MotoGP: Livio Suppo, “Se Marquez cambia, Ducati scelta più logica”

MotoGP: Livio Suppo, “Se Marquez cambia, Ducati scelta più logica”

L’ex team principal Honda HRC adesso si occupa di bici elettriche e parla a ruota libera sulla MotoGP che sarà.

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JEREZ DE LA FRONTERA, SPAIN - MAY 05: Livio Suppo of Italy and Repsol Team Honda looks on in box during the MotoGp of Spain - Free Practice at Circuito de Jerez on May 5, 2017 in Jerez de la Frontera, Spain. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Che fine ha fatto Livio Suppo, 53 anni, fino a poche settimane team principal Honda? Ce lo racconta Paolo Ianieri in un’intervista uscita sulla versione cartacea di La Gazzetta dello Sport.  Dimessosi il giorno dopo la conquista del 4° titolo in 5 anni di Marc Marquez, il manager torinese ora aiuta Stefano Migliorini nella commercializzazione della Thok, mountain bike elettrica sviluppata dal re del trial, Toni Bou.

Com’è la nuova vita di Suppo?

«Diversa. O meglio, non mi sono ancora abituato al cambiamento. Dopo tanti anni non è facile evitare di fare cose una volta normali, però questo progetto totalmente diverso mi rende felice».

La moto è un pensiero distante?

Durante i test di Jerez, a casa la sera guardavo i tempi di  Miller, i progressi di Morbidelli e Nakagami… Quella che è stata la mia vita non la puoi cancellare da un giorno all’altro e la passione per la moto resta grande».

Che sensazioni sta vivendo?

«Ci vorrà tempo per capirlo. Finita l’università non vedevo l’ora di iniziare a lavorare, lo sognavo da tempo. Si è chiuso un ciclo importante, inventarsi qualcosa di diverso è stimolante, c’è una grinta nuova».

Ha giocato d’anticipo.

«Io ho sempre detto che non volevo invecchiare nel paddock. Avevo ancora un anno di contratto ma anche per una serie di motivi miei non legati al lavoro mi è venuta una gran voglia di anticipare. Difficilmente avrei proseguito oltre il 2018, ho pensato che farlo un anno prima fosse la cosa giusta. Abbiamo vinto il Mondiale, le cose vanno bene, era il momento perfetto».

Nel paddock si diceva che la Honda non le avrebbe comunque rinnovato il contratto.

«Non avevamo ancora parlato di rinnovo. Il mio ultimo contratto lo aveva comunque firmato Kuwata, il direttore di Hrc, che già nel 2016 aveva sostituito progressivamente Nakamoto».

Shuhei Nakamoto in pensione, lei via: per la Hrc è finita un’era.

«Nakamoto è stato l’artefice della rinascita Hrc, per me è stata una fortuna e un onore lavorare con lui, ma è stato lui il principale protagonista. E Kuwata è un suo uomo, era con lui già in Formula 1».

Anche Nakamoto non era troppo amato dai vertici.

«Con un carattere così decisionista, sono certo che per lui non sia stato facile lavorare in Honda, ha una mentalità troppo europea e la Hrc è un’azienda molto giapponese. Però ha fatto così bene che nessuno potrebbe imputargli alcunché».

E lei, italiano a capo del team giapponese per eccellenza, cosa ha insegnato?

«Spero di avere lasciato un’organizzazione del team più efficiente, quando arrivai non erano così organizzati, ora invece tutto è sotto controllo, il budget è chiaro, la struttura solida».

La sostituirà Alberto Puig?

«Non è più un mio problema. Alberto ha grande esperienza, ma dipenderà da chi sarà il team principal, la mia sensazione è che non sarà lui a ricoprire il ruolo».

Il team sembra diventare sempre più spagnolo. Mossa per tenersi Marquez?

«Credo che Marc sia davvero affezionato alla Hrc, gli piace il team. Sa che sul lungo periodo la Honda emerge sempre e soprattutto è davvero difficile che sia la peggior moto in pista. Le possibilità che Hrc rinnovi con lui sono molto più alte di quelle di perderlo. Con Marc ed Emilio (Alzamora, il manager; n.d.r.) parlavamo del futuro, la sua priorità è una moto per vincere il Mondiale, se inizierà bene la stagione è difficile che qualcuno lo convinca ad andarsene. Poi, dopo altri due anni…».

Rossi, Stoner, Lorenzo, a un certo punto hanno cercato una sfida diversa.

«Valentino aveva vinto in 125 e 250 con l’Aprilia, la moto migliore, aveva ereditato la Honda di Doohan e vinto con la 5 cilindri, tanti dicevano che era sì forte, ma aveva sempre le moto più veloci. Credo quello sia stato il grande stimolo per passare in Yamaha. Per Marc è diverso, a parte il 2014 non ha mai avuto la sensazione che la sua moto fosse la più competitiva, oggi in MotoGP regna l’equilibrio, è difficile trovare una moto nettamente migliore delle altre, come invece accadeva nel 2002. Ma se dovesse cambiare, in questo momento tra Ducati e Ktm, le più papabili, non c’è storia: la Ducati sarebbe la scelta più logica».

Che mercato vedremo?

«Per me partirà più tardi del 2016. La Ducati vorrà vedere con Jorge cosa succede, mentre credo che Dovizioso si sia conquistato un contratto a vita. Neppure Yamaha giocherà d’anticipo, dovendo capire cosa farà Rossi. Piuttosto, sarà interessante vedere la Ktm, che pare molto interessata a Zarco».

Il suo futuro sarà davvero lontano dalle moto?

«A oggi ho questo in testa, il 2018 voglio dedicarlo totalmente a far crescere da zero questo marchio e posizionarlo dove pensiamo che meriti».

Il suo nome è stato accostato alla Ktm.

«Non ci ho mai parlato. Non vuol dire che non lo farò, ma sarà difficile. Hanno una bella organizzazione e se Marc dovesse andare lì non avrà bisogno di me. Poi, se un giorno questo mondo mi mancherà, busserò a qualche porta».

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