Stefano Nepa si racconta: dopo l'incubo Moto3 un passo indietro per riprendere slancio

Storie di Moto
sabato, 14 febbraio 2026 alle 15:15
nepa-klint-moto2-motojunior
Salutato il Mondiale Moto3, Stefano Nepa è pronto per il progetto Moto2 MotoJunior con KLINT Racing: la nostra intervista.
L’addio al Mondiale Moto3 per rilanciarsi in un altro percorso. Stefano Nepa ha chiuso il primo capitolo con un anno molto difficile, ora lo attende un 2026 ricco di novità: sarà pilota KLINT Racing nell’Europeo Moto2 del MotoJunior, con la doppia veste di “pilota d’attacco” in campionato e allo stesso tempo l'impegno nello sviluppo della Forward, progetto che ha appena 2-3 anni di vita: il lavoro di Nepa darà un ulteriore aiuto per diminuire quanto prima il divario rispetto agli altri costruttori in Moto2. Abbiamo parlato con il 24enne abruzzese per farci raccontare programmi, obiettivi, aspirazioni.

Un lungo periodo senza sapere quale sarebbe stato il tuo destino nelle moto

Il mio futuro era un’incognita fino a metà gennaio, non è stato facile… L’inverno, dicembre soprattutto, è stato molto difficile. Adesso però sono tranquillo e soprattutto carico, con tanta voglia di gare!

Come hai vissuto questa lunga attesa, ricca di incertezze?

Per me era tutto normale, come se avessi dovuto cominciare a marzo, ho fatto sempre le stesse cose. Adesso però, sapendo che devo fare la Moto2, ho iniziato a cambiare un po’ di cose, ma avevo comunque continuato ad allenarmi, con la stessa routine di sempre. Non pensavo a fermarmi, ho ancora tanta voglia di correre.

Offerte però ce n’erano, giusto?

Sì, ma a dire la verità il mio obiettivo non era rifare la Moto3, non era la cosa giusta. Per il salto Moto2 nel Mondiale non c’erano possibilità e non me lo meritavo assolutamente, guardavo anche ad altri campionati. C’è stato un lungo periodo in cui abbiamo valutato tutte le opzioni, la mia priorità era rimanere sui prototipi e siamo riusciti a fare il salto in Moto2.

Com’è arrivato l’accordo con KLINT Forward?

Parte tutto dalla voglia di cambiare. I primi contatti con Cuzari c’erano stati già nell’ultima gara a Valencia, però tutto s’era fermato perché non era sicuro di fare il CEV, anche perché il focus era sul Motomondiale. Passano le feste, con l’anno nuovo ci siamo incontrati ed abbiamo trovato l’accordo.

Nell’annuncio s’è parlato sia di competizione che di “collaudo” della moto. Ci spieghi meglio il tuo ruolo?

Avrò la stessa moto di Escrig e Navarro nel Mondiale. Non lo sapevo fino a poco tempo fa, ma nel 2027 ci sarà un motore nuovo in Moto2 e cambierà abbastanza, quindi tutte le case dovranno lavorare molto anche sul resto della moto. Io aiuterò nello sviluppo nel campionato o in allenamento, sarò sostituto in caso di infortunio e farò anche delle wild card, grazie alle concessioni. Ma solo se me le merito! Giovanni [Cuzari] è stato chiaro: “Fai le wild card se te le meriti, altrimenti non le fai!” [risata] È un progetto super ambizioso e ci stanno lavorando tantissimo, ci credono molto. E aver chiuso i test post Valencia con il record della pista, anche se da prendere con le pinze, significa che qualcosa di buono sta arrivando.

Sei quindi anche un “tester mascherato”. Come ti vedi in questa veste?

Sicuramente sono un pilota sensibile, che riesce a dare molti feedback una volta rientrato al box. È una cosa negli anni ho cercato di modificare, nel senso di essere più istintivo, cercando meno la perfezione, però di base sono molto tecnico, mi piace fare le analisi, stare con capotecnico, telemetrista, e lavorare per migliorare la moto. Più diventi grande più maturi, sei un po’ più attento e spero mi serva con le moto più grandi.

Sarà anche un 2026 di “riscatto”, giusto? 

Fa parte di questa ripartenza. Sarà un anno nuovo, vediamo di ritornare dove mi spetta e di dimenticare il 2025. C’è quell’extra, sì, la voglia di riscatto c’è. Sono molto motivato, spero davvero di crescere insieme alla moto e di arrivare in alto, sarà una soddisfazione sia per me che per tutti loro.

Come valuti il tuo ultimo anno Moto3? Con un passaggio radicale da KTM a Honda…

È stata una scelta mia, sapevo al 99% che sarebbe stata la mia ultima stagione in Moto3, è stato un rischio prendere una moto che non si conosce per provare a fare il salto finale. Alla fine fin dai test ho capito che sarebbe stata molto dura, il primo approccio ti dice già tanto… Reset totale, zero aspettative. In Thailandia però ho fatto tempi incredibili, ero molto rigido sulla moto ma riuscivo ad andare, è stata una vera sorpresa! Poi c’è stato di nuovo un piccolo infortunio al piede destro ma per fortuna sono riuscito a correre: quelle in Qatar e America sono state le ultime gare decenti, tornato in Europa il buio totale ed è rimasto così fino alla fine. Non ho voluto nemmeno riavviare una trattativa con SIC58, non per la squadra, con cui mi sono trovato benissimo, ma per la moto.

C’è stato un problema “principale” con la Honda o s’è trattato di un insieme di problemi?

Un insieme di problemi che non siamo mai riusciti a risolvere. È paradossale, ad inizio stagione non guidavo ancora la Honda al 100%, ma sono andato forte. Andando avanti mi sono adattato sempre più, ma i risultati sono peggiorati di un bel po’… Io cerco sempre di essere autocritico e onesto sia con me che con gli altri, purtroppo però la situazione non è mai migliorata, mentre noi abbiamo sempre meno tempo e non si riesce a fare nulla. È stato un rincorrere per tutti i weekend, qualche volta si vedeva uno spiraglio di luce e poi si tornava indietro, un po’ il cane che si morde la coda.

A livello personale, come si riesce a gestire un anno così?

È stato molto difficile anche sul piano mentale, sia nei weekend di gara che dopo. Alla fine è il nostro mestiere, siamo sempre dei privilegiati, ma quando prendi paga in tutte le piste… Devi sempre essere onesto e chiederti quanto è colpa mia, cosa sta succedendo, qual è il problema. Bisogna avere sangue freddo, succede a tutti.

Come si riparte sul piano mentale? Per te è stata la stagione peggiore in Moto3.

Sì, è stata assolutamente la peggiore. La mente di tutti i piloti è molto, molto sensibile: basta pochissimo per trovare il feeling e andare forte, e tutto si azzera. In questo caso devi fare un reset dentro di te: la stagione ormai è finita, indietro non si può tornare né in pista né nella vita, quindi cerchi di imparare. Io sto bene, sono sereno, è una stagione che ormai ho archiviato. Come nei weekend di gara, il lunedì si resetta, sia chi è andato bene che chi è andato male. In questo caso per me è tutto nuovo: moto, team, categoria, preparazione… Ora il focus è su questo.

Come ci si prepara per questa nuova sfida?

La moto la proverò a marzo, non prima, sia per l’impegno Mondiale sia perché la stagione inizia a fine maggio. Come preparazione, avevo già la R1, con cui mi alleno da un anno e mezzo, è perfetta per il salto di categoria e ci girerò un po’ di più. Poi ci sono bici, moto da cross, running… Questo non cambia molto. Mentre in palestra un po’ cambia, servono lavori più specifici per aumentare la forza, o altro. Durante l’inverno ti gestisci un po’ da solo, poi quando il team avrà fatto i primi impegni mondiali penseremo ai test.

Quali sono i primi obiettivi?

Sono consapevole che per tornare al Mondiale bisogna vincere, o stare nei primi tre posti. Non nascondo che è il mio obiettivo. Ma lo affronto con calma, non bisogna farsi troppe aspettative, né caricarsi troppo. Soprattutto all’inizio bisogna prenderlo nel modo giusto, senza troppa furia e fretta. Per tornare al Mondiale, magari nel 2027, bisogna vincere, o al massimo fare 2° o 3°. Il CEV è sempre stato il banco di prova, e ci saranno anche piloti che hanno fatto il Mondiale, quindi non sarà da sottovalutare.
"Se sei incerto...tieni aperto!" la biografia del grande Giovanni Di Pillo disponibile in libreria e su Amazon Libri

Continua a leggere

loading

Potrebbe anche piacerti

Altre notizie

Loading