Serviva un
Yari Montella in grande stile per provare a interrompere la fuga di Adrian Huertas in striscia vincente da ben sei gare consecutive. In qualifica lo spagnolo sembrava un passo avanti, ma gara 1 ha emesso un verdetto opposto: è stato il pilota campano del team Barni a dominare la scena con una prestazione senza macchia. Hurtas si è fatto sorprendere dallo scatto iniziale del rivale, ha beccato tre secondi di gap e non è riuscito a ricucire. Montella stavolta era fuori portata. Ci voleva per ridare mordente al Mondiale: Yari era a digiuno da Phillip Island, con il rammarico di aver perso a tavolino gara 1 a Donington, per millemetrico passaggio sul verde nel giro finale.
Distacco accorciato
Il divario in campionato resta comunque ampio, 41 punti. Ma aver interrotto il cammino del rivale è un segnale prepotente che Montella lancia: siamo appena a metà cammino, tante cose possono succedere. Huertas è un talento, Montella non è da meno: una rivalità che nel 2025 continuerà in
top class. Yari è partito come un razzo, mentre Adrian è rimasto invischiato nel gruppetto di testa e mentre sudava le sette camiche per sbarazzarsi di Stefano Manzi e Can Oncu, l'altro era già scappato via. Stavolta non c'è stato testa a testa, ma Huertas c'è da scommettere che tornerà sotto già in gara 2.
Ducati un passo avanti
Per evitare la tripletta Ducati c'è voluta tutta l'esperienza e determinazione di Stefano Manzi. Il romagnolo di Yamaha Ten Kate ha perso ben presto contatto con le irraggiungibili Panigale V2 dei due scatenati rivali per il titolo. Il terzo posto sembrava in ghiaccio, invece dalle retrovie è spuntata la minacciosa sagoma di Jorge Navarro, altro ex della Moto2. Lo sfidante ci ha provato, ma superare Manzi all'ultimo giro è un'impresa al limiti del possibile. Infatti Navarro è stato respinto, e per Stefano è arrivato un altro podio, sul gradino meno nobile ma in questo momento per la Yamaha più di così è impossibile. Le restrizioni imposte alla Ducati nel precedente appuntamento di Most non stanno dando effetto.
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