Il colosso italiano Marelli, produttore di componentistica per auto e moto, sta attraversando una profonda crisi finanziaria. L'azienda ha avviato negli Stati Uniti la procedura di Chapter 11, una sorta di concordato preventivo con continuità aziendale, necessaria per far fronte a un debito ormai insostenibile. L'azienda è ora in trattativa con i creditori per trovare una soluzione, ma la situazione è più che mai incerta.
Un'icona italiana a rischio
La
Marelli, un tempo gloriosa
Magneti Marelli, è un’icona del "Made in Italy". Nata a Milano nel 1919 come pioniera nella produzione di magneti e sistemi di accensione, l'azienda è stata per decenni un fiore all'occhiello dell'innovazione tecnologica. Fornitore strategico di FIAT, ha realizzato centraline elettroniche (ECU) e altri componenti ad alte prestazioni anche per le competizioni, diventando leader del settore. In MotoGP è fornitrice unica, in Superbike la usano tutte le squadre ad eccezione di BMW Motorrad, rimasta fedele alla Bosch. Oggi, però, l'eredità di oltre un
secolo di storia è a rischio. La Marelli si trova schiacciata sotto il peso di un debito enorme. Il ricorso alla procedura di
Chapter 11 negli Stati Uniti è una mossa disperata: l’obiettivo è quello di consentire all’impresa di ristrutturarsi, mantenendo la propria attività produttiva, ma il rischio di veder un nome storico scomparire è più alto che mai. Una mano di spugna che potrebbe cancellare un pezzo importante del patrimonio industriale del Paese e lasciare senza lavoro
circa 6.000 lavoratori in Italia oltre 40.000 nel mondo.
L’indebitamento (indotto) causa principale del dissesto finanziario
La
crisi che ha portato al recente avvio della procedura di ristrutturazione del debito è il
risultato di una combinazione di fattori. Il principale, l'acquisizione da parte del fondo KKR e l'eccessivo indebitamento che ne è derivato: nel 2019, la Fiat Chrysler Automobiles (FCA) ha ceduto la
Magneti Marelli alla società giapponese Calsonic Kansei, a sua volta controllata dal fondo di private equity statunitense Kohlberg Kravis Roberts (KKR). L'operazione è stata finanziata in gran parte attraverso un enorme indebitamento, “caricato” poi sulla Marelli. Si fa riferimento a una specifica tecnica finanziaria chiamata
leveraged buyout (LBO), ovvero "
acquisto con leva finanziaria".
Il leveraged buyout, una tecnica di acquisizione a doppio taglio
In cosa consiste il leveraged buyout? Il fondo di private equity (KKR in questo caso) crea una nuova società, la cosiddetta società-veicolo, il cui unico scopo è l'acquisizione dell'azienda target (la Marelli). La società-veicolo si indebita, spesso tramite prestiti bancari e obbligazioni, per acquistare l'azienda target. Una volta completato l'acquisto, la società-veicolo si fonde con l'azienda acquisita (la Marelli). A seguito della fusione, il debito contratto dalla società-veicolo per l'acquisto viene trasferito all'azienda acquisita, che si ritrova con un carico finanziario considerevole. Nel caso di specie, dunque, il debito usato per acquistare la Marelli non è rimasto a carico del fondo KKR, ma è diventato un passivo (superiore ai 4 miliardi di dollari) della Marelli stessa.
Le concause
La pandemia e la successiva
crisi globale dell’automotive hanno giocato un ruolo importante nel mettere in ginocchio un’azienda già oberata dai debiti.In aggiunta,l'ingente
indebitamento ha limitato la capacità della Marelli di investire in ricerca e sviluppo, in particolare nel settore dell’elettrico (e, in generale, in alternative al termico). Mentre i competitor stavano investendo miliardi per sviluppare nuove tecnologie per i
veicoli elettrici, la Marelli si trovava con le mani legate. Il debito ha prosciugato le risorse e orientato diversamente le
scelte strategiche, lasciandola indietro in una corsa tecnologica che non ammette ritardi.