Passione per i motori assieme a quel “qualcosa dentro” che lo porta da una vita ad essere nell’antincendio. Michele Mauro, 64 anni di Roma, era tra i presenti al Gran Premio MotoGP di San Marino, primo di due round mondiali a Misano. Nella sua vita ha anche lavorato come operaio specializzato in carpenteria edile, prima di entrare nell’antincendio nella Molajoni Antincendi srl, per cui lavora da trent’anni. Da giovane si è appassionato alle corse, sia di auto che di moto, andando a vederle a Vallelunga, prima di iniziare a lavorarci appunto come servizio antincendio. Da 4-5 anni fa servizio solo negli autodromi. Ci siamo fatti raccontare la sua storia.
Quand’è nata la passione per i motori?
Da ragazzo avevo un amico che lavorava già nella Molajoni. Mi ha portato a vedere le gare e mi sono appassionato. A quei tempi, come tanti, seguivo la Ferrari con Michele Alboreto, Schumacher… È iniziata con le auto, poi anche con le moto, ma a quei tempi era un’altra ditta che faceva il servizio per loro, finché non siamo subentrati noi.
Quando hai iniziato a lavorare nei circuiti?
Già da giovane, avevo 22-23 anni, andavo a Vallelunga a vedere le corse perché mi piacevano. Ho poi cominciato con la ditta nel 1994: ho fatto i corsi, ho preso il certificato di alto rischio dei Vigili del Fuoco. Da quel momento ho cominciato a fare sempre servizio negli autodromi, in particolare a Vallelunga. Circa un anno fa poi la ditta ha preso l’appalto di Misano, quindi vengo soprattutto io, che ho un po’ di esperienza in più.
Hai mai guidato una moto?
Sì, da giovane. Un amico s’era comprato un Kawasaki Z 1000 e mi aveva chiesto se volevo provarlo. Avevo 19 anni, era il 1978-79, a quei tempi non si usavano protezioni e io manco sapevo come funzionavano le marce. L’ho provato in città: abitavo vicino a Cinecittà, c’era uno stradone di circa 4 km che, adesso lo dico, ho fatto da matto: una media di 210 km/h. Sono arrivato alla strada che fiancheggia l’aeroporto di Centocelle, ha attraversato un camion che per fortuna aveva gli assi alti: frenando mi sono buttato sulla sinistra e sono passato sotto il camion. Mi sono graffiato tutta la parte sinistra del corpo, ma a parte questo non mi sono fatto niente! Dopo quell’incidente ho promesso che non avrei più guidato una moto in vita mia.
La postazione della curva 7: Michele Mauro con Gino Cini, Federica Francioni, Barbara Lupezza, Carmine Sabino Palermo, Manuel Tozzoli, Gabriele Trionfetti, Lorenzo Zannoni
La passione tra moto e auto però è rimasta.
La passione è sempre rimasta, ma solo per guardare, e soccorrere i piloti in pista… È gratificante, qualcosa che ti senti proprio dentro.
Ricordi le tue prime gare?
Ne ho seguite di vario tipo, sia tra le auto che nelle moto. Il primo evento è stato nel 1983, il primo impatto con la Formula Fiat Abarth, facevo servizio antincendio a Vallelunga alla curva dei Cimini. Il primo intervento è stato lì: hanno fatto un incidente pauroso alla partenza, hanno fermato la gara per un’ora, ma non ha preso fuoco niente. Ma ne ho visti tanti, neanche li ricordo tutti: in autodromo, con questo tipo di lavoro, passi dal nulla al peggio.
Il primo intervento con le moto invece?
Non ricordo il campionato, ma era sempre a Vallelunga. Io ero in postazione 10, alla curva che adesso chiamano Semaforo: al Salto, 100 metri prima, sono cadute due moto e una è andata a fuoco, una fiammata incredibile. È stato il “battesimo del fuoco”. Ricordo anche l’ultimo, sempre a Vallelunga durante le prove libere di moto: c’è stata una caduta alla Soratte, sono intervenuto io e ho spento la moto. Il fuoco era già bello alto perché il commissario del primo intervento non era riuscito a spegnerlo.
C’è stato qualche altro momento che ti è rimasto impresso?
Ho fatto anche interventi ai box, una volta ho spento una macchina e un meccanico insieme. A quei tempi facevano ancora rifornimento con le taniche e l’imbuto. Ad ogni rifornimento noi eravamo quasi uno su ogni macchina, pronti per ogni evenienza. Questo meccanico stava facendo rifornimento a un Porsche, togliendo è colata la benzina sul tubo di scappamento. Il fuoco però è andato pure sul pantalone della tuta, che allora non era ignifugo ma un pantalone normale. Bisogna essere freddi, se hai attimi di titubanza… È tutta una questione di secondi. Il meccanico però l’hanno dovuto portare via con l’elicottero perché aveva ustioni di settimo, ottavo grado.
Qual è invece la parte più bella di questo lavoro?
A me piace stare a disposizione di tutti, faccio qualcosa che mi piace, non solo per me stesso ma anche per gli altri. Tipo salvare i piloti, spegnere vetture o moto, insomma quello che so fare da anni. Mi sento gratificato perché aiuto, cerco di fare il meglio per salvare vite umane.
Quanta passione ci vuole?
È come il pilota, che fa la sua gavetta fino a trovarsi ad alti livelli. Lo stesso è per l’antincendio, soprattutto però lo devi avere dentro.