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MotoGP, la tecnica: l’evoluzione dello stile di frenata (parte 2)

La seconda parte dell'evoluzione della frenata in MotoGP. Il freno a pedale, a pollice, a leva: vantaggi e svantaggi di queste diverse tipologie.

29 maggio 2020 - 7:59

La scelta dei fornitori di freni è completamente libera. Eppure ogni prototipo MotoGP in griglia è dotato di componenti Brembo. Nonostante questa mancanza di concorrenza, il fornitore non rimane sugli allori e sviluppa sempre nuovi sistemi per aiutare i piloti a rallentare i loro prototipi, diventati sempre più potenti. Tra questi, il freno posteriore in particolare è in continua evoluzione. Convenzionalmente è posizionato a livello del piede destro, ma ora il suo controllo è stato spostato anche sul pollice. Addirittura alcuni piloti preferiscono una leva all’altezza della mano sinistra.

Freno posteriore: piede, pollice o leva?

Un cambiamento importante negli ultimi anni è stato l’uso dei freni a pollice da parte di quasi tutti i piloti. All’aumentare degli angoli di inclinazione, i piloti avevano meno spazio per muovere il piede destro ed attivare quindi il freno posteriore. Per risolvere questo problema alcuni piloti, come Andrea Dovizioso, sono passati all’utilizzo di un freno a pollice. Marc Márquez invece ha scelto di utilizzare una leva del freno a comando manuale sul manubrio sinistro, sopra o sotto la leva della frizione.

Questo cambiamento nello stile di guida ha spinto Brembo a sviluppare soluzioni per affrontarlo. In particolare pinze posteriori o pistoni azionati da una combinazione di mano e piede. Oppure due sistemi separati con pistoni azionati da linee distinte che attuano una sola ed unica pinza.

Sulla base dei dati Brembo, la pressione del piede sulla leva del freno posteriore è di 50 bar, mentre la pressione che può essere esercitata dal pollice è di soli 10 bar. Ciò significa che con un meccanismo standard, la pressione prodotta dal nostro pollice sinistro può al massimo fornire solo il 20% della pressione massima fornita dal piede destro. Da qui la necessità di avere 2 cilindri principali separati.

L’uso di questi sistemi sta crescendo rapidamente e sta diventando molto popolare. Molti piloti chiedono di usare i cilindri principali del freno a pollice, da usare con il pollice od un altro dito, come uno scooter. Quando si affrontano alcuni angoli di inclinazione è molto difficile azionare il freno posteriore con il piede, anche se dipende dal pilota.

Non solo perché diversi piloti sono più o meno in grado di azionare il pedale del freno posteriore, ma anche perché usano il freno posteriore in modo diverso: per niente, con bassa intensità o molto spesso.

Il freno a pollice funziona come una sorta di controllo della trazione. Viene attivato a metà curva per rimanere vicino al punto di trazione della gomma, per raddrizzare la moto il più rapidamente possibile. E nelle curve a destra, i piloti con i piedi grandi lo ritengono più facile da usare al massimo angolo di inclinazione: in questo modo non vi è il rischio che lo stivale destro venga a contatto con l’asfalto.

Sempre più persone usano il freno posteriore a pollice, ma stanno anche considerando di utilizzare una leva azionata dalle dita della mano sinistra. Perché? Ti consente di gestire la pressione sui freni in modo più preciso ed è anche più naturale. Sembra il freno di una bicicletta.

L’uso di un freno posteriore a livello della mano sinistra non è privo di problemi. Per Brembo non cambia, che si tratti del pollice o di una leva. Il problema è la posizione, perché c’è il comando della frizione nelle vicinanze. Grazie al cambio seamless, la frizione viene utilizzata solo durante le partenze, ma occupa spazio e devi integrare la seconda maniglia senza rischiare di toccare inavvertitamente quella sbagliata.

È come imparare a camminare di nuovo

Perché non tutti sono passati ad una leva del freno, se è già presente su altri prototipi? In realtà, non si tratta solo di montare il sistema e lasciare che il pilota se ne occupi. Non è facile cambiare da un giorno all’altro, perché gestire una frenata con il piede non è lo stesso che con un dito o con una mano.

Il più grande fattore è mentale. La guida dev’essere il più naturale possibile, quindi i piloti hanno bisogno di tempo per adattarsi a un cambiamento tanto importante quanto il passaggio dalla frenata con il piede alla frenata con le dita. Ed è molto difficile durante la stagione: un pilota potrebbe incontrare problemi su un circuito subito dopo aver cambiato la posizione del freno posteriore proprio perché lo utilizza in modo diverso . Per questo motivo, attualmente non ci sono molti piloti che lo usano ma, secondo Brembo, questo è il futuro della MotoGP.

Il freno a pollice testato da Rossi nel 2017

Valentino Rossi aveva provato un freno a pollice sulla sua Yamaha al GP d’Aragón 2017, circa tre settimane dopo la frattura di tibia e perone della gamba destra. Ha chiuso quinto, inimmaginabile solo pochi giorni prima della gara. Un risultato reso possibile grazie anche ad una specifica soluzione messa a disposizione da Brembo per rimediare al problema della gamba. Nessun pedale azionato dal piede: il pilota controllava il freno posteriore con il pollice grazie ad una piccola leva montata sotto il manubrio sinistro.

L’italiano aveva già testato il sistema dopo la gara di Brno. La configurazione provata era la versione standard, con una leva del pollice e un pedale classico collegati allo stesso cilindro principale posteriore. Con questa versione non è possibile applicare contemporaneamente il freno posteriore con il pollice e il pedale, ma è possibile utilizzare solo uno dei due. Dopo l’infortunio, Valentino voleva una soluzione con due circuiti separati per azionare la leva sul pollice e il pedale contemporaneamente.

Anche se questa soluzione tecnica è stata progettata e costruita 25 anni fa, è stato solo di recente che Rossi ha iniziato a usarla. Mick Doohan ne aveva fatto richiesta dopo un grave incidente durante i test del GP Olanda nel 1992. Avendo quasi perso la gamba destra per l’incidente e per un’operazione fallita ad Assen, Doohan non poteva più usare il freno a pedale. Aveva bisogno di un sistema di controllo sul manubrio che potesse svolgere questa stessa funzione: così è nato il cilindro principale del freno posteriore controllato dal pollice. Nel corso dei mesi, Doohan ha sviluppato una maggiore sensibilità e ha vinto cinque campionati mondiali consecutivi nella categoria 500cc, dal 1994 al 1998.

Quando Mick Doohan ha optato per un freno a pollice, è stato perché non aveva scelta. L’esigenza era diversa e aveva reso più semplice il cambiamento: Doohan doveva usarlo se voleva essere in grado di continuare a competere ad alti livello. Stesso discorso per Rossi, anche se temporaneo. Ormai l’obiettivo del pilota è risparmiare tempo, ma mentalmente è un discorso diverso. E se i risultati non arrivano subito, è difficile convincersi della sua utilità. Tuttavia, come abbiamo visto, serve tempo per essere incisivi con questa nuova leva.

Problemi di inserimento

Non è così semplice introdurre improvvisamente un nuovo sistema e rimandare in pista il pilota. Quando HRC lo ha provato con Marc Márquez, c’erano aspetti positivi e chiaramente anche negativi, perché è qualcosa di nuovo. Ma abbiamo anche visto Valentino Rossi provarlo e Yamaha ritirarlo. Se si deve scegliere a metà stagione, si preferisce rimanere su qualcosa di conosciuto, piuttosto che provare qualcosa di nuovo che è un punto interrogatorio.

Il passaggio a un sistema di frenata diverso è più semplice se fatto all’inizio della stagione. Come per Karel Abraham, che ha usato una leva a livello della mano sinistra dal primo test in Qatar nel 2019, mantenendo poi questa soluzione. Per lui era diventato facile da utilizzare.

Non è solo questione di mentalità del pilota. Anche il posizionamento della leva del freno, dei cilindri e di altri componenti è un fattore che meccanici ed ingegneri devono prendere in considerazione. È qualcosa che deve essere testato.

Dobbiamo anche pensare a un possibile guasto ed alla sua sostituzione. Se il sistema è posizionato in un luogo in cui la riparazione richiede molto tempo, questo non è più un vantaggio, anzi diventa un problema. Le moto da corsa sono progettate per andare veloci, ma anche per essere facili e rapide da riparare. Il tempo perso a riparare il sistema frenante dopo una caduta è il tempo che una moto perde perché non è in pista. I meccanici quindi devono anche testare e convalidare il sistema prima di entrare in azione.

Test aggiuntivi

Questo è il motivo per cui Márquez ha provato solo per breve tempo il freno posteriore con una leva nel 2019: manca ancora di sviluppo ed il pilota deve ancora abituarsi.

Il cambiamento era simile a quando i piloti passavano dall’uso di dischi d’acciaio sotto la pioggia all’utilizzo di dischi di carbonio con protezioni. Prima nessuno li usava, ora tutti li utilizzano e ha senso. Se lo copri, l’acqua non tocca il carbonio e il disco mantiene il livello di temperatura efficace. Ma per cose del genere ci vuole tempo: devi controllare, testare, cercare di capire.

Va ricordato che a Sepang, nel 2019, Marc Márquez ha utilizzato la leva del freno posteriore durante le prove del venerdì. Dopo aver vinto il titolo in Thailandia e con un meteo costante a Sepang, il pilota Repsol Honda ha avuto il tempo di saggiare nuovamente il sistema. È un po’ come avere tempo per alcuni test aggiuntivi: poteva permettersi di essere più lento durante una delle sessioni e lavorare sul futuro. “L’avevamo provato in passato ma non mi era piaciuto, soprattutto per il feeling” ha detto Márquez in Malesia. “Normalmente sul lato sinistro sono molto veloce, mentre su quello destro non molto. È per questo che abbiamo cercato di trovare qualcosa di più, ma era solo una prima sensazione, un primo contatto.”

Márquez non aveva mai usato un freno posteriore a pollice: in un certo senso, significava lasciare andare il manubrio e perdere il contatto con la moto. “Con il pollice non mi piace. Ho bisogno di sentire il manubrio con la mano” ha sottolineato l’iridato MotoGP.

Il freno a leva aveva un buon potenziale, ma necessitava di alcuni aggiornamenti. “Per il momento non è pronto” ha precisato Márquez. “È stata una prova per vedere se è possibile usarlo in futuro. Questo se ci fosse realmente un buon potenziale e per il momento non c’è. Non abbiamo visto alcun vantaggio. È difficile e loro [Brembo, ndr] devono continuare a lavorarci per vedere se può funzionare meglio.”

Non sorprendiamoci di vedere Marc Márquez usare un freno per scooter nel 2020, dopo la sua esperienza a Sepang. Stesso discorso se vedessimo Valentino Rossi fare il medesimo ragionamento, dopo aver provato un freno a leva durante i test a Brno dell’anno scorso. In effetti, non stupiamoci se vediamo mezza griglia dotata di questo sistema nei test di fine stagione. Brembo sarà pure l’unico fornitore di freni in MotoGP, ma lo sviluppo continua a un ritmo vertiginoso. C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.

L’articolo originale di Paul Emile Viel su paddock-gp

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