MotoGP, Marco Simoncelli

MotoGP, Marco Simoncelli: 10 anni dopo la tragedia di Sepang

Il 23 ottobre 2011 Marco Simoncelli perse la vita nella gara di MotoGP a Sepang. La fidanzata Kate ha voltato pagina, ma dimenticare è impossibile.

23 ottobre 2021 - 6:44

Sono passati esattamente dieci anni dalla scomparsa di Marco Simoncelli, l’asso della MotoGP che ha corso la sua ultima gara a Sepang. Oggi a Misano, sul circuito a lui intitolato, sarà ricordato con una cerimonia speciale: verrà piantato un albero vicino alla curva La Quercia. La sua morte ha colpito il mondo del motorsport quasi quanto quella di Ayrton Senna. In suo onore è stata fondata la “Fondazione Marco Simoncelli 58”, che ha cofinanziato la costruzione di una struttura per disabili. E’ stato organizzato un “SIC Supermoto Day”. Nella curva dell’incidente a Sepang c’è una targa SIC58. Nella città natale di Coriano è stato realizzato un museo e un’opera d’arte. Papà Paolo è tornato al mondiale nel 2017 con un team Moto3 “SIC58 Squadra Corse”.  Marco Simoncelli è  diventato anche una favola, nel libro illustrato “58” appena uscito in tutte le librerie (fisiche e on line) e in vendita anche a Misano in occasione della MotoGP. Una parte del prezzo di copertina è devoluto alla Fondazione Simoncelli.

Il suo volto sorridente e la sua capigliatura un po’ alla Jimi Hendrix rimane scolpita nel cuore di chi lo ha visto. Magnetismo, simpatia, solarità, sono le doti che lo hanno contraddistinto nei suoi 24 anni di vita. E in pista era un toro scatenato, senza troppa riverenza, uno stile di guida da molti definito aggressivo. Eppure catturava consensi tra il pubblico, era entrato nel cuore dei fan su scala planetaria. “Ho insegnato a Marco a essere un guerriero e a non arrendersi mai… Non so se ho fatto la cosa giusta“, disse suo padre Paolo dopo l’incidente. “Se avesse lasciato il motociclismo, sarebbe ancora vivo“.

Il ricordo di Kate

Kate Fretti, la sua fidanzata, è il braccio armato della Fondazione. Oggi ha 33 anni, dieci vissuti lontano da Marco Simoncelli. Lei è sempre rimasta parte della famiglia, è l’unica dipendente della Fondazione. “Ho girato pagina, ma non ho chiuso la storia. Da due anni e mezzo sto con Andrea, abitiamo vicino al circuito, potevo andare a vivere solo lì. Lavorare per la Fondazione non significa che non sia andata avanti con la mia vita. Ho chiuso quel capitolo, ne ho aperto un altro… Se mi parlano di Marco, il 95% delle volte emotivamente non mi fa più niente“.

Marco sarà un ricordo eterno nella sua vita, impossibile da cancellare, come un marchio a fuoco sulla pelle. “Mi stupisce tantissimo che la gente non l’abbia dimenticato – racconta Kate a ‘La Gazzetta dello Sport’ -. Gli amici ci sta, ma chi non l’ha mai conosciuto? Una volta è arrivato un signore, avrà avuto una cinquantina d’anni e mentre faceva una donazione si è messo a piangere. Andato via, mi sono chiesta come fosse possibile che Marco avesse trasmesso tutto questo a uno che non conosceva. Non ho trovato la risposta“.

Nel pomeriggio di oggi verrà piantata una quercia, la famiglia non vuole celebrare questo giorno. Mentre la Fondazione si limiterà a raccogliere fondi all’esterno del circuito. Il 28 e 29 dicembre al cinema sarà proiettato SIC, il docufilm che celebra l’ex campione. “Io all’inizio non volevo che si facesse, spalleggiavo Rossella, poi una volta che Paolo ha accettato… Se lo fanno bene sarà bellissimo, quello che a me spaventa un po’ è la controfigura. È un attimo dare un taglio sbagliato a una storia“.

Un ricordo su tutti… “Quando con Valentino e la Linda (Morselli, ex fidanzata di Rossi; n.d.r.) andammo sui kart. Vale le mostrava le traiettorie da fare, Marco, invece, appena partiti mi tamponò, buttandomi fuori. “Ma perché, che senso ha?” gli chiesi. E lui: “Eh facevi da tappo, scusa Kate, mi si è chiusa la vena, volevo vincere”. Questo era Marco“.

“58” il racconto illustrato ispirato al mito SIC58,  In vendita anche su Amazon Libri

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