arrivare in alto, sarà una soddisfazione sia per me che per
tutti loro.
Come valuti il tuo ultimo anno Moto3? Con un passaggio
radicale da KTM a Honda…
È stata una scelta mia, sapevo al 99% che sarebbe stata la
mia ultima stagione in Moto3, è stato un rischio prendere una moto che non si
conosce per provare a fare il salto finale. Alla fine fin dai test ho capito
che sarebbe stata molto dura, il primo approccio ti dice già tanto… Reset
totale, zero aspettative. In Thailandia però ho fatto tempi incredibili, ero
molto rigido sulla moto ma riuscivo ad andare, è stata una vera sorpresa! Poi
c’è stato di nuovo un piccolo infortunio al piede destro ma per fortuna sono
riuscito a correre: quelle in Qatar e America sono state le ultime gare
decenti, tornato in Europa il buio totale ed è rimasto così fino alla fine. Non
ho voluto nemmeno riavviare una trattativa con SIC58, non per la squadra, con
cui mi sono trovato benissimo, ma per la moto.
C’è stato un problema “principale” con la Honda o s’è
trattato di un insieme di problemi?
Un insieme di problemi che non siamo mai riusciti a
risolvere. È paradossale, ad inizio stagione non guidavo ancora la Honda al
100%, ma sono andato forte. Andando avanti mi sono adattato sempre più, ma i
risultati sono peggiorati di un bel po’… Io cerco sempre di essere autocritico
e onesto sia con me che con gli altri, purtroppo però la situazione non è mai
migliorata, mentre noi abbiamo sempre meno tempo e non si riesce a fare nulla.
È stato un rincorrere per tutti i weekend, qualche volta si vedeva uno
spiraglio di luce e poi si tornava indietro, un po’ il cane che si morde la
coda.
A livello personale, come si riesce a gestire un anno
così?
È stato molto difficile anche sul piano mentale, sia nei
weekend di gara che dopo. Alla fine è il nostro mestiere, siamo sempre dei
privilegiati, ma quando prendi paga in tutte le piste… Devi sempre essere
onesto e chiederti quanto è colpa mia, cosa sta succedendo, qual è il problema.
Bisogna avere sangue freddo, succede a tutti.
Come si riparte sul piano mentale? Per te è stata la
stagione peggiore in Moto3.
Sì, è stata assolutamente la peggiore. La mente di tutti i
piloti è molto, molto sensibile: basta pochissimo per trovare il feeling e
andare forte, e tutto si azzera. In questo caso devi fare un reset dentro di te:
la stagione ormai è finita, indietro non si può tornare né in pista né nella
vita, quindi cerchi di imparare. Io sto bene, sono sereno, è una stagione che
ormai ho archiviato. Come nei weekend di gara, il lunedì si resetta, sia chi è
andato bene che chi è andato male. In questo caso per me è tutto nuovo: moto,
team, categoria, preparazione… Ora il focus è su questo.
Come ci si prepara per questa nuova sfida?
La moto la proverò a marzo, non prima, sia per l’impegno
Mondiale sia perché la stagione inizia a fine maggio. Come preparazione, avevo
già la R1, con cui mi alleno da un anno e mezzo, è perfetta per il salto di
categoria e ci girerò un po’ di più. Poi ci sono bici, moto da cross, running… Questo
non cambia molto. Mentre in palestra un po’ cambia, servono lavori più specifici
per aumentare la forza, o altro. Durante l’inverno ti gestisci un po’ da solo,
poi quando il team avrà fatto i primi impegni mondiali penseremo ai test.
Quali sono i primi obiettivi?
Sono consapevole che per tornare al Mondiale bisogna vincere,
o stare nei primi tre posti. Non nascondo che è il mio obiettivo. Ma lo
affronto con calma, non bisogna farsi troppe aspettative, né caricarsi troppo. Soprattutto
all’inizio bisogna prenderlo nel modo giusto, senza troppa furia e fretta. Per tornare
al Mondiale, magari nel 2027, bisogna vincere, o al massimo fare 2° o 3°. Il
CEV è sempre stato il banco di prova, e ci saranno anche piloti che hanno fatto
il Mondiale, quindi non sarà da sottovalutare.
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