La Dorna si è mai sognata di togliere 2-3000 giri alla Honda RC213V per limitare il potenziale di Marc Marquez? No, ci mancherebbe: non sarebbe sportivo. E allora perché in Superbike vogliono castrare la Kawasaki per non far vincere più
Jonathan Rea? ()
ZONA ROSSA - Un mese fa i reggenti Dorna avevano fatto sapere che il regolamento 2018 non sarebbe cambiato. Ma tra Portiamo e Magny Cours è sul tavolo una proposta di cambiamento tecnico per limitare in maniera drastica i motori che girano più in alto, in particolare Kawasaki e Aprilia. Si parla di 1000-1500 giri, cioè una consistente limata alla potenza massima. Ma non basta: se Rea vincesse comunque, ogni tre round la Dorna avrebbe il potere di togliere altri 250 giri, e così via finché…Rea non cominciasse a perdere. Sei troppo forte? Peggio per te...
CONTROLLO - Il limitatore, sottoforma di stringa software, verrebbe montata da Dorna stessa all’interno di ogni centralina e verrebbe imposto anche l’uso di un acquisitore dati gestito dal promoter in modo da poter effettuare il controllo del regime massimo a fine gara. Significa, se abbiamo capito bene, che per sapere com’è andata ogni volta bisognerebbe aspettare l’okay dei commissari tecnici.
RITARDO - In Kawasaki sono infuriati, e hanno ragione. Spendono decine di milioni di euro l’anno per lo sviluppo della Ninja, si sono assicurati un super team e il pilota più forte. Investono moltissimo nei test privati (questi si che andrebbero fortemente ridotti…). Kawasaki ha rinunciato alla MotoGP proprio per stare al top in Superbike e ci sta riuscendo. Anche la Ducati, quando correva solo nelle derivate dalla serie, faceva la differenza, mietendo Mondiali a raffica. Per altro siamo già ad ottobre e coi test 2018 programmati per fine novembre sarebbe necessario rivedere tutto lo sviluppo motori. A costi esorbitanti.
PROMOZIONE - Il problema non è tecnico, è a monte. Alla Dorna non interessa la tecnica, lo scopo è unicamente quello di offrire alle tv lo show migliore possibile. Il promoter vuole casino, sorpassi, vincitori ogni volta diversi. La Donna (e le TV) vogliono una Superbike simile alla MotoGP, cioè un reality destinato ad un pubblico generalista. Ma sbagliano: la Superbike non sarà mai un campionato "per tutti", per quelli c’è già la MotoGP. Le derivate dalla serie sono un campionato da appassionati. Ai quali non puoi raccontare che Rea dovrebbe essere più furbo e giocare con avversari inferiori fino all’ultimo giro, come il gatto con il topo. Non lo invento io, lo hanno raccomandato in diretta TV! E non puoi azzoppare il fuoriclasse e castrare la moto vincente perché altrimenti l’audience cala. Dovresti, piuttosto, convincere Honda e Yamaha a impegnarsi davvero, con il coinvolgimento dei reparti corse interni. Ed esaltare temi e personaggi, come Rea. Un campionissimo così in qualunque sport sarebbe valorizzato al massimo, in Superbike invece lo considerano una jattura. Ma la Dorna non sa valorizzare il prodotto. La Superbike non è come la MotoGP che funziona da sola, ma gli spagnoli non lo capiscono.
RISCHIO - Il pubblico che qualche anno fa trepidava per la Superbike a gestione Flammini non si riconosce più. E quando il Mondiale verrà gestito premendo un pulsante dalla regia, per far vincere chi buca lo schermo, sarà la fine. Amen.