Ecco come le aziende possono raggiungere nuovi target di mercato con le serie femminili

Traiettorie
venerdì, 14 giugno 2024 alle 9:17
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Fin dagli albori il motorsport è stato prerogativa del mondo maschile. Chi guidava macchine o moto erano uomini, chi lavorava nei team e chi gestiva l’organizzazione delle corse erano uomini e anche chi seguiva le corse erano principalmente uomini. La presenza femminile in pista fino a qualche anno fa era legata a poche note di colore, come ci ha raccontato Paolo Gozzi nell’articolo precedente. Con il passare del tempo, però, la passione per il motorsport è cresciuta anche negli ambienti femminili.
Oggi osserviamo un primo cambiamento: per trovare donne nei circuiti non dobbiamo guardare solo in griglia di partenza al fianco dei piloti, ora ci sono pilote, manager, ingegneri, giornaliste e appassionate sugli spalti. Segno che qualcosa sta cambiando, nonostante la differenza sui grandi numeri sia ancora notevole.

Un cambiamento che parte anche dal basso

Il numero di donne e ragazze che si avvicinano al mondo dei motori è aumentato negli anni: ne sono testimonianza le diverse realtà che vogliono promuovere o comunque dare la stessa visibilità alle donne presenti nel motorsport.
Parliamo ad esempio di Females in motorsport, che racconta le storie di ragazze che hanno intrapreso una carriera nelle quattro ruote, sia esse siano pilote o ingegneri o meccaniche. Queste storie arrivano ad oltre 20 milioni di persone tra il blog, il podcast e i diversi social media. Solo su Instagram la piattaforma conta più di 120.000 follower.
Possiamo anche citare MissBiker, ovvero il network più grande di motocicliste in Italia. Conta più di 13.000 iscritte alla community e che più di 60.000 follower tra Facebook e Instagram. Oltre a raccontare un mondo con un punto di vista diverso, MissBiker cerca di sensibilizzare chi agisce in questo mercato come le aziende, supportandole nello sviluppo di prodotti e servizi tecnici anche per il comparto femminile.
“Ormai è sempre più un movimento quello femminile nel motorsport.” Ci racconta Lisa Cavalli, CEO e Founder di MissBiker. “Le donne si sono affacciate anche nel mondo dei motori e stanno ottenendo sempre più possibilità. L’aumento è dovuto alla crescente emancipazione nella nostra società che porta a vedere sempre presenza femminile in tutti i segmenti. Basti pensare alla crescita del numero delle motocicliste del 32,4% avuta nei cinque anni dal 2013 al 2017. E’ impossibile non notare tali numeri.”

Come la passione porta all’attività sportiva

Oltre a queste piattaforme di visibilità ed empowerment, notiamo anche un aumento di ragazze nell’attività sportiva di base, che hanno uno sbocco a livelli sempre più alti. Se nel motocross, trial ed enduro, si è già dato il via al campionato femminile, nella Superbike e MotoGP no ed ecco che nasce il WorldWCR.
“Il primo problema del WCR sarà trovare visibilità, proporre storie e personaggi che riescano in qualche modo ad interessare il pubblico” spiega Paolo Gozzi, direttore di Corsedimoto.com, frequentatore del paddock Superbike dalla prima gara nel 1988. “Il lancio nell’ambito del WorldSBK avviene in un’annata magica per la top class. Il confronto tecnico fra Ducati e BMW è animato dalle spettacolari battaglie fra Bautista, Bulega e Razgatlioglu con l’aggiunta di un personaggio più mainstream come Iannone. Questa miscela elettrizzante rischia di oscurare le ragazze. Inoltre la Superbike ha costruito il proprio fascino su concetti molto orientati al maschile: il mondiale dei “duri”, dei piloti (maschi) veri, aggressivi, sprezzanti dei rischi. Crearsi un’identità originale sarà una sfida difficilissima, ma proprio per questo affascinante."
Se allarghiamo lo sguardo, vediamo come dal 2023 la F1 Academy sia un percorso strutturato che ha lo scopo di portare le ragazze ad un possibile futuro in Formula 1, partendo dalla creazione di un’esperienza necessaria per arrivare in F3. Questo progetto prevede che i team della massima serie gestiscano alcune pilote dell’Academy, infatti troviamo Red Bull, Ferrari e McLaren per citarne alcuni.

Lo sviluppo del business e del marketing

Partiamo proprio da quest’ultimo caso per indagare come vengono sostenuti questi progetti. Sappiamo che la dinamica principe è quella delle sponsorship e se vediamo i partner della F1 e quelli della F1 Academy, notiamo come prima cosa la differenza di numero e in secondo luogo anche la varietà di nomi. Differenza che possiamo giustificare nel numero minore di gare corse della F1 Academy, ma non dal fatto che questa corre in concomitanza di alcuni round della F1: di conseguenza si porta dietro tutto il mondo ad esso legato. È notizia recente che dal 2025 Netflix lancerà anche una docuserie sulla F1 Academy, come a testimoniare lo stretto legame non solo valoriale, ma anche di business dei due campionati.
Proprio su questa scia ha senso ragionare sul perché ha senso o meno per i campionati differenziare gli sponsor e allo stesso modo per gli sponsor appoggiare più campionati. La presenza di Charlotte Tilbury, nota azienda del settore beauty, nella F1 Academy è molto interessante, perché si è inserita in un immaginario molto lontano, ovvero quello dei motori, del sudore e dello sport, e lo ha fatto con un’operazione in linea con ciò che è il brand e con chi è il suo pubblico: le donne. Perché se sotto il casco sei acqua e sapone, non è detto che anche una volta tolta la tuta da pilota tu non ti possa prendere cura di te.
In F1 Academy troviamo anche Tommy Hilfiger, che non compare tra i partner della F1. Ma che con il campionato motoristico più famoso ha un rapporto strettissimo. Lewis Hamilton è una delle star della F1 e da anni è testimonial del brand di abbigliamento, che troviamo anche sulla monoposto tedesca. Una presenza ed un rapporto che trova più spazio nella serie femminile.
Chiediamoci anche perché molti sponsor della F1 non si siano aperti ad una nuova opportunità. Pensiamo a Rolex che produce orologi per entrambi i sessi e quindi ragionevolmente ha un pubblico targettizzato sullo stile di vita e sul potere di acquisto più che sul genere. Oppure perché MSC Crociere non ha voluto allargare lo sguardo cogliendo l’occasione di capire sempre più in modo approfondito chi è la persona che prenota le vacanze? Oppure ancora possiamo citare Paramount, che fa intrattenimento e non ha un catalogo composto da prodotti fruiti più da un pubblico maschile o femminile.
Guardando queste operazioni con gli occhi da professionista non possiamo non ragionare in questo modo anche per il neonato WorldWCR.
In questi primi due anni sappiamo che sarà ospite della SBK. Ad oggi molto probabilmente non ci saranno sponsorship in questo campionato al femminile, perché spinto in particolare dalla FIM (Federazione Internazionale Motociclistica) anche se non a livello economico. La sponsorship del WorldWCR, nel 2024, praticamente non esisterà. WorldSBK Organization srl, la società che gestisce le sponsorizzazioni del Mondiale Superbike, non può “vendere” il WorldWCR ai propri potenziali clienti e per due anni andrà così. Il cambio di passo ci sarà nel 2026.
Molto probabilmente sarà un’occasione sprecata per tutte le parti coinvolte:
  • per i campionati perché non viene immesso valore utile a rendere la struttura sempre più appetibile e completa;
  • per le aziende perché non possono investire in altri campi utili a raggiungere il proprio pubblico e quindi a sviluppare il proprio business;
  • per le pilote perché la loro visibilità e il loro potere di ingaggio ed empowerment forse rimarrà limitato a ciò che c’è già ora.
“Al Master in Design the Digital Strategy insegniamo che i progetti, in una fase iniziale, hanno bisogno di un tempo di maturazione e di test nel mercato.” Ci racconta Silvia Barozzi, Coordinatrice didattica del Master in Design the Digital Strategy del Politecnico di Milano. “In questo caso, al WorldWCR di certo il tempo non manca: si attende il 2026 con trepidante attesa e, nel frattempo, potersi mettere in ascolto per mappare l’evoluzione nel corso dei prossimi mesi permetterà di osservare l’andamento e raccogliere i primi dati di questa nuova sfida sulle due ruote”.
Ci facciamo però un’altra domanda: quando questa serie passerà in MotoGP, cosa accadrà? Seguirà le orme della F1 Academy visto che il macro cappello è quello di Liberty Media? Ad oggi è ancora troppo presto per commentare in maniera critica ed esaustiva il WorldWCR, ma questa può essere un’ottima occasione e una grande opportunità sia a livello culturale che di business per far crescere l’intero movimento.

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