Superbike, Jonathan Rea

Superbike vs MotoGP: il confronto non regge, ci sono due secondi

Jonathan Rea a Jerez è andato di pochissimo più forte della MotoGP, ma il confronto è platonico: i prototipi sono due secondi più veloci

21 novembre 2020 - 18:30

E’ bastato che Jonathan Rea nei test a Jerez con la Superbike girasse 15 millesimi più forte del collaudatore Honda HRC Stefan Bradl per riaccendere il solito confronto fra le due categorie. “Sono moto troppo simili, così non ha senso” dicono gli osservatori poco attenti. In realtà le differenze regolamentari (e dunque progettuali) fra Superbike e MotoGP sono abissali. E’ soltanto per una serie di circostanze che, in talune circostanze, i tempi sembrano simili. In realtà la MotoGP va drammaticamente più forte: in rettilineo, in accelerazione, in frenata. Anche a Jerez.

E allora perchè succede?

Ci sono una serie di motivi per cui a Jerez le prestazioni sembrano simili. Mercoledi 18 novembre Jonathan Rea ha girato in 1’38″324 ma l’anno scorso, sempre nei test di novembre, aveva fatto anche meglio: 1’37″9. Nel GP del luglio scorso, Fabio Quartararo con la Yamaha M1 è partito in pole con 1’37″007, e ha vinto la gara con il giro più veloce in 1’38″119. Il confronto quindi non regge: Rea ha fatto il tempone con una gomma supersoffice Pirelli da qualifica, una soluzione tecnica che in top class non esiste. “La gomma da tempo a Jerez dà mezzo secondo di margine” riconosce il 33enne nordirlandese. Ma è una stima per difetto, perchè in realtà il delta è maggiore. Nel 2019 Jonathan Rea fece la pole Superbike in 1’38″247, mentre nelle tre gare 2019  il miglior tempo sul giro lò firmò Alvaro Bautista in 1’39″004. Per altro durante la Superpole Race, cioè utilizzando la Pirelli SCX, che è una gomma a metà strada fra la qualifica e le soluzioni da gara. In configurazione “lunga distanza” nel round Superbike di quest’anno (con pista più lenta di un anno prima)  il miglior giro in gara  lo ha fatto Scott Redding in 1’40″545.

MotoGP più veloce di due secondi, anche a Jerez

Quindi: a ben guardare, il gap in configurazione gara fra MotoGP e Superbike è di oltre due secondi. E se invece di Jerez parlassimo di circuiti più veloci, tipo Mugello o Aragon, le differenze sarebbero anche maggiori. Sulla pista andalusa le due categorie corrono su distanze differenti, ma è indicativo il confronto fra le velocità medie: Fabio Quartararo ha percorso i 25 giri MotoGP a 160,3 km/h di media, Scott Redding i 20 della Superbike a 156,7. Altro che confronto coi protitipi, in realtà le derivate dalla serie, sempre in configurazione “gara”, vanno poco più forte delle Moto2: Enea Bastianini ha vinto il GP di Jerez-2 compiendo 23 giri  a 154,9 km/h.

Confronto platonico

Quindi, aldilà della suggestione che ogni volta provoca, il confronto fra le due categorie di punta del motociclismo è più platonico che reale. A parità di gomma e condizioni, il divario è abissale. Tutto il can can che ogni volta nasce, è un retaggio del passato. Nell’epoca d’oro della Superbike la concorrenza con la 500 (e dopo con la MotoGP) era incandescente. Per cui Maurizio Flammini, promoter delle derivate dalla serie, non perdeva occasione per enfatizzare i punti di forza del suo prodotto. Vi ricordate la leggenda dei piloti duri e puri della Superbike, opposti alle “fighette” della 500? Ovviamente era una forzatura, ma agli appassionati piaceva e più il fascino si alzava, più il promoter investiva per enfatizzare queste peculiarità. Ma erano suggestioni, più che rilievi tecnici.  Servivano alla causa anche prestazioni sul giro ch in talune circostanze  erano vicine a quelle della categoria regina. La Superbike di quei tempi piaceva perchè sapeva raccontarsi, accentuando le differenze fra i due mondi. Adesso che la concorrenza è sparita e le due categorie sono in mano ad un padrone solo, gli improbabili confronti sfumano nel breve volgere di qualche giorno. Una volta duravano tutto l’anno…

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