La narrazione per creare ponti: come si possono unire sport, emozioni e persone

Traiettorie
venerdì, 25 ottobre 2024 alle 16:00
schermata 2024 10 25 alle 122522
 “Inizia l’ultimo giro. Inizia l’ultimo giro per Leclerc. Sta passando in salita, là dove prendeva l’autobus per andare a scuola. Al Casinò. Adesso in discesa al Mirabeau, dove si affacciava da ragazzino per guardar correre le monoposto di Formula 1. Sulle sue strade, dov’è nato nel 1997: da papà Hervé scomparso 7 anni fa. Quell’ultima bugia “ho firmato per la Ferrari”: non era ancora vero. Quella bugia non stava bene per accompagnare papà alla pista di kart della famiglia Bianchi a Brignoles per provare la prima volta un kart. È un boato Monaco. La piscina, l’uscita, l’ultima volta, la Rascasse in salita. A casa tua, Charles. A casa tua, Charles. A casa tua, Charles. A casa tua, Charles. Charles Leclerc vince il Gran Premio di Monaco per la prima volta in carriera.”
Con queste parole, Carlo Vanzini, la voce della Formula 1 di SkySport, ha descritto gli ultimi istanti della vittoria di Charles Leclerc al Gran Premio di Monaco lo scorso maggio. Una vittoria non solo straordinaria per il pilota monegasco, ma anche simbolica. Per la prima volta Leclerc ha conquistato il circuito di casa, trasformando il sogno di un ragazzino cresciuto su quelle stesse strade in una realtà concreta.

Un commento memorabile che amplifica l'emozione

Se la vittoria in sé ha già un peso notevole, è il commento di Vanzini che l’ha resa ancora più memorabile. Le sue parole non hanno soltanto raccontato la fine della gara, ma hanno creato una connessione profonda tra l’evento sportivo e la vita personale di Leclerc. Permettendo al pubblico di vedere il pilota oltre il casco e la tuta. Vanzini, come spesso accade ai commentatori e telecronisti nei momenti più iconici dello sport, ha catturato l’anima della vittoria, trasportando i tifosi dentro l’emozione pura del successo.
Ci sono, però, alcuni elementi chiave, che rendono questo commento così potente e memorabile:
  • la vittoria in sé. Vincere crea sempre entusiasmo ed è il momento topico di una gara. Farlo a Monaco per gli appassionati aggiunge emozione e valore, vedere qualcuno vincere sul circuito di casa è ancora più speciale. Nel caso di Leclerc, nato e cresciuto a Monaco, il trionfo assume un valore emotivo ancora maggiore. E' diventato una sorta di ritorno a casa trionfale, dopo tanti anni a cercare questa vittoria e mai raggiungerla.
  • I nomi dei luoghi e delle curve. La telecronaca non si limita a seguire la gara, ma evoca i luoghi simbolici di Monaco – il Casinò, il Mirabeau, la Rascasse – tanto cari agli appassionati di Formula 1, ma anche alla vita personale di Leclerc. Ogni curva diventa non solo un passaggio tecnico, ma un pezzo di storia vissuta.
  • Il lato umano del pilota. I riferimenti al padre di Leclerc e ai primi passi nel mondo dei kart aggiungono una dimensione personale e intima. Questo sposta l'attenzione dalla macchina alla persona, creando un racconto emozionale che rende il momento più significativo e personale.
  • A livello tecnico, la ripetizione. La frase "A casa tua, Charles". Ripetuta quattro volte, rafforza il concetto di appartenenza e di legame indissolubile tra Leclerc e il suo circuito. È una ripetizione semplice, ma efficace, che sottolinea il momento con una forza emotiva quasi poetica.
Se alcuni di questi sono legati alla forma della narrazione, altri sono più legati al contenuto. Ed è proprio questa unione, che ha reso questo estratto - e molti altri nella storia del motorsport e di altri sport. Come il “Andiamo a Berlino, Beppe” di Fabio Caressa in occasione dell’approdo all finale mondiale dell’Italia di calcio nel 2006 - virale sui social e nel linguaggio comune.
“L’efficacia della narrazione di un’impresa sportiva risponde alle stesse identiche regole utilizzate in altri contesti, come musica, cinema, letteratura. Per dare spessore all’impresa di Leclerc, il telecronista ha miscelato elementi basici. uUna persona (il pilota), un luogo (casa sua, coincidente in questo caso con l’arena sportiva), gli affetti (il riferimento al padre scomparso), la tragedia (la citazione dell’amico-coetaneo Bianchi, morto in una gara F1). Tutto concentrato in 100 secondi, la stessa ampiezza di una clip musicale o il trailer di un film d’azione. Ricordi, vissuto e immaginario sono elementi così forti che perfino la vittoria, il più punto più alto dello sport, a volte  diventa un dettaglio. Ci sono sconfitte e fallimenti altrettanto epici, forse anche di più. L’emozione è la forma d’ingaggio del pubblico più forte, a prescindere da tutto.” Sottolinea Paolo Gozzi, creatore, editore e direttore responsabile di Corsedimoto.

Un fenomeno virale

La forza di questo commento non si è fermata alla diretta televisiva. Nei giorni successivi, l’audio di Vanzini è diventato virale sui social, in particolare su TikTok, dove è stato utilizzato in migliaia di video di vario tipo. Ma nche al di fuori del contesto sportivo, diventando una delle tracce sonore più utilizzate nelle settimane successive alla gara. 
Numerosi video che includono quell’audio hanno raggiunto decine di migliaia di visualizzazioni. Ad esempio, uno dei video più popolari con l'audio originale ha raccolto oltre 109.000 like su TikTok, mentre un altro ha superato i 115.000 like. Anche contenuti meno virali hanno generato migliaia di interazioni, amplificando ulteriormente la notorietà dell'audio. Questo fenomeno dimostra il potere delle parole nel creare contenuti che possono andare oltre il momento della gara e diventare parte della cultura pop.
Sarebbe stato interessante vedere anche la Ferrari sfruttare quest’audio nei suoi canali social per celebrare la vittoria di Leclerc. In un mondo sempre più interconnesso, dove le emozioni condivise si propagano con una velocità straordinaria, sfruttare contenuti virali e momenti iconici come questo è fondamentale per mantenere il pubblico ingaggiato e costruire una narrazione che continua a vivere anche dopo la bandiera a scacchi.
Proprio per questi motivi, ovvero fidelizzare, ingaggiare e attrarre pubblico, le organizzazioni, i team e i piloti devono essere consapevoli dell'importanza di trasformare ogni singolo evento – anche il più piccolo, ma che sia significativo e di valore per il brand – in un’opportunità di comunicazione. È cruciale costruire un ecosistema che includa diversi tipi di contenuti, capaci di mantenere alta l’attenzione del pubblico e creare un’esperienza di intrattenimento continua. I team radio trasmessi in diretta e i dietro le quinte delle scuderie, sono solo alcuni esempi di come si possa creare un flusso costante di contenuti che coinvolga non solo gli appassionati, ma anche il pubblico più ampio.
Per non parlare di programmi come Drive to Survive, che, secondo la Formula 1, dal 2018, anno del lancio della serie su Netflix, ha aiutato a far crescere il campionato sotto più aspetti. Ad esempio ha visto un aumento del 40% di spettatori americani interessati. Ha avvicinato un pubblico più giovane e digitale (in particolare nella fascia d'età 16-35), che è responsabile del 77% della crescita globale dell’interesse per lo sport​. E infine, ha giocato un ruolo cruciale nell'espansione dell'audience globale, con una crescita del 74% dell'engagement sui social media della F1 nel 2021. Rendendola la lega sportiva con la più rapida crescita sui social a livello mondiale. 
“In altre parole - dice Marco Ronchi, Senior Advisor del Master in Design the Digital Strategy del Politecnico di Milano - Drive to Survive ha ampliato il valore della gara portando all’attenzione del pubblico tutti quei momenti che di fatto non sono la gara, ma che concorrono a renderla unica e che ne preparano il “momentum”. 
Ciascun personaggio porta un “pezzetto” della narrazione allargando a un puzzle di storie ben più ampio delle tradizionali telenovela da paddok e questo consente alla narrazione di toccare nuovi valori, quindi di ingaggiare nuovi pubblici. 
Personalmente amo Drive to Survive non perché mi piace immedesimarmi in chi vince, ma perché in quest’epoca di conflitti empatizzo con chi perde. Scelgo di guardarla al posto della cronistoria della domenica pomeriggio perché a me non interessa essere nel quando, piuttosto mi interessa capire il perché e il come. Per la mia generazione (ndr. Millennial) la diretta non è più il momento privilegiato. Preferiamo il fil rouge, un mix di punti di vista, cerchiamo insomma un intreccio di persone che danno senso a una grande storia. 
Il successo di questa serie ci insegna questo: ogni operazione di intrattenimento che valorizza il momentum complessivo sviluppa emozioni che restituiscono un significato comune, promuovono coesione e creano comunità reali.
Non mi stupisce quindi che alcuni format tradizionali che ancora oggi tendono a frammentare le notizie in piccoli momenti ad alto tasso di dopamina stiano perdendo progressivamente appeal.”
Ogni momento di una gara può essere trasformato in un’opportunità per raccontare una storia, ma ciò che fa la differenza è la capacità di mettere insieme gli elementi giusti: la narrazione, l'emozione e il contesto. E questo deve essere fatto in modo strategico, non lasciando nulla al caso.

Lo storytelling sportivo e il ruolo delle aziende partner

Un altro aspetto interessante è il potenziale coinvolgimento delle aziende partner nelle narrazioni sportive. Lo storytelling non deve essere limitato ai soli protagonisti della gara o dal pubblico - che oggi crea e alimenta la narrazione con gli UGC (gli user-generated content), in altre parole, tutti quei contenuti che sono creati e condivisi spontaneamente dagli utenti su piattaforme digitali come i social -, ma può essere arricchito dall’integrazione di brand e sponsor che condividono valori e obiettivi con il team o il pilota. Le partnership devono evolversi oltre la comunicazione passiva, come può essere il logo sulla livrea dell’auto o la mera condivisione di post volta a trasferire la dinamica logo-livrea sul digitale, diventando parte attiva dello storytelling. 
“Il mondo dei motori sta diventando sempre di più un mondo narrativo raccontato in modo corale. Se agli albori del motorspot avevamo pochi punti di vista sulla storia del campionato oggi osserviamo una stratificazione di narrazioni e un moltiplicarsi di personaggi e punti di vista. Nel contesto attuale e grazie ai canali digitali siamo in un certo senso tutti fruitori e produttori di storie che partono dalla potenza della sfida sportiva per moltiplicarne potenzialmente all’infinito le occasioni di racconto e di generazione di significato.” Aggiunge Katia Goldoni, Executive Advisor in Twig. “In questo mare di storie è molto importante soprattutto per i brand e gli sponsor capire qual è il proprio punto di vista e il proprio ruolo in modo da poter arricchire la narrazione collettiva ed essere allo stesso tempo memorabili per i propri pubblici”.
Attraverso strategie di comunicazione coordinate e ben pianificate, è possibile creare un valore aggiunto sia per i team che per i loro partner commerciali. Ad esempio, un brand che condivide i valori di passione, sfida, appartenenza e impegno potrebbe integrarsi perfettamente in un racconto come quello del trionfo di Leclerc a Monaco, creando un legame autentico e credibile con il team e di conseguenza con il pubblico.
Il trionfo di Leclerc a Monaco, accompagnato dal commento emozionante del commentatore televisivo, è un perfetto esempio di come lo sport possa creare una narrazione potente, capace di andare oltre i confini della pista e di rimanere nella memoria collettiva. Questo episodio ci insegna che, per creare connessioni forti e durature con il pubblico, è fondamentale saper combinare la narrazione sportiva con una strategia di comunicazione dinamica e coinvolgente, in cui anche le aziende partner possono giocare un ruolo da protagonista.

Continua a leggere

loading

Potrebbe anche piacerti

Altre notizie

Loading