Storie romantiche oppure ambigue operazioni economiche? Vent'anni fa il Mondiale Superbike era pieno di team privati, talvolta con mezzi targati San Marino. Non si appoggiavano a strutture ufficiali e cercavano fortuna nel mondo delle cose. Duravano pochi anni poi svanivano.
PSG-1 Corse è stato uno di questi. Il team era privatissimo, animato da grande passione ma forse anche dalla speranza di fare dei buoni affari. Il suo obiettivo era sfidare colossi ufficiali con mezzi infinitamente superiori. Nato alla fine degli anni ’90, gareggiò nel Mondiale Superbike dal 2003 a metà 2009.
Inizialmente il PSG-1 scelse Ducati per poi passare a Kawasaki. Le moto erano competitive ma non ufficiali. Il team andava necessariamente al risparmio ed utilizzava spesso il materiale dell’anno precedente. PSG-1 Corse correva con risorse limitate, personale ridotto e una pressione enorme sui risultati: ogni gara poteva decidere la sopravvivenza del progetto.
In sella non c’erano superstar ma piloti che incarnavano il vero spirito della Superbike. Pierfrancesco “Frankie” Chili, con la sua Ducati, si prese la scena nel 2003 e 2004, conquistando vittorie e podi che sembravano magie contro le avversità. Poi arrivarono i veterani internazionali: Régis Laconi, che affrontava ogni gara con la calma del francese navigato, Fonsi Nieto, capace di salire sul podio a Magny Cours 2007 come se fosse una piccola impresa eroica, e Chris Walker, che nel 2006 a Assen portò il team alla sua vittoria più celebre su Kawasaki.
Anche i giovani italiani ebbero la loro occasione: Matteo Baiocco e Ayrton Badovini si trovarono a combattere non solo con i rivali, ma anche con le difficoltà economiche del team, trasformando ogni gara in un atto di resistenza pura.
Per PSG-1 Corse il problema non era la tecnica o la passione, ma la sostenibilità economica. Trasferte, ricambi, sviluppo motore, personale specializzato: tutto cresceva più velocemente delle entrate. In quegli anni per i team era facile nascere ma altrettanto facile morire. Era l'epoca di chi si lanciava senza paracadute sperando di volare, o galleggiare in aria come i gabbiani o quanto meno di non farsi troppo male.
PSG-1 Corse, dopo aver perso sponsor e ridotto la squadra ad un solo pilota,
si ritirò definitivamente dal Mondiale Superbike nel luglio 2006. Non mancarono le polemiche per il mancato pagamento di circa 50 mila euro di stipendi, come scrissero i sindacati sammarinesi in una nota. Calò dunque il sipario su un team romantico ma molto discusso.
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