Fiero ternano, ma altrettanto orgoglioso delle origini vietnamite. È
Luca Agostinelli, nato a Nang il 14 gennaio 2008 ma arrivato in Italia quando aveva 10 mesi. Meglio detto, in una città che vanta nomi illustri per quanto riguarda le due ruote. Basta citare i campioni del mondo Libero Liberati e Paolo Pileri, arrivando poi al più recente Danilo Petrucci, tutt'ora modello di riferimento del giovane Agostinelli. Un lato italiano che l'ha avvicinato alle due ruote ed il lato vietnamita che omaggia sia in European Talent Cup, in cui sta disputando il secondo anno, che in Red Bull Rookies Cup, in cui correrà l'anno prossimo (new entry come
il sammarinese Gabriel Tesini). Vi raccontiamo la sua storia.
Luca Agostinelli, ci racconti delle tue selezioni Rookies Cup?
Mi sono presentato senza aspettative, era il terzo anno che ci riprovavo ed è raro che succeda. Io comunque ci credevo, altrimenti non sarei neanche andato! Ho pensato solo a dare il 100%. Sono andato là come vietnamita, visto che ho il doppio passaporto, e ho girato il secondo giorno con tutti i piloti extraeuropei e gli italiani. Ero andato forte e ho iniziato a sperarci, poi sono passato alla finale e ho dato tutto. Non basta però solo andare forte, devi mostrare anche un buon atteggiamento in pista, come ad esempio fare il tempo senza prendere un traino, una scia, oltre a migliorarti sempre.
Alla fine dicono il tuo nome per la Rookies Cup 2025. Che emozione è stata?
Un po' ci speravo, ma appunto era il terzo anno quindi era complicato. Poi mi hanno chiamato... È un'emozione unica, penso sia stato uno dei giorni più belli della mia vita! Soprattutto dopo la grande delusione dell'anno scorso: non mi avevano preso nonostante fossi andato forte, ci ero rimasto molto male. Anche perché mi hanno poi detto che erano stati vicini a prendermi... Ammetto però di aver commesso un errore nell'ultimo turno: ho aspettato una scia. Quest'anno mi sono ripresentato, volevo questa sorta di rivincita.
Luca Agostinelli: alla fine ce l'hai fatta, disputerai il prossimo campionato.
Adesso arriva il difficile! Mi hanno dato l'opportunità e sarà una bella vetrina. Cercherò di fare bene per rimanerci il più a lungo possibile, non sono treni che passano tutti i giorni. Una selezione però che, come ho detto sempre, è il frutto di tanti allenamenti. L'anno scorso è stata una stagione difficile, quest'inverno invece assieme a Luca Fabrizio ci siamo preparati molto bene! È un traguardo sudato che dà ancora più soddisfazione.
Una forte motivazione anche per il round JuniorGP ad Aragon, giusto?
Sì, una grande motivazione e una botta di fiducia. Sono arrivato ad Aragon proprio sulle ali dell'entusiasmo, infatti è stato il mio miglior weekend della stagione. Dopo le selezioni io e il team abbiamo capito che bisogna lavorare da soli, per me è stato un click. Abbiamo girato sempre da soli e siamo arrivati a domenica con un'altra consapevolezza, sapendo che puoi stare lì nel gruppo. È un discorso mentale.
Luca Agostinelli, ad Aragon però avete dovuto fare i conti anche con la pioggia.
Ce l'aspettavamo tutti per sabato, io ero un po' arrabbiato perché giovedì e venerdì avevamo dimostrato di essere veloci sull'asciutto, nelle FP1 avevo dato oltre un secondo a tutti. Mi sarebbe piaciuto quindi girare in quelle condizioni, è un attimo fare un errore sul bagnato e buttare via tutto. In qualifica diciamo che ho fatto un po' di errori di foga e non sono riuscito a fare la pole, alla fine mi sono classificato 4°.
In Gara 1 sei stato grande protagonista fino ad un certo punto. Cos'è successo poi?
Ho avuto un problema ad un avambraccio che mi si era presentato già a Portimao. Non è sindrome compartimentale, è la conseguenza di un precedente infortunio ad un dito che ha toccato i tendini e mi crea qualche problema al braccio della frizione. I primi 10 giri quindi sono riuscito ad attaccare tantissimo, negli ultimi tre invece ho dovuto girare in difesa. Gara 2 poi purtroppo è partita male... È stato il weekend più bello dell'anno, ma mi ha lasciato un po' di amaro in bocca sia per la pole che per il podio mancati.
Luca Agostinelli, corri con bandiera vietnamita. Ci racconti la tua storia?
Sono nato in Vietnam, mi hanno lasciato in orfanotrofio e sono stato poi adottato dai miei genitori italiani. Io sono umbro, di Terni, e sono arrivato quando avevo 10 mesi, precisamente l'8 dicembre 2008. Ho il doppio passaporto, quindi perché non sfruttarlo? Io sono molto legato alle mie origini, ne sono molto fiero e vorrei un giorno tornare in Vietnam, magari in vacanza visto che ora sono più grande. Sul casco poi, anche quando correvo come italiano, ho sempre messo questa nazionalità, con il disegno del drago vietnamita e la bandiera.
Solo di recente hai lasciato da parte la bandiera italiana, giusto?
Ho corso come italiano fino a quando ero nel CIV. Sono poi passato in ETC, un campionato organizzato da Dorna, che ci tiene a includere più nazionalità possibili. Quando ho fatto l'iscrizione hanno visto questa cosa, mi hanno chiesto di rinnovare il passaporto e di correre con quella nazionalità. Sono fiero delle mie origini e l'ho fatto con piacere, alla fine lo preferisco!
Luca Agostinelli, ci spieghi il tuo numero? L'hai dovuto cambiare più volte.
Il mio numero sarebbe il 9, quest'anno ho il 90 perché era occupato. Una scelta casuale, anche se 90 è la fortuna e io sono una persona molto superstiziosa. Anche il 9 alla fine è arrivato in maniera casuale, avevo corso sempre con l'8, legato all'8 dicembre 2008, il mio arrivo in Italia. Solo che quando l'ho trovato occupato, in PreMoto3 mi hanno dato il 9, mi ha portato fortuna e ho continuato. Da ternano è comunque anche un modo per omaggiare il pilota che è tutt'ora il mio riferimento, Danilo Petrucci.
Lui come ha commentato?
Gliel'ho fatto sapere appena me l'hanno detto. All'inizio non ero molto contento, poteva sembrare che volessi "rubarglielo". Mi ha detto che gli ha fatto molto piacere, un altro ternano che continua la tradizione. Ora siamo amici, ci sentiamo e ci alleniamo anche insieme.
Luca Agostinelli, facciamo un passo indietro: da dove inizia il tuo percorso in moto?
Ho iniziato a sette anni con una motina da enduro. Papà aveva casa in montagna e andavamo lì a girare, mi piaceva un sacco. Hanno poi regalato una minimoto a papà e ho deciso di portarla in pista. Inizialmente non mi era piaciuta tanto, però poi abbiamo trovato un corso alla Pista La Scintilla, vicino a Rieti, con un istruttore di Roma ed una Polini a disposizione per cominciare. Ci sono andato, avevo sette anni e mezzo, e quando ho toccato col ginocchio per la prima volta... Capirai, ero felicissimo!
Inizi quindi il tuo percorso nella velocità.
La mia prima gara è stata il 24 aprile 2017, mi ricordo molto bene perché ho anche vinto! Ho disputato per due anni il Trofeo MLK ASI: un anno l'ho vinto, l'altro sono arrivato 3°. Un campionato regionale/nazionale, diciamo così, anche perché all'inizio era solo per divertirmi. Andavamo solo io e papà, e non avevamo tanti soldi da spendere. Siamo una famiglia umile, i miei genitori sono tutt'e due poliziotti. Nel 2019 sono passato alle Ohvale in CNV, chiudendo 4° nella categoria 160.
Nel 2020 fai un grande salto.
Sì, sono passato dalle Ohvale, correndo nei kartodromi al CIV, che corre nei circuiti grandi. Mi aveva contattato un team per andare a fare assieme a loro il CIV Junior, ma tramite altri contatti ho parlato con una squadra, Runner Bike, che faceva il CIV PreMoto3. Ci abbiamo ragionato molto perché ero piccolo e leggerissimo, ma alla fine ci siamo guardati io e mio padre, abbiamo pensato a quando ci sarebbe ricapitato e alla fine ci siamo buttati.
Luca Agostinelli, un bel cambiamento in un anno difficile.
Sono passato da piste piccole come Viterbo o Latina al Mugello, dove ho fatto il mio primo test! Poi era pure l'anno del Covid, quindi con solo quattro gare... In generale una stagione complicatissima, ero sempre nelle ultime posizioni, ma intanto ho imparato le piste e conosciuto meglio l'ambiente. L'anno dopo, grazie all'aiuto di tante persone dal punto di vista economico, ho firmato con M&M Racing, che aveva vinto nel 2020 con Lolli.
Con loro rimani per due stagioni in PreMoto3.
Nel primo anno mi hanno aiutato tanto a crescere in tanti aspetti, sono bravissimi, mentre nel secondo anno volevamo vincere insieme. Sono partito col botto, subito podio a Misano e un 5° posto in Gara 2, mentre a Vallelunga sono caduto in una gara e ho fatto 4° nell'altra. Al Mugello invece ho fatto una brutta caduta con una forte contusione ad un piede: ho fatto 4° e 9° in gara, ma lì è iniziato un po' il declino. A Misano poi ho fatto un'altra brutta caduta, quindi la stagione era compromessa. Io avevo perso fiducia, è difficile andare avanti e ho finito male: ad inizio anno giravo coi primi, alla fine prendevo 5 secondi al giro! È una situazione che mi ha fatto male.
L'anno scorso ecco un altro salto: il passaggio in European Talent Cup.
Ho sempre una famiglia dietro che crede molto in me e che ha fatto tanti sacrifici, quindi insieme abbiamo deciso di passare in ETC con un team spagnolo. Sapevamo che sarebbe stato difficile, l'anno scorso il livello era credo il più alto di sempre nella Talent, con piloti come Quiles, Uriarte, Pini... L'obiettivo era sempre qualificarsi per la gara e ci sono riuscito quasi sempre, nonostante qualche momento sfortunato in alcune gare Last Chance.
Luca Agostinelli, quest'anno sei di nuovo in ETC ma con un altro team.
Mi mancava l'aria italiana! Ho firmato col Team Echovit Pasini Racing, con cui dovevo firmare già l'anno scorso prima di qualche problema. Ci siamo ricercati e abbiamo trovato l'accordo. Per me la moto va fortissimo, poi la cosa importante è che l'Italia è sempre l'Italia! Un team spagnolo non ti dà la spinta che riesce a darti un team italiano sul piano emotivo e mentale.
Manca ancora un round, ma finora come valuti il tuo 2024?
Positivamente perché siamo andati sempre in crescendo. In ogni gara diventa sempre più difficile mantenere certe posizioni perché si va sempre più forte. Da Misano a Jerez comunque sono rimasto sempre in top 10, quindi vuol dire che andavo forte pure io. Gli anni scorsi poi partivo bene e poi mi spegnevo, stavolta abbiamo quasi fatto il contrario. Certo avrei voluto fare qualche gara in più col gruppo di testa, ci è sempre mancato qualcosa, però finora è un anno positivo.
Quali sono le aspettative per Valencia?
È una pista difficile, molto tecnica, e gli spagnoli ci girano tantissimo. Per prima cosa dobbiamo ripartire col metodo di lavoro trovato a Jerez, con convinzione. Continuerò poi ad allenarmi duramente. L'obiettivo è sicuramente fare un weekend come quello di Aragon, lavorando tanto da soli e puntando a stare nelle posizioni di vertice. In gara sarà importante stare da subito col gruppo di testa, magari prendendo finalmente sto podio!