Una grande occasione nel Mondiale Supersport.
Jacopo Cretaro, romano classe 2000, chiaramente non sta nella pelle: tra pochi giorni correrà al MotorLand Aragon nella 600 mondiale con PS Racing ed in sella ad una Triumph. Non è un debutto assoluto, ma parliamo del 2017, quindi è quasi un "secondo esordio" nel Mondiale di categoria. Un altro bel regalo in una stagione davvero ricca di sfide: solo quest'anno infatti è tornato nella velocità dopo aver corso per quasi otto anni solamente nel Mondiale Endurance, categoria Stock.
Jacopo Cretaro non ha lasciato l'EWC, quest'anno ha chiuso 11° con la Honda #119 del Team Slider Endurance, ma in parallelo ha ripreso a competere nell'ESBK, sempre con PS Racing ma con una Yamaha R6, ed è l'attuale capoclassifica Superstock600. Non sono mancate anche un paio di occasioni nell'Europeo Moto2 (l'ultima sua comparsa risaliva al 2016, nell'allora CEV Repsol), da evidenziare in particolare una super rimonta a Jerez. Insomma, un'annata davvero piena per "Jakattack"! L'abbiamo sentito prima dell'appuntamento ad Aragon, ecco cosa ci ha raccontato.
Jacopo Cretaro, che bella opportunità nel Mondiale Supersport.
Per me è un onore! Erano ormai quasi otto anni che non stavo in un campionato di velocità, tornare e dopo un anno così fare anche una wild card mondiale... È una cosa veramente bella! Non ci aspettiamo chissà cosa, anche perché la Triumph sarà una moto nuova per me, vedremo come va. Questo è un premio che ci ha voluto fare il team, visto che quest'anno stiamo andando bene. Ci ho messo un po' a realizzare, ma lo prendo molto volentieri questo premio!
Ricordiamo che non è il debutto assoluto in Supersport.
Esatto, ci ho corso nel 2017, ho fatto le prime gare che valevano per l'Europeo Supersport, ma era comunque all'interno del Mondiale. Ne è passato di tempo! Quella volta però è stata una situazione un po' complicata. Torno con tanto entusiasmo e sicuramente stavolta ci arrivo più maturo, allora ero molto giovane. Sono poi con una squadra che ha iniziato quest'anno e sarà al debutto nel Mondiale, che tiene un sacco a noi piloti e ha molta voglia di fare bene.
Facciamo un passo indietro: per anni hai corso solo nell'Endurance, lasciando la velocità. Ci racconti questa scelta?
Nel 2017 c'è stato qualche problema col team, che non ha finito la stagione e ha lasciato un po' tutti a piedi. Io allora avevo 17 anni, ma mi rendevo conto di tutti i sacrifici fatti, anche se volentieri. In quel momento mi ero un po' stancato, non mi divertivo più ad andare in moto. Mi sono avvicinato all'Endurance per sbaglio, perché mi hanno chiamato per sostituire un pilota alla 24 Ore di Barcellona, ho iniziato così. Ho trovato un ambiente più familiare, con una squadra che era lì per passione e che ti fa venire voglia di andare in moto. Tutt'ora mi diverto da matti nell'Endurance!
Anche quest'anno non è andata male, giusto?
In realtà non ci aspettavamo neanche noi di andare così bene. Il team non è mai stato di punta, ma dall'anno scorso a quest'anno ha investito nel cambio della moto e nelle componenti nuove. A Le Mans ad esempio, durante la notte, quando il mio compagno di squadra è caduto, eravamo terzi della Stock e noni nella generale. A Spa abbiamo chiuso quinti, combattendo con i team di vertice... Noi piloti [oltre a Cretaro, Asrin Rodi Pak, Daniel Gonzalez, Charles Diller, ndr] eravamo sempre gli stessi, è la squadra che ha fatto un bel passo avanti.
Da solo Endurance al ritorno anche nella velocità. Come mai?
Diciamo che comunque ogni anno avevo avuto proposte per correre nella velocità, io però mi volevo un po' staccare. Devo dire però che la velocità mi piace di più, per l'adrenalina che dà la gara corta... Non so spiegare, ma le emozioni che ti dà la velocità sono grandi. Nell'Endurance sai che hai il tuo lavoro e l'importante è che riporti al box la moto, è un lavoro di squadra. Nella velocità invece puoi prenderti i rischi che vuoi perché ne paghi solo tu le conseguenze, belle o brutte che siano. È quella parte di incoscienza che, vuoi o non vuoi, a noi piloti piace!
Com'è arrivato l'accordo per l'ESBK?
Il proprietario di PS Racing, che prima faceva parte di un'altra squadra, mi aveva visto nell'Endurance e da circa due anni mi teneva d'occhio, chiedendomi se andavo a correre con loro. Io però non me la sentivo, magari non ero pronto io, e sono rientrato solo quest'anno. La squadra mi sta dando davvero un aiuto gigantesco quest'anno, in tutti i sensi. Volevo tornare solo con qualcosa in cui avevo fiducia, con la convinzione di poter fare bene. Era un team nuovo, conoscevo già qualcuno e questo mi ha convinto ad andare a provare.
Un anno di grandi cambiamenti per te.
Sono anche tornato in Italia, prima vivevo in Spagna e ho lavorato in alcune scuole come istruttore di piloti, ma quando ho deciso di tornare a fare un campionato ho dovuto scegliere. Dovevo mettermi sotto anche con l'allenamento, l'alimentazione... Prima vivevo da solo, ora sono tornato coi miei genitori e questo mi ha aiutato anche come pensieri. Si è creata la situazione ideale per allenarci con Luca Fabrizio e tutti i ragazzi, mi segue poi anche Arturo Di Mezza, lo stesso preparatore di Luca Lunetta, e ci troviamo veramente bene. È una bella situazione, volevo tornare senza rimpianti e vedere come andava. Stai affrontando varie sfide, citiamo anche l'Europeo Moto2.
Anche la Moto2 non era nei piani, è stato sempre un regalo del team. Mi sembra di stare un po' tra le nuvole! Mi sa che tornerò coi piedi per terra solo una volta finita la stagione, allora realizzerò un po' di più quello che è successo.
In ESBK corri nella Superstock600. Com'è stato il salto in Moto2?
Se non hai mai guidato una Moto2, la differenza è ancora più grande. È una moto dal telaio molto rigido, pesa meno ed il peso è distribuito in maniera diversa rispetto ad una moto stradale. La Moto2 ha poi tantissime regolazioni in più da fare, alla fine è una moto da gara. Siamo andati decentemente a Jerez, ma c'è ancora un sacco di lavoro da fare sulla moto, molte regolazioni non le abbiamo nemmeno provate. È una moto un po' più complicata, che ti devi cucire addosso o non va.
Meno male che devi ancora adattarti: a Jerez sei partito 21° e hai chiuso 8°!
Quando sono partito non avevo nessun obiettivo, ero molto realista. A Portimao ero stato sfortunato [prematuro stop per caduta e guai fisici, ndr], ma ho pagato anche l'inesperienza con quella Moto2. Ho voluto provare a mettere una pezza a qualche problema, come faccio con le Stock, ma la moto mi ha fatto capire subito che non funziona così. Jerez invece è stata una sorpresa: il team ha fatto un lavoro pazzesco, ma quel risultato è stato davvero inaspettato. Penso di aver festeggiato quell'ottavo posto più di una vittoria nel Campionato Spagnolo!
Ti rivedremo ancora in Moto2 quest'anno?
Il team vorrebbe farmi continuare il lavoro che abbiamo iniziato, ma io mi sto giocando un campionato in ESBK Stock. Ho detto alla squadra che vorrei concentrarmi su quello, per ora non ci sono altre gare in programma.
Anche perché la classifica è corta, giusto?
Io sono davanti con tre vittorie ed altri quattro podi, ma il secondo è a 8 punti. Ci sono ancora due round e quattro gare, non posso rilassarmi, anzi è il momento di spingere di più!
Tornando alla wild card Supersport. Correrai ad Aragon, come ti trovi?
In realtà mi piace da matti come pista, ma ogni volta che sono andato è successo qualcosa. E mi ricordo ancora quell'incidente del 2016, quando correvo in Superstock 600 nel CEV Repsol [i dettagli e l'infortunio di Cretaro, ndr]... Diciamo che con Aragon c'è una sorta di amore/odio. Come obiettivo direi dal 10° al 20° posto, mi andrebbe bene tutto, ma non sarebbe male andare a punti.