MotoGP, Andrea Dovizioso

MotoGP, Marc Marquez: “Per Andrea Dovizioso il ritorno è difficile”

Marc Marquez, prima del terzo intervento, ha commentato la stagione MotoGP 2020. E su Andrea Dovizioso: "Difficile tornare senza fare il collaudatore".

5 dicembre 2020 - 14:46

Marc Marquez, poco prima della terza operazione all’omero, ha parlato a lungo ai microfoni di DAZN. Non solo della sua condizioni clinica, ma anche del campionato 2020 conclusosi con l’inattesa vittoria di Joan Mir. E del conseguente fallimento di Yamaha e Ducati, che sembravano i team più accreditati per il trionfo dopo la sua uscita da Jerez. “Joan Mir è stato il più regolare, è stato il meritato campione del mondo. In questo campionato la regolarità era la cosa più importante, perché senza fare cose impossibili ha finito per prendersi il campionato“.

L’anno sabbatico del Dovi

Il fenomeno di Cervera spera di essere ai nastri di partenza nella prossima stagione MotoGP e provare a sfidare il neo campione. In griglia non troverà più il suo storico avversario Andrea Dovizioso, per tre anni alle sue spalle in classifica. “È sorprendente, ha passato tre anni di seguito a lottare per un mondiale. Normalmente ‘Dovi’ è sempre stato più veloce di Miller, e Miller non ha fatto male, ha fatto podi e buone gare. Ho sentito dire che la gomma posteriore… è strano, perché sto dando la mia opinione dall’esterno“, ha commentato Marc Marquez. “Ma la cosa sabbatica è sorprendente, perché non è facile tornare dopo un anno senza essere un collaudatore. Una nuova generazione sta arrivando dalla Moto2, i primi 10 di ogni gara quest’anno erano quasi tutti di una nuova generazione e pensavo di essere il più grande. La vita sta passando“.

Il tonfo Yamaha

A deludere le attese è soprattutto Yamaha, in virtù delle due vittorie di Fabio Quartararo a Jerez. “Per Quartararo quest’anno le cose non sono andate come si aspettava, ma Quartararo in nessuna categoria ha lottato per un mondiale, quindi… cosa succede? Che lo trovi in ​​MotoGP e quando hai dei dubbi torni indietro. Questo è il motivo per cui penso che fino a quando non lotti per un mondiale non sei pronto a salire, perché poi è il momento di bruciare quelle tappe in MotoGP. E in MotoGP bruciarle significa che tutto è un ‘boom’ sui media, ma ti colpisce molto di più“. Un problema simile l’ha vissuto nel 2015 con un motore che non gli consentiva di andare forte. “Mi è successo nel 2014-2015, il motore era una configurazione che non toccava e ho trascinato quel motore tutto l’anno. Fino a quando non sono passato al 2016 e non è tornato tutto alla normalità“.

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