MotoGP, Coronavirus

MotoGP: Serie A ingaggi congelati, nelle corse migliaia rischiano tutto

La serie A di calcio non pagherà gli stipendi di marzo e se non ripartisse taglierà gli ingaggi del 30%. Per la MotoGP il danno sarebbe incalcolabile

21 marzo 2020 - 11:41

Di fronte alle cifre drammatiche di queste ultime giornate, sembra stonato parlare di contratti, ingaggi e soldi. Ma prima o poi la pendemia passerà: l’influenza spagnola nel 1918-20, in due distinte ondate, infettò mezzo miliardo di persone, facendo (secondo stime prudenti) 50 milioni (!) di vittime. Si fermò improvvisamente, per ragioni che gli scienziati non hanno mai appurato, probabilmente per una mutazione del virus verso una forma meno letale. Una delle domande senza risposta, in questi tempi tormentati: cosa succederà, quando l’emergenza coronavirus sarà finita? Nel nostro mondo, finora, si è parlato quasi esclusivamente di aggiornamento dei calendari. La speranza di Dorna è che l’emergenza rientri velocemente, in modo da poter ricominciare a correre da giugno in poi. Ma se non fosse possibile? Nel calcio sono molto più avanti, e stanno prefigurando una serie di scenari. Non solo aggiornamenti dei calendari, ma soprattutto l’impatto economico.

IL CALCIO CONGELA GLI INGAGGI

Ieri, venerdi 20 marzo, le società della serie A hanno comunicato al sindacato dei calciatori la volontà di non pagare gli stipendi di marzo. Il motivo è evidente: il sistema calcio sta subendo danni giganteschi. Con la sospensione del campionato, le società non hanno più  incassi, ma soprattutto temono di non percepire l’ultima rata dei diritti TV. Le emittenti, dal canto loro, hanno venduto gli abbonati e non stanno fornendo il servizio. Perchè i calciatori dovrebbero essere gli unici a non subìre danni? Immaginiamo che la stessa domanda girerà a breve  nel paddock. Ecco perchè Dorna sta cercando di tenere alto il morale di tutti: proprio ieri Carmelo Ezpeleta ha pubblicato una lettera aperta per diffondere un laconico proclama: “il nostro obiettivo è correre, e lo faremo appena sarà possibile.” 

SE NON SI GIOCA, TAGLIO DEL 30%

La serie A, con il pieno appoggio del Governo, conta di ripartire il 2 maggio. Ovviamente confidando in una brusca inversione del trend dei contagi e un drastico ritorno alla normalità che, ad oggi, appare uno scenario poco plausibile. Ma il campionato di calcio potrebbe ripartire anche un mese più tardi, cioè ad inizio giugno, rendendo comunque possibile la disputa delle dodici partire che restano entro metà luglio, grazie al rinvio al 2021 degli Europei.  Sempre nello stesso periodo – cioè inizio giugno – Dorna spera di  cominciare la MotoGP e ripartire con la Superbike che ha già corso in Australia a fine febbraio. E se non fosse possibile ripartire in alcun modo? I club di serie A hanno già fatto sapere ai calciatori che in questa circostanza scatterebbe un taglio del 30% degli ingaggi 2019/20. Cioè la parte equivalente alla stagione non disputata.

NELLE MOTO DANNI INCALCOLABILI

Il caso della MotoGP è ovviamente diverso, perchè nel nostro caso potremmo trovarci di fronte all’azzeramento completo della stagione 2020. In quel caso come si comporterebbero Costruttori e Team? Come potrebbe un Marc Marquez, il più pagato, reclamare i 15 milioni di € previsti dal contratto Honda HRC? Ma i piloti sono il meno,  non morirebbero certo di fame per  un anno senza stipendio. Situazione diversa per le migliaia di persone che vivono intorno alle corse, e rischiano di perdere tutto. Tante squadre grandi, medie e piccole finirebbero travolte dai debiti.  E il promoter? Fra tutti i soggetti in ballo, Dorna ha la patata più bollente per le mani. Dalla società spagnola passano tutti i flussi economici della top class. In ingresso parliamo di  diritti TV, “tassa” a carico degli organizzatori dei singoli GP,  sponsor. Ma anche in uscita, a cominciare dai 2,2 milioni destinati a ciascun team, a stagione. Certo, in questo momento la cosa importante è pensare alla salute di tutti, e a come battere il virus. Ma, se l’emergenza non rientra velocemente, il “dopo” rischia di essere altrettanto problematico.

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