Suzuki, MotoGP

MotoGP, la tecnica: Suzuki troppo conservativa, ora è dura risalire

Suzuki finora ha rinunciato ad utilizzare il telaio 2021, che sarebbe già disponibile. Rallentare lo sviluppo per puntare su soluzioni collaudate sta costando molto caro.

16 luglio 2021 - 19:00

di Paul Emile Viel

In termini di sviluppo, Suzuki è rimasta un po’ al palo. Non è un segreto che in questa stagione MotoGP i campioni del mondo in carica non siano riusciti a trovare una soluzione per progredire tanto quanto i loro concorrenti. Questo ha creato parecchie difficoltà non solo in qualifica, ma anche in gara.

I piloti della casa di Hamamatsu sono preoccupati per la mancanza di sviluppi sulla loro moto. Shinichi Sahara, project manager MotoGP in Suzuki, assicura però che lo sviluppo è in corso e che nella seconda parte della stagione ci saranno progressi, aggiungendo alcuni dettagli. “Lo sviluppo di un veicolo sofisticato come una MotoGP è un processo senza fine che non segue un andamento lineare, ma è fatto di alti e bassi. A volte andiamo oltre nell’innovazione, a volte invece diamo priorità al consolidamento e all’adeguamento di ciò che abbiamo già realizzato.”

A differenza del 2020, Suzuki non è ancora riuscita a vincere una gara quest’anno. Ricordiamo che nella stagione precedente non era solita ottenere buoni piazzamenti in qualifica. Ma grazie alla sua costanza in gara appariva regolarmente nelle zone alte della classifica. Quest’anno, nonostante le qualifiche in top 5, deve ancora entrare davvero nella lotta per la vittoria.

Una delle spiegazioni può essere il fatto che Suzuki utilizza ancora il telaio 2020. Potrebbe non sembrare una cattiva idea, visto che questa è la moto che ha vinto il campionato l’anno scorso ed in generale è stata più costante. Ma in una competizione di altissimo livello, rimanere fermi troppo a lungo può comportare la rapida caduta in fondo al gruppo.

Suzuki aveva un telaio 2021 per i suoi piloti, da provare nel corso dei test pre-stagionali in Qatar. Sfortunatamente però il 5° giorno di test è stato annullato a causa di una tempesta di sabbia, quindi non hanno potuto provarlo sui long run. Per la prima gara dell’anno poi hanno scelto di continuare con il telaio 2020 perché non avevano avuto il tempo di valutare adeguatamente la versione 2021.

Suzuki dispone anche un nuovo forcellone in questa stagione, anche se finora non è stato utilizzato molto. Alex Rins ci ha corso al Mugello e Joan Mir lo ha provato, ma senza poi montarlo per le gare.

Dobbiamo tuttavia evidenziare il lavoro svolto da Suzuki riguardo l’elettronica in questo campionato. Hanno lavorato duramente sul controllo di trazione, cercando di trovare qualcosa in uscita di curva per migliorare quest’aspetto sul loro prototipo, ma è una battaglia persa in partenza. Suzuki infatti non ha il dispositivo holeshot al posteriore e ne soffre. Tutte le altre fabbriche invece, ovvero Ducati, Yamaha, Honda e KTM, che ne fanno buon uso: sono tutte in grado di abbassare il posteriore della moto in uscita di curva e accelerare più forte di prima. Suzuki, con il suo deficit di potenza rispetto ai V4 e la  mancanza di questo dispositivo, ha valutato che questi handicap possono costare fino a 0,4 secondi a giro.

Sulla moto di Joan Mir troviamo queste piccole celle aggiunte lungo il serbatoio. In frenata il pilota ci stringe le ginocchia contro per alleviare lo sforzo sulle braccia. E, quando si gira, le usa per avere maggiore aderenza e potenza. È una cosa strana da capire all’inizio, ma guidare qualsiasi moto, anzi specialmente una MotoGP, richiede molto più sforzo con le gambe che con le braccia.

Come i suoi concorrenti, Suzuki ha aggiornato il  pacchetto aerodinamico quest’anno. Qui in alto possiamo vedere quello che hanno usato nel 2020: le alette hanno uno spessore piuttosto informe nella parte inferiore. Nella foto in basso invece possiamo vedere che Suzuki ha generalmente mantenuto lo stesso design, ma ha modificato lo spessore di alcune parti della superficie delle alette.

È chiaro qui che ci sono alcune aree più sottili di altre. L’origine di queste modifiche è legata al modo particolare in cui lavora l’aerodinamica su una moto. La moto si piega e si inclina, cambiando costantemente l’angolo con cui l’aria incontra lo spoiler. Di conseguenza, anche la quantità di carico aerodinamico che produce. Una cosa da notare è che, quando i piloti sporgono con la parte superiore del corpo in curva, stanno essenzialmente causando il blocco a valle dell’aria che esce dalla parte posteriore dello spoiler. Ciò significa che questo non produce più l’importante carico aerodinamico inizialmente previsto.

L’aerodinamica in MotoGP è un’arte per lo più oscura. A volte entrambe le alette dovrebbero essere efficaci, altre volte una sola ed in alcuni casi non dovrebbe esserci alcun effetto da parte di queste componenti. Il tutto senza avere possibilità di utilizzare parti mobili. Le modifiche al pacchetto aerodinamico sulla Suzuki probabilmente consentono ai tecnici di studiare meglio questo tipo di reazioni. Finora comunque la stagione 2021 non ha dato ai campioni del mondo le stesse soddisfazioni del 2020. Ma se riuscissero a fare quei piccoli cambiamenti necessari per guadagnare i pochi decimi che mancano, potremmo vederli molto più spesso in prima linea.

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Foto: Dorna Sports

L’articolo originale su paddock-gp

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