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MotoGP, l’emozione di Davide Brivio: “Mi sono sentito… bloccato!”

Il team manager Suzuki racconta le sue sensazioni dopo il titolo. Brivio ripercorre un inizio da incubo fino ad arrivare al coronamento di un sogno.

15 novembre 2020 - 20:33

Chi si sarebbe immaginato la Suzuki sul tetto del mondo 5 anni dopo la rinascita del progetto MotoGP? Nemmeno Davide Brivio stesso avrebbe mai pensato ad uno scenario simile, ma a volte i sogni si avverano e la favola Suzuki è una di quelle che ricorderemo per sempre. A Valencia ecco il titolo piloti con Joan Mir e quello a squadre, ma a Portimao potrebbe addirittura arrivare la tripla corona con la conquista del mondiale costruttori.

“È qualcosa di storico! Se avessi scritto il copione di un film non lo avrei fatto così bene. Vincere nel 100° anniversario Suzuki in un anno così difficile è incredibile, non potevamo immaginare una cosa migliore di questa”, esclama un raggiante Brivio. “Sono felice per tutte le persone coinvolte, molti non avevano mai vinto fino a questo momento! Poi ci sono i piloti: Joan è stato incredibile, Alex senza gli infortuni avrebbe potuto giocarsela. Essere saliti 5 volte sul podio con entrambi i piloti dimostra la competitività in tutta la stagione. Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto!”.

L’emozione è stata così forte da ‘stordire’ il team manager Suzuki: “Era un momento che sognavo da tanti anni, da quando ho cominciato a lavorare per Suzuki. Quando Joan ha tagliato il traguardo però mi sono sentito come vuoto. ‘Cosa faccio adesso? Cosa devo fare?’, ho pensato. Non avevo la forza di esultare ed abbracciare le persone, mi sono sentito come bloccato! È stato un momento un po’ così, ci dovrò pensare”.

Suzuki, un inizio da incubo!

Davide ripercorre gli inizi della rinascita a partire dalla wild card 2014: “Abbiamo fatto l’ultima gara della stagione con Randy De Puniet e abbiamo avuto problemi al motore. Ci erano concessi un massimo di motori disponibili e noi siamo arrivati alla domenica con uno solo a disposizione!”. Una partenza preoccupante: “Eravamo davvero preoccupati, anche nei test a Sepang abbiamo rotto un motore. Ci siamo chiesti come potessimo andare avanti. Gli ingegneri poi hanno scoperto i problemi e li hanno sistemati: l’affidabilità in questi anni si è vista”.

Brivio può vantare diversi campionati vinti nel suo palmarès, tra cui quelli con Valentino Rossi, ma questo ha un sapore particolare: “I mondiali con Vale sono stati emozionanti e ogni titolo è speciale, ma questo è diverso perché tutti i componenti della squadra sono cresciuti insieme. Ci sentiamo tutti parte di un viaggio che ci ha portato fino a qui. Non riesco ancora a realizzare, forse ci riuscirò stanotte o domani. Rimarrà nella memoria per sempre; era un sogno, ma onestamente credevo fosse difficile da raggiungere”.

A volte le ambizioni diventano realtà: “Ho sempre desiderato lavorare nel mondo del motociclismo, ma non potevo fare il meccanico (risata), quindi ho dovuto trovare altre strade. Sono davvero fortunato ad essere riuscito a realizzare i miei sogni”. Il team manager Suzuki prosegue poi a parlare di come è stata costruita la squadra: “Sapevamo nel 2015 che questo progetto sarebbe stato complicato. Eravamo consapevoli di andare incontro a periodi difficili con mancanza di risultati e affidabilità. Per questo motivo abbiamo cercato persone motivate e con passione che non si sarebbero arrese!”.

E sono arrivati meccanici ed ingegneri anche da altre realtà: “Alcuni venivano dalla MotoGP, ma solo 2/3, la maggior parte dei ragazzi invece arrivava dalla Moto2 o da team privati. Per loro essere in Suzuki è stato un traguardo! Non volevamo che chi arrivasse da noi lo facesse perché non aveva trovato altri posti”. L’atmosfera nel team è stato un altro punto chiave: “Abbiamo cercato di mantenere un clima sereno, è un gruppo fantastico che cerca sempre di rendere felici gli altri”.

Davide Brivio: “Piloti forti formano grandi squadre!”

La scelta dei piloti ovviamente ha influito: “Piloti forti formano un grande team e la forza la si vede soprattutto nei momenti difficili”. C’è una piccola analogia con Yamaha: “Quando sono arrivato in Suzuki sembrava di essere in Yamaha 15-20 anni fa. Un gruppo umile che cercava di vincere e propenso ad ascoltare e discutere insieme”. Scegliere di formare un test team europeo ha accelerato poi il processo di crescita: “Ad un certo punto ci siamo decisi a fare un test team in Europa. Prima avevamo solo un team “domestico” che girava solamente sulle piste giapponesi. Abbiamo deciso di puntare su un pilota europeo forte e la scelta è ricaduta su Sylvain”. Una decisione che ha pagato: “I suoi feedback erano simili a quelli dei piloti ufficiali ed è stato molto bravo a selezionare le parti principali del reparto di sviluppo”.

Brivio racconta poi della stagione 2020, colpita dal Covid-19: “La preparazione è stata differente a causa del lockdown, ma nessuno si è mai fermato! Anche quando siamo stati tutti a casa i nostri ragazzi non hanno mai smesso di lavorare e abbiamo organizzato vari meeting per analizzare le informazioni a nostra disposizione”. Le gare consecutive sono state certo la parte più difficile: “È stato un aspetto diverso rispetto al passato. Correre due volte nella stessa pista forse non ci ha avvantaggiato; noi siamo sempre stati veloci a trovare il set up e nella seconda gara gli avversari si sono sempre avvicinati”.

In una situazione del genere con budget monetari da rivedere, l’inventiva ha giocato un ruolo importante: “Suzuki è una grande casa ma credo che i soldi destinati alle gare non siano gli stessi che hanno avuto altre case. Non avere avuto grandi risorse o fondi illimitati ci ha spinto ad essere più creativi! A volte ci piacerebbe avere più personale, ma si potrebbe creare confusione. Bisogna trovare l’equilibrio giusto e in questo momento abbiamo ciò che ci serve. Ci sono aree in cui possiamo migliorare, ma in questi momenti dobbiamo rimanere stabili il più possibile”.

La motivazione però è sempre rimasta la stessa: “Sapevamo ci sarebbero stati grandi eventi e che quest’anno sarebbe stato il 100° anniversario della Suzuki, ma la nostra mentalità è sempre stata la stessa. Che si trattasse di un anno speciale o no, il nostro obiettivo era quello di dare il massimo. Per noi è stata una stagione normale da questo punto di vista dove abbiamo cercato di rimanere concentrati!”. Guai a pensare che il successo plachi la fame di vittorie: “Quando arrivi al successo vuoi tornare a vivere le stesse sensazioni. Se vinci ti diverti, quindi vuoi provare di nuovo lo stesso feeling!”.

Suzuki, il team satellite arriverà?

Continua a sorgere spontanea la domanda riguardo un team satellite: “Dobbiamo parlarne e decidere, magari in Giappone penseranno che siamo a posto con 2 piloti ufficiali visti i risultati (risata). Scherzo, dobbiamo discutere con il management anche se ne abbiamo già parlato.. Adesso serve prendere una decisione altrimenti sarà troppo tardi per il 2021”. Anche perché la moto perfetta non esiste: “Sicuramente è bilanciata in tutte le aree; abbiamo un buon motore, un buon telaio e gestiamo bene le gomme. È una combinazione anche tra pilota e moto, Alex e Joan sono bravi sotto questo aspetto. La moto perfetta non esiste”.

In questo 2020 Brivio è rimasto colpito dalla solidità mentale di Mir: “Joan ha dimostrato quanto sia solido psicologicamente. È sempre rimasto concentrato e rilassato durante le gare. Solo oggi l’ho visto un po’ diverso, ma è normale visto cosa si stava giocando! Nelle ultime gare però è rimasto focalizzato sul recuperare posizioni e fare bene in gara, abbiamo trovato un pilota molto forte mentalmente. Adesso toccherà capire come reggerà la pressione nel futuro: parte da campione del mondo, ma penso che sarà forte lo stesso”.

Il meglio sembra che deve ancora venire, vista la giovane età dei suoi piloti: “È solo l’inizio, dobbiamo vedere cosa accadrà da qui in poi. Probabilmente ci vorranno 4-5 anni prima di avere i nostri ragazzi nel pieno della loro maturità, ma se queste sono le premesse siamo in una buona situazione!”.

Joan Mir: numero 1 o no l’anno prossimo?

Ma Joan Mir vestirà il numero 1 sulla Suzuki? “Non lo so, non ne abbiamo parlato. Sarebbe bello, ma in tempi moderni non succede più troppo spesso anche perché ci sono questioni legate al logo e al merchandising dei piloti. Vestire il numero 1 ci piacerebbe, ma la scelta spetta a Joan!”.

1 commento

fzanellat_12215005
23:00, 15 novembre 2020

Mir se ne deve un pò fregare della cabala e indossare il numero 1. Questo titolo assomiglia al sogno Ducati
realizzato da Stoner contro ogni pronostico.
Quartararo aveva 40 punti di vantaggio su Mir nelle
prime 3 gare..

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