Superbike, Bimota un felice rientro nel ricordo di Anthony Gobert

Superbike
sabato, 22 febbraio 2025 alle 16:00
bimota
A dispetto delle dimensioni minuscole la Bimota ha sempre recitato un ruolo da grandissima protagonista nello sport, e soprattutto in Superbike. Rilanciata dagli investimenti Kawasaki, che fornisce il motore ufficiale della KB998 Rimini e affidato la gestione al team Provec, una delle formazioni più organizzate e titolate del paddock, l'azienda riminese di appena quindici dipendenti è rientrata in grande spolvero. Nel precampionato ha ottenuto riscontri formidabili, specie a Jerez, e anche nel debutto di Phillip Island sta andando forte. Nonostante l'aumento delle temperature abbia creato problematiche impreviste, Alex Lowes e Axel Bassani hanno navigato a contatto con i migliori, chiudendo gara 1 (qui cronaca e classifica) in ottava e nona posizione. Nelle due gare che restano la coppia anglo italiana spera di poter scalare qualche posizione, approfittando magari della pista più fredda.

Quella volta che Anthony Gobert....

Bimota non correva nel mondiale dal 2014, quando tornò ad affacciarsi con un super team messo in campo da Alstare, la gloriosa formazione di Francesco Batta che anni prima aveva pilotato la Suzuki alla conquista del Mondiale con Troy Corser. La BB3 era bellissima ed equipaggiata dal quattro cilindri BMW, affidata ad Ayrton Badovini e al britannico Christian Iddon. Era rientrata "sulla fiducia" di costruire in tempo gli esemplari per l'omologazione, ma non accadde, per cui dopo otto round la squadra fu costretta a lasciare. Senza scomodare il 1988-89, quando Bimota vinceva a raffica con la YB4 (motore Yamaha, modificato con l'iniezione) e sfiorò il Mondiale con Davide Tardozzi, Phillip Island ha evocato il ricordo dello strepitoso trionfo di Antohny Gobert con la SB8R. Utilizzava il motore Suzuki V2 1000. A capo della squadra c'era Virginio Ferrari, che con la Bimota YB4 aveva vinto il Mondiale TT F1 nel 1987.

Gobert e Bimota, che magia nel 2000!

In quella stagione l'Australia era il secondo atto Mondiale, dopo il Sud Africa. Era il 23 aprile, per cui autunno inoltrato, infatti pioveva di brutto. La SB8R non era un fulmine di guerra e il motore Suzuki faticava a stare insieme. Ma quella volta funzionò tutto a meraviglia, il resto lo fece il funambolico australiano, che era rientrato in Superbike dopo la burrascosa parentesi in 500GP. Partì a razzo e correva così forte che pareva la pista per lui fosse asciutta. Completò i 22 giri con quasi 30 secondi di vantaggio su Carl Fogarty dando una severa lezione ai vari Colin Edwards, Noriyuki Haga, Troy Corser e Pierfrancesco Chili (questi ultimi due caduti subito), solo per citare i più grandi. Gobert aveva solo 25 anni, ma ne aveva già combinate di tutti i colori, sportivamente (e non solo...) parlando.

Superbike di un'altra epoca

Restò quella l'unica perla di questo progetto, però fu una giornata storica. La Gazzetta dello Sport, che 25 anni fa dedicava ampio risalto al motociclismo, e aveva un collaboratore fisso per la Superbike (il sottoscritto) il giorno dopo uscì con un paginone tutto dedicato all'impresa. Gobert, anche questa volta, ci aveva messo follia e talento, facendo innamorare chiunque ami questo sport. Curiosità: nell'ordine d'arrivo di quella corsa figura (in settima posizione) Gregorio Lavilla, che adesso è il direttore della Superbike e allora guidava la Kawasaki ufficiale. Nel paddock di oggi i superstiti di quell'epoca si contano sulle dita di una mano, per cui la Superbike di oggi ha poca memoria del suo glorioso passato. Peccato.

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