Marco Grana capotecnico del team SIC58

SIC58, Marco Grana: “Antonelli e Suzuki… manca un po’ di furbizia”

Marco Grana, capotecnico del team SIC58, evidenzia pregi e difetti di Antonelli e Suzuki. Nota di merito alle nuove gomme Dunlop, dubbi sulla MotoE.

27 luglio 2019 - 18:59

Marco Grana, capotecnico del team SIC58 Squadra Corse, traccia un bilancio della prima parte di campionato Moto3. La doppietta di Jerez ha premiato il lungo lavoro di un team nato sulle ali di un sogno, in attesa di potersi ripetere nella seconda metà del Motomondiale 2019. Niccolò Antonelli e Tatsuki Suzuki hanno dato ripetutamente prova di potersela giocare con i migliori, ma a volte un errore anche banale o la mancanza di furbizia giocano a sfavore, mandando in frantumi le aspettative di un Gran Premio.

La sensazione è che il team di Paolo Simoncelli abbia posto le fondamenta per un futuro rigoglioso. Adesso spetta ad ogni componente spingersi al limite, per compiere un ulteriore step e dare lo spazio che merita ad una squadra che porta un nome leggendario.

Primo e secondo posto a Jerez. Cosa è scattato di magico in quel week-end di gara?

Il doppio successo di Jerez è frutto di tanto lavoro svolto anche nell’anno precedente. Sicuramente la continuità dei nostri piloti e della nostra squadra porta sempre un beneficio per i risultati. Lavoriamo tanto sui problemi del singolo pilota. A Jerez abbiamo raggiunto un primo e secondo posto davvero fantastici per Paolo Simoncelli, per tutto il team e quelli che ci seguono.

Cosa manca per ambire costantemente al podio?

Non ci manca nulla, manca solo la convinzione di poterlo fare. Dalle FP1 alla gara siamo sempre nelle posizioni di testa, ma in Moto3 serve un po’ di cattiveria, di saper approfittare delle situazioni che si vengono a creare durante la gara per vincere. A noi a volte manca un po’ di furbizia e di esperienza negli ultimi giri della gara.

Paolo Simoncelli l’ha definita un po’ il mental coach di Niccolò Antonelli. Quali i pregi e quali i difetti di questo pilota?

Con Niccolò c’è un ottimo rapporto professionale e caratteriale. I suoi miglior pregi sono la voglia, la volontà del lavoro, il metodo, è sempre molto concentrato su ogni aspetto della moto. I difetti? Contorcersi a volte in problematiche che non sono reali, quindi perdersi in cose di poco conto anziché restare concentrato su aspetti più importanti.

Tatsuki Suzuki ha fatto un bel passo in avanti nel 2019. E’ solo frutto di maggior esperienza o c’è dell’altro?

Sicuramente l’esperienza conta, poi da quando è con noi ha sempre fatto alti e bassi. Anche quest’anno purtroppo, è caduto in Texas quando era in testa, è caduto diverse volte quando poteva anche lottare per una vittoria. Rispetto all’anno scorso è migliorata la sua convinzione di poter lottare contro piloti che vedeva come riferimento della Moto3.

Da Jerez Dunlop mette a disposizione due nuove mescole posteriori e una nuova mescola morbida all’anteriore. Da questo punto di vista è stato fatto un bel passo avanti?

Le gomme S e H del 2018 avevano due problematiche. La S anteriore era poco utilizzata da tutti i piloti perché era troppo morbida, quindi tutti preferivano la M. Adesso con la nuova mescola anteriore le due mescole si sono ravvicinate, quindi è possibile usare entrambe le gomme sull’anteriore. Al posteriore è stata eliminata la M, perché le gomme che si usano in questo momento sono una H più morbida e una S più dura, entrambe vicine alla M precedente. Tutte e due sono più competitive e si possono anche selezionare entrambe le gomme, mentre prima la S era troppo morbida per essere impiegata durante tutta la gara.

La nuova avventura in MotoE quanto impegno comporta durante un GP?

La MotoE è molto diversa dalle moto tradizionali, sia sul motore che sul set-up. Essendo più pesante ha un assetto diverso dalle moto normali. Noi siamo l’unico team di Moto3 ad avere questa moto, crediamo in Casadei e proviamo a combattere per una vittoria. Al Sachsenring non abbiamo fatto quello che speravamo. Sicuramente una moto in più e un pilota in più porta via un po’ di lavoro, ma tocca a me trovare l’equilibrio giusto. Il venerdì forse è il giorno più complicato perché ha due sessioni di prove.

A Paolo Simoncelli la MotoE non piace, invece a lei…?

So che a Paolo non piace. Io sono affascinato da tutto quello che è nuovo. Per quanto riguarda la categoria sono soddisfatto, ma vorrei capire se può avere un futuro reale o no. A livello tecnico mi adatto ad una moto nuova e quindi mi adatto anche all’elettrico.

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