Motomondiale, sogno tradito: la verità su Cecilia Masoni

Storie di Moto
martedì, 27 maggio 2025 alle 19:21
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Mille sogni crollati come un castello di sabbia. Cecilia Masoni "Cecy" di Motorhome – Piloti di Famiglia, era una promessa del motociclismo italiano e forse internazionale. Da ragazzina gareggiava assieme a Bezzecchi, Di Giannantonio, Bagnaia, Bastianini, Locatelli, Bulega... Nel 2015 aveva in mano un contratto di tre anni già firmato con la Sic58 Squadra Corse e sarebbe dovuta arrivare al Motomondiale. Invece nulla. Ma facciamo un passo indietro. Cecilia ha la passione per i motori nel DNA. "Mio nonno materno, Romano Magnani, brevettò il primo casco integrale. LEM deriva dai nomi dei suoi figli tra cui mia mamma. Sono cresciuta tra i caschi ed i motori. Quando ero piccolina erano appena uscite sul mercato le prime minimoto cinesi allora anche io ne volevo una e sono stata accontentata".
Cecilia ha cominciato allora a frequentare le piste locali come quella di Punta Marina, passando rapidamente alle gare ufficiali. Nel 2005 ha debuttato a Castellarano vincendo all’ultima curva. Da quel momento è iniziata una carriera in costante crescita. Tra il 2006 e il 2007 ha gareggiato regolarmente collezionando podi nei campionati UISP e FMI. Nel 2008 è entrata nel progetto Honda HIRP Gresini San Carlo, distinguendosi per professionalità e talento. Ha poi partecipato ad altri campionati come l’Honda Trophy, RMU GP, il Trofeo Moriwaki ed è approdata quindi al CIV Moto3 con il team RMU. Quell'anno è stata protagonista di Motorhome - Piloti di Famiglia
"L'esperienza è stata bella ma molto pesante - prosegue Cecilia Masoni - Da quando aprivo gli occhi al mattino in camper a quando andavo a dormire avevo le telecamere puntate addosso ed in uno sport come il motociclismo in cui serve molta concentrazione non è assolutamente facile. Il programma aveva avuto un buon seguito, ero sulla cresta dell'onda, mi conoscevano in tanti e pensavo, speravo, di poter realizzare il mio sogno, di poter arrivare al Motomondiale in Moto3. Sono sincera: desideravo la Moto3 non i campionati femminili perché, avendo sempre corso tra i maschi, li ho sempre visti come...Può sembrare brutto da dire ma li campionati femminili li ho visti come inferiori. Mi sembrava quasi strano che una donna potesse vincere un mondiale gareggiando tra sole donne. Avrei avuto quasi la sensazione di sminuirmi. Io volevo correre nel Motomondiale e ci sono andata veramente vicina".

Il sogno Motomondiale

"Nel 2015 io e la mia famiglia ci siamo imbattuti nei manager sbagliati. Avevamo firmato un contratto con un'azienda che si occupava di sponsorizzazioni e sembrava seria, importante, si era presentata con tutte le carte in regola. Lavorava con brand di altissimo livello ed era stata bravissima ad illudere, anzi, a truffare me ma anche gli sponsor e di fatto pure la SIC58 che si era impegnata a farmi correre, aveva fatto degli investimenti ma non ha visto un soldo. Il progetto era molto interessante ed io all'epoca avevo una bella visibilità".

Il momento in cui è crollato tutto

"Avevo fatto i test a porte chiuse poi ero andata a fare dei test ufficiali a Misano. Avevo appena compiuto 18 anni. Ricordo ancora benissimo quel momento. Paolo Simoncelli ha convocato i miei genitori e gli ha detto che i manager non avevano versato i soldi che avrebbero dovuto versare per iniziare la stagione. Il budget previsto per il 2015 ammontava a 300mila euro. Paolo Simoncelli non mi avrebbe lasciato comunque a piedi ma chiaramente voleva una firma da parte di mio padre, ci stava. Però mio babbo, giustamente, non se l'è sentita perché c'era il rischio di andare veramente in rovina e lo capisco. Ha fatto bene così".

Il rifiuto delle moto

"Mi è crollato tutto il mondo del motociclismo addosso. Questa esperienza mi ha segnato tanto, ero spaesata, non sapevo più cosa fare. Avevo il garage pieno di moto da allenamento ma ho chiesto di farle portare via tutte con un camion. Per un anno e mezzo non sono più voluta andare a vedere le gare anche se correvano tutti i miei amici. Non volevo sapere più nulla delle moto. Ora riesco a parlarne ma qualche anno fa non ci sarei riuscita".

Il lento ritorno alla normalità

"Successivamente ho fatto qualche test ma mi era scesa troppo la catena, non sono più riuscita a ripartire. Ho poi studiato moda e lavorato inizialmente in quel settore. Ora ho un locale assieme ai miei genitori ed ho un compagno. Non abbiamo ancora dei figli, se ne dovessimo avere li lascerei liberi di scegliere lo sport che amano però, sono sincera, non li spingerei certo verso il motociclismo, tutt'altro. Sono stata troppo male. Il rimpianto di non essere arrivata al Motomondiale Moto3 c'è, non lo nego. È un amaro in bocca che non mi andrà mai via".
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