Ecco le regine della Superbike 2019

Superbike
lunedì, 18 febbraio 2019 alle 7:39
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Ecco le regine della Superbike 2019 che scatterà sabato 23 febbraio a Phillip Island, primo di tredici round di una stagione che si annuncia elettrizzante. I costruttori impegnati al momento sono cinque, in attesa del probabile ritorno della Suzuki con la formazione olandese Ten Kate atteso per Aragon (6-7 aprile) prima tappa europea della serie. A dispetto dei soli diciotto iscritti, lo schieramento 2019 è di altissimo livello. Grazie al ritorno in forma ufficiale di BMW, con una S1000RR profondamente rinnovata, e soprattutto di Honda HRC, che era assente dal Mondiale da ben 16 anni. Vediamo, una per una, come sono le moto scese in pista a Phillip Island per l'ultima tornata di test invernali (anche se qui è fine estate...). Vista la lontananza dai reparti corse, è ipotizzabile che non saranno introdotte novità sostanziali da qui al fine settimana
[titolo_sezione]Kawasaki, imbattuta da quattro anni[/titolo_sezione]
La marca di Akashi ha omologato la nuova versione della titolatissima ZX-10R ma a prima vista sembra tutto come prima, colorazione inclusa. Invece la novità è sostanziale: il motore. Per aggirare le limitazioni imposte dal regolamento, in Giappone hanno ridisegnato il quattro cilindri dotandolo di un nuovo sistema di distribuzione, lo stesso che Kawasaki aveva sviluppato nei primi anni 2000 per l'impego in MotoGP. La moto stradale ha guadagnato giri (oltre 600) mantenendo (e forse migliorandola...) la strepitosa coppia motrice che nel 2018 ha permesso a Jonathan Rea di sbaragliare la concorrenza nonostante la tagliola sui giri motore imposta dal regolamento, appena 14.100. La nuova Kawasaki potrà spingersi fino a 14.600. Sospensioni Showa, freni Brembo e scarico Akrapovic.
Kawasaki ZX-10R 2019
[titolo_sezione]Ducati Panigale V4R, l'arma totale[/titolo_sezione]
La Ducati si è stancata di prendere paga dalla Kawasaki. Ha pensionato la bicilindrica e per la prima volta nella storia ha introdotto in Superbike una quattro cilindri, la Panigale V4R. Il motore è derivato dalla Desmosedici MotoGP, in particolare dalla versione 2015, e segna un deciso passo in avanti tecnologico nelle derivate dalla serie. Ancora prima di partire la nuova Rossa stabilisce un primato: nessuna Superbike aveva mai girato così in alto. Per regolamento potrà spingersi fino a 16.350 giri, che diventano 16.480 per la tolleranza del 3% concessa in caso di sfollate. Nei test europei il neoacquisto Alvaro Bautista si era un pò nascosto ("Non siamo pronti a vincere") ma in Australia, pronti via, è sceso sotto il primato. Primo verdetto: almeno a Phillip Island la V4R è più veloce della Panigale V2. Se basterà per abbattere la supremazia Kawasaki è presto per dirlo, ma le premesse ci sono. Sospensioni Ohlins, freni Brembo e scarico Akrapovic. Sulle moto satellite di Barni Team ci sono sospensioni Showa, mentre Eugene Laverty con Go Eleven partirà con Bitubo.
Ducati Panigale V4R
[titolo_sezione]BMW, obiettivo iridato[/titolo_sezione]
Markus Schramm, dalla scorsa primavera capo di BMW Motorrad, non si è nascosto: "Siamo tornati per vincere il Mondiale, non succederà subito, ma ce la faremo". I tedeschi hanno profondamente rivisto la S1000RR, dotandola di bielle in titanio e di una nuova distribuzione. L'ingaggio di Tom Sykes è stato il passo ulteriore di un progetto molto ambizioso, che vede protagonista anche la struttura britannica SMR (Shaun Muir Racing) che gestirà le moto in pista. La versione con cui Sykes e Markus Reiterberger cominceranno il Mondiale è poco più di una Stock a livello motoristico, già prevista l'introduzione di due step sviluppo nel corso della stagione. Ma Tom, pur girando sempre con gomma da gara, fra Jerez e Portimao è già andato (molto) forte. Sospensioni Ohlins, freni Nissin e scarico Akrapovic.
BMW S1000RR
[titolo_sezione]Honda HRC, il grande ritorno[/titolo_sezione]
HRC era uscita dalla Superbike nell'ormai lontano 2002, da campione del Mondo con la VTR-SPW (bicilindrica) e Colin Edwards in sella. Dopo anni di delusioni, in Giappone hanno deciso di rompere i ponti con Ten Kate e fare tutto in proprio, avvalendosi della collaborazione di Moriwaki, tradizionale partner Honda, e della italiana Althea, vincitrice del Mondiale nel 2011 con la Ducati affidata a Carlos Checa. Leon Camier e Ryuichi Kiyonari cominceranno il Mondiale con le CBR-RR utilizzate alla 8 Ore 2018, ovviamente adattate al regolamento iridato, che è assai diverso da quello del FIM EWC. L'impegno HRC è molto forte, in Australia sono al lavoro una ventina di tecnici, una presenza che gli avversari, attoniti, non si aspettavano. Non c'è dubbio che Honda salirà al vertice, bisognerà vedere quanto tempo ci vorrà. Nei primi giri di Phillip Island il divario è sembrato ancora evidente, ma la stagione è lunga... La Honda adotta lo scarico Termignoni, cerchi OZ e, per adesso, freni Nissin. La italiana Brembo, che di HRC è fornitore in MotoGP, però si è già fatta avanti...
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[titolo_sezione]Yamaha, sarà l'anno giusto?[/titolo_sezione]
La R1 è cresciuta moltissimo durante il 2018, firmando tre successi. Confermata la coppia di piloti (Alex Lowes e Michael van der Mark) il lavoro di sviluppo ha avuto una ulteriore impennata con l'irrobustimento dello staff tecnico e continui affinamenti tecnici, specie a livello di elettronica. Yamaha Europa, da cui dipendono le operazioni WorldSBK, ha strappato alla Ducati un tecnico di fama come Alberto Colombo (ex riferimento di Troy Bayliss, Chaz Davies e tanti altri) che farà da raccordo fra team interno e il satellite GRT, che avrà nel box Marco Melandri e Sandro Cortese. E' un poker di piloti molto temibile per tutti, in particolare Marco, se troverà gli stimoli necessari.
Yamaha YZF-R1

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