Parilla, tra sogno e velocità: la Fox 175, le piste del mondo e l’arte di non scendere a compromessi

Storie di Moto
venerdì, 06 febbraio 2026 alle 19:00
Moto Parilla
Moto Parilla
La voglia di rinascere, di sognare. Nell'immediato dopoguerra l'Italia aveva fame di bellezza, di speranza, di velocità. Le strade portavano ancora addosso le ferite dei bombardamenti ma dentro le officine nasceva qualcosa di nuovo, ostinato e bellissimo. È lì che prende forma la Moto Parilla e con lei una certa idea di motociclismo irriducibilmente artigianale.
Giovanni Parrilla veniva dal mondo dei motori diesel. Quando nel 1946 decide di fondare la sua casa motociclistica, cambia appena il cognome: Parrilla diventa Parilla, più veloce da pronunciare, più facile da ricordare.
Il primo modello prodotto è una 250 cm³ quattro tempi monoalbero a coppie coniche. Fin dall’inizio la moto viene pensata sia per l’uso sportivo che per la strada. La versione da competizione scende subito in pista, mentre la versione stradale “Sport”, accreditata di 14 CV a 6200 giri/min, viene presentata al Motosalone di Milano nel novembre del 1946. Il progetto nasce dalla collaborazione con Alfredo Bianchi, destinato in seguito a diventare uno dei progettisti Aermacchi, e rappresenta già in modo chiaro l’impostazione tecnica della casa.
Negli anni successivi la Parilla cresce, si affina, cambia pelle. Monoalbero, bialbero, carburatori più generosi, forcelle telescopiche al posto delle soluzioni ormai superate. La potenza arriva a 21 cavalli, ma soprattutto arriva uno stile: tecnico, rigoroso, quasi aristocratico. Forse troppo. Perché quella cura maniacale, quella scelta precisa di non scendere a compromessi, rende le Parilla splendide e costose. Nei primi sei anni se ne vendono appena trecento. Poche, pochissime. Gioielli per intenditori.
Alla fine del 1949 arriva la 98 due tempi, semplice ed economica, seguita dalla 125. Poi biciclette, scooter, nuovi modelli che riempiono un listino sempre in movimento: Levriere, Bracco, Fauno, Setter, Veltro. Nomi presi dal mondo animale, come se Parilla volesse dare a ogni moto un carattere, un’indole precisa. Nei bicilindrici di 250 e 350 centimetri cubi si sente forte l’amore di Giovanni Parrilla per le motociclette inglesi: una passione dichiarata, quasi nostalgica.
Intanto le persone cambiano. Alfredo Bianchi se ne va, arrivano William Soncini, Cesare Bossaglia, Giuseppe Salmaggi. È una squadra che lavora, sperimenta, rischia. E nel 1952 nasce quella che diventerà la vera colonna portante della casa: la Fox 175. Una moto equilibrata, intelligente, talmente ben progettata da rimanere in produzione per oltre dieci anni senza stravolgimenti. La Fox corre, vince, convince. Vince al Motogiro d’Italia nel 1957, attraversa l’oceano, si fa amare anche negli Stati Uniti. Porta il nome Parilla lontano, fino a Daytona.
Le competizioni restano una linfa vitale: Sei Giorni, Valli Bergamasche, dirt track americani. Le Parilla sporcano le gomme di fango e gloria, dimostrando che l’eleganza non esclude la fatica. Ma la casa prova anche a reinventarsi. Lo Slughi, presentato nel 1957, è un oggetto strano e affascinante: né moto né scooter, con una carrozzeria portante in lamiera. La stampa lo applaude, il mercato lo tradisce. Segue l’Olimpia, più tradizionale, poi altri tentativi: lo scooter Oscar, le scrambler, le moto da cross.
Negli anni Sessanta il mercato cambia, il gusto corre più veloce delle possibilità economiche dell’azienda. Nel 1962 Giovanni Parrilla lascia, affidando la sua creatura a una società finanziaria. La produzione va avanti ancora qualche anno, fino al 1967, ma lo spirito originario si sta già dissolvendo. Parrilla, testardo come certi uomini di officina, tenta ancora con un modello da cross, l’MP. È l’ultimo atto.
Il marchio Parilla cade nell'oblio per molti anni, fino al 2017, quando viene riacquistato e riportato in vita nel settore delle biciclette elettriche, mantenendo un legame simbolico con una delle storie più particolari del motociclismo italiano.
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