“Non abbiamo petrolio e miniere, ma possiamo primeggiare nel mondo con la fantasia” diceva Enzo Ferrari e la fantasia di Massimo Tamburini è storia, leggenda. Proprio dal connubio tra due massime eccellenze nacque la mitica MV Agusta F4. F da Ferrari, 4 come quattro cilindri. In questo straordinario capolavoro di di fine anni novanta l'ingegneria si fonde con la sensualità del design, la velocità diventa estetica e la tecnica è pura poesia meccanica.
Il DNA Ferrari nella MV Agusta F4
Quando nei primi anni novanta Claudio Castiglioni, proprietario del Gruppo Cagiva, decise di riportare in vita lo storico marchio MV Agusta, non voleva semplicemente costruire una moto sportiva.
Voleva costruire la più bella e desiderabile del mondo. Per farlo, non bastava solo un design mozzafiato ma anche un motore che suonasse come un’opera lirica e spingesse come una Formula 1.
Grazie a conoscenze comuni e al prestigio di MV Agusta, nacque una collaborazione tecnica riservata, che coinvolse alcuni ingegneri Ferrari nello sviluppo concettuale del primo motore quattro cilindri in linea della futura F4 750. Non si trattò di un motore progettato da Ferrari per MV Agusta ma la Casa di Maranello ebbe un ruolo chiave nel definire l’anima e le prestazioni di quel quattro cilindri, che poi fu sviluppato e finalizzato internamente dal Centro Ricerche Cagiva a San Marino sotto la guida di Tamburini, il maestro che già aveva disegnato la Ducati 916. E superò se stesso.
Le prime F4
La F4 750 Serie Oro fu il primo assaggio: una serie limitata, telaio in alluminio lucidato a mano, componenti in magnesio, dettagli dorati. Non era solo una moto: era una dichiarazione di intenti, un tributo al passato glorioso, e un grido al futuro. Il colpo d'occhio era straordinario: linee scolpite, carene affilate, la firma a quattro scarichi sotto la sella, lo sguardo cattivo, i dettagli maniacali, l'eleganza senza tempo. Non era semplicemente bella. Era provocatoria. Il suo rosso non era solo racing: era il rosso del desiderio.
Motore: cuore a giri alti
Il quattro cilindri in linea, progettato in collaborazione con Ferrari nelle fasi iniziali, era un canto metallico.
Nella versione 750cc sfiorava i 137 cavalli. Ma fu con la F4 1000, lanciata nel 2004, che MV Agusta affilò davvero i denti: 166 CV (che diventeranno 173 nella versione R) e una brutalità elegante che travolgeva i sensi. Ogni apertura del gas era un morso. Non il più facile da domare, certo. Ma era proprio lì, in quella rudezza raffinata, che si annidava il suo fascino.
Non era la più veloce e neppure la più agile ma era quella che più di tutte sembrava costruita per chi vive la moto come un’estensione della propria anima, non solo come un mezzo da cronometro.
In Superbike non brillò quanto Ducati o Aprilia (
leggi l'articolo) ma la F4 non era nata per gareggiare contro le altre, era nata per esistere sopra le altre. Edizione dopo edizione, Tamburini, R, CC, Senna, Claudio, la F4 è rimasta fedele a se stessa. Come quei grandi amori che non invecchiano, ma si trasformano in mito. Ogni MV F4 porta su di sé il peso e l’onore di un nome glorioso.
Foto Darz Mol