MotoGP: Yamaha si scusa? Sì, ma alla giapponese

MotoGP: Yamaha si scusa? Sì, ma alla giapponese

Il gesto del project leader Kouji Tsuya significa esattamente il contrario di quello che hanno voluto farvi credere. Parola di esperto di cultura giapponese

di Massimiliano Garavini
BRNO, CZECH REPUBLIC - AUGUST 03: Kouji Tsuya of Japan (YMC MotoGP Group Leader and 2018 YZR-M1 Project Leader) looks on during the press conference during the MotoGp of Czech Republic - Free Practice at Brno Circuit on August 3, 2018 in Brno, Czech Republic. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

(Read this story in English) In Austria la conferenza stampa “improvvisata” dell’ingegnere Kouji Tsuya (nella foto), Project Leader Yamaha responsabile del progetto M1 in MotoGP, ha destato scalpore; il tecnico giapponese si è scusato pubblicamente, con un gesto dal forte valore simbolico. Per capire meglio il significato di un messaggio che suona come un’ammissione precisa di responsabilità, abbiamo intervistato Riccardo Gabarrini, studioso di cultura giapponese, traduttore e autore di testi didattici che aiutano chi voglia imparare la lingua del Paese del Sol Levante. Riccardo, assieme alla moglie Aki, è fondatore di studiaregiapponese.com, uno dei più qualificati siti italiani che si occupano di Giappone. Gabarrini ha analizzato il video relativo alle “scuse” Yamaha e ci ha fornito un’interessante interpretazione, che va oltre i soliti schemi. Scopriamo così che l’incontro con i giornalisti forse è stato voluto e preparato ai piani alti, per smorzare i toni della crescente polemica.

Riccardo, hai analizzato il video in cui l’Ing. Tsuya si “scusa”. Non è frequente, perlomeno nel motomondiale, vedere una simile iniziativa. Che idea ti sei fatto?

«Beh, guarda, forse in un contesto come quello delle competizioni, dove ci sono esigenze diverse, può risultare più complicato, ma in Giappone la pratica di “scusarsi” è un’arte. Ci si applicano tutti, a tutte le età e di tutte le estrazioni sociali».

In che senso?

«Devi considerare che nella cultura giapponese le scuse avvengono per molti motivi. Scusarsi (anche se non si è in torto) non è un disonore o una debolezza, è la cosa giusta da fare. Siccome mi scuso, ne esco con onore, con eleganza perfino».

Quindi nello specifico come dobbiamo interpretare il gesto di Yamaha?

«Come una cosa molto “giapponese”. Nelle scorse settimane abbiamo ascoltato i piloti che si lamentavano: così la Casa di Iwata è intervenuta. Fai attenzione alla scelta dei personaggi: non hanno mandato avanti un portavoce, un dirigente di medio livello o qualcuno che non avrebbe potuto essere identificato completamente con l’azienda. Hanno scelto una figura chiave; colui che ha progettato la moto. Quindi la strategia delle scuse è stata sicuramente concertata. Il messaggio è chiaro: con questa assunzione di responsabilità intendiamo calmare gli animi e andare avanti».

Solo una formalità per stemperare le tensioni?

«C’è una cosa che mi lascia perplesso. Purtroppo la conferenza stampa si è tenuta in inglese: se fosse stata in giapponese, la scelta dei termini, l’eventuale inchino, avrebbero detto molto di più. Però mi ha colpito il fatto che Tsuya-san non si sia limitato alle scuse, ma si sia spinto fino a raccontare quali sono stati i problemi incontrati; elettronica e telaio, per esempio. Questo è davvero irrituale: e forse dà la dimensione dell’importanza delle scuse aldilà della formalità».

I piloti non sembrano aver apprezzato più di tanto il gesto. Valentino Rossi ha commentato «Non sapevo delle scuse, almeno io non lo sapevo. L’ho saputo adesso e li ringrazio. Anche se, dal mio punto di vista, più che chiedere scusa dovrebbero mettere a posto la moto. Serve che arrivino i risultati, sarebbe bello che arrivassero presto perché rispetto a Honda e Ducati siamo rimasti indietro».

«Valentino, da occidentale forse voleva scuse private, dando importanza al rapporto interpersonale, mentre per i giapponesi le scuse pubbliche sono molto più importanti. E a un livello del genere poi, quello di una grande azienda, non sono affatto dovute, perché si fa parte tutti della stessa famiglia (e in famiglia in Giappone non si dice spesso scusa o grazie, è considerato un modo di fare freddo, distaccato). Prendendosi la colpa salvano l’onore di Valentino (e quindi si aspettano sia riconoscente, non che faccia altri rimbrotti)».

Si tratta solo di differenze di mentalità?

« Cerca di capire: sai cosa dicono i giapponesi quando sentono un gruppo di italiani in un ristorante? Che “l’atmosfera è vivace”: tradotto, facciamo baccano. Ancora, che siamo “gentili con le donne”: in pratica, dei seduttori. Questo modo punta a non offendere, ma a farti capire il messaggio, senza imbarazzi, né minacce. Il messaggio di Tsuya è abbastanza chiaro: «con queste scuse Yamaha si assume un impegno e la completa responsabilità della situazione, ma d’ora in avanti andiamo avanti senza più polemiche». Tieni conto che sono molto rigorosi nelle loro decisioni, una volta che le prendono».

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  1. fabu - 3 mesi fa

    dopo 30 anni di relazioni professionali, posso dire che “giapponese, falso e cortese”. alla fine, dopo tutta la prosopopea sul loro senso dell’onore, del dovere e bla bla bla, rimane solo l’evidenza di un popolo arrogante e presuntuoso, del qui lo dico e qui lo nego. noi tutti stupidi gaijin, da prendere in giro con le loro false promesse. ti stringono la mano, larghi sorrisi d’intesa, e poi comunque fanno quello che hanno giá deciso di fare loro. una logica tutta loro e contorta. le loro pubbliche scuse sono sempre e solo di facciata, qualcosa da fare per far contenti gli altri, perché si usa fare cosi. diciamo che sono molto politici nel loro comportamento.

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